Cosa sogna il crowdfunding
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Cosa sogna il crowdfunding

INVESTIMENTI ANCHE DAL VENTURE CAPITAL E DALLE AZIENDE E UN CAMBIO DI PASSO NELLA CULTURA FINANZIARIA: BENEDETTO PIRRO, ALUMNUS E COFOUNDER DI CROWDFUNDME, RACCONTA COSA SERVE ALL'ECOSISTEMA ITALIANO E ALLE STARTUP SPIEGA COME PRESENTARSI AI FINANZIATORI

Una nuova più coraggiosa alleanza, in cui aziende e investitori istituzionali, tipicamente i venture capitalist, camminino a braccetto col crowdfunding, non lasciando il compito di finanziare le startup solo al mercato retail, ovvero ai singoli che decidono di investire in imprese innovative. Così Benedetto Pirro, 36enne alumnus Bocconi e cofounder di Crowdfundme – l’azienda che dallo start delle attività nel 2016 ha permesso la raccolta di quasi 71 milioni di euro e che dal 2019 è quotata in borsa – sintetizza il passo chiave che permetterebbe a tutto il sistema italiano del crowdfunding di compiere un salto di qualità e di portarsi ai livelli di altri paesi europei e della Gran Bretagna.

Partiamo dall’inizio: cos’è Crowdfundme?
Una piattaforma che offre investimenti in finanza alternativa per entrare nel capitale sociale di aziende in fase di startup e scaleup.

Come selezionate le aziende da finanziare?
Guardiamo a un misto di parametri qualitativi e quantitativi che si basano su tre pilastri. Innanzitutto, il livello di innovatività del progetto e la facilità di comprensione da parte del mercato. Per le innovazioni radicali valutiamo la presenza di brevetti (quindi la validazione della comunità scientifica), mentre per i progetti di innovazione incrementale guardiamo per esempio ai valori di fatturato, ai clienti attivi, etc. In secondo luogo, la situazione finanziaria, perché, pur essendo giovani aziende, devono essere sane. Infine, che siano rispettati tutti gli elementi di tutela dell’investitore, cosa che è richiesta comunque anche dalla normativa. Teniamo molto a questo aspetto e spesso abbiamo rifiutato progetti bellissimi per questo motivo. Per esempio, spingiamo le startup a prevedere una liquidation preference per gli investitori di minoranza (nel caso per esempio di exit al ribasso).

Quante sono le aziende selezionate? E a quanti investitori li proponete?
Valutiamo 60 progetti al mese, ne approfondiamo 30 e ne lanciamo da 4 a 5. In questo momento la nostra piattaforma vede più di 10.600 investitori attivi e, in media, ogni investitore fa due operazioni. Da quando abbiamo iniziato a operare, nel gennaio del 2016, abbiamo permesso di finanziare 144 progetti di successo e di raccogliere 70,9 milioni di euro attraverso 21.200 investimenti.

Alla luce della vostra esperienza, quali consigli date a una giovane azienda innovativa che si presenta agli investitori?
Innanzitutto, di non farlo proprio nelle primissime fasi del progetto. È vero che il crowdfunding dovrebbe entrare nelle fasi embrionali, ma abbiamo visto che gli investitori italiani sono piuttosto restii a farlo. Sono più propensi a entrare quando l’azienda è un po’ più matura e strutturata, quando ha già ricevuto una prima validazione del mercato. Diciamo che quello del crowdfunding non deve essere il primo round di finanziamento. Secondo importantissimo consiglio: il crowdfunding si gioca a carte scopertissime. L’azienda deve avere la massima trasparenza nei confronti dell’investitore e non tenere nascosto nulla per paura che qualcuno venga a copiare. È per questo che è utile che abbia già cominciato a operare sul mercato, perché così avrà già predisposto barriere all’ingresso per evitare questi rischi. Infine, è importante un’ottima presentazione aziendale, con tutte le indicazioni su come si useranno i capitali.

Abbiamo parlato delle aziende, ora guardiamo al sistema: come sta il crowdfunding?
È indubbio che il contesto degli investimenti in equity, in Italia, sia ridotto rispetto ad altri paesi. E non è una questione legata ai regolamenti e alla normativa, che anzi è all’avanguardia nel nostro paese. È proprio una questione di cultura finanziaria. I paesi dell’Est europeo, che hanno cominciato ad operare dopo di noi sono già più avanti.

Questo da cosa dipende?
Dal fatto che sono partiti subito con il crowdfunding a braccetto con i venture capitalist, gli investitori istituzionali. Da noi gli investitori nel crowdfunding sono il 98% retail, ossia singoli individui, mentre manca l’investimento del venture capital e delle aziende. All’inizio la motivazione era che le aziende da finanziare erano un po’ tutto in fase troppo embrionale, ma oggi non è più del tutto vero.

Cosa servirebbe?
Coraggio. Che gli investitori istituzionali abbiano il coraggio di entrare in maniera più massiccia nel mondo del crowdfunding, anche perché la normativa dà già tutti gli strumenti per investire insieme con vantaggio di tutti.
 
Biografia
Benedetto Pirro, cofounder e coo della piattaforma Crowdfundme, dopo un bachelor al Clemit si è laureato alla Bocconi in Economics and management of innovation and technology (Emit) con una tesi dal titolo ‘Has India’s Growth Been Lopsided? A brief analysis of the remarkable albeit atypical growth of this subcontinent’. “Dei miei anni di Bocconi ricordo soprattutto i miei compagni di corso, la professoressa Raffaella Piccarreta e la fatica nel passare diritto privato”, racconta. “Le mie materie preferite son state economica industriale, statistica ed economica dell’innovazione!”.

di Andrea Celauro

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