Folgorato sulla via di Keith Haring
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Folgorato sulla via di Keith Haring

INNAMORATOSI DELL'ARTE AL LICEO, L'ALUMNUS E COLLEZIONISTA BRUNO BOLFO NE HA FATTA OGGI UNA PROFESSIONE CREANDO PARTICLE, UNA SOCIETA' DI PRODUZIONE CULTURALE CHE UNISCE ARTE REALE E ARTE DIGITALE. PRIMO PROGETTO: FRAGILITA', PER IL QUALE HA COLLABORATO ANCHE CON L'ASSOCIAZIONE STUDENTESCA CULTURIT BOCCONI

Si è innamorato dell’arte al liceo, grazie a una lezione su Keith Haring. Da quel momento, la scintilla non si è più spenta. Bruno Bolfo, 37 anni e una laurea in general management in Bocconi nel 2007 (dove ha studiato anche alla triennale) ha cominciato presto a collezionare opere. Oggi è non solo un collezionista e tra i fondatori nel 2018 della Fondazione Ica di Milano, ma è anche imprenditore dell’arte con un progetto tutto suo, Particle, che mescola arte fisica e arte digitale in un nuovo modo di fruizione ‘phygital’ e più fluido. Il primo progetto di Particle, attivo proprio in queste settimane, vede la realtà creata da Bruno alle prese con la realizzazione di un progetto tra Italia e Malesia che ruota intorno al concetto di fragilità.

“Da quella lezione a scuola, l’arte è diventata la mia passione, sebbene, per ovvie ragioni di budget, all’inizio non potessi permettermi che gli artisti emergenti. Nel frattempo, mi sono iscritto alla Bocconi perché l’idea era poi di inserirmi nell’azienda di famiglia, che ai tempi operava nel settore siderurgico”. Dopo la laurea lavora in J.P. Morgan, nell’M&A e, nelle trasferte a New York, passa il tempo libero in giro per le gallerie d’arte. È in quel periodo che inizia la sua vera attività di collezionista: “Non acquisto di pancia, cerco di capire, studiandone i lavori, se quell’artista continua a suscitarmi emozioni nel tempo”.

Dopo l’esperienza nella multinazionale americana, c’è quella dell’impresa di famiglia, fino al percorso di vendita di quest’ultima e alla decisione di dedicarsi sempre più a tempo pieno alla sua passione. Nel 2019 è tra i cinque fondatori di Fondazione ICA di Milano, istituto di arte contemporanea attivo non solo nell’organizzazione di mostre ma in una serie di progetti trasversali (nominata da Artribune come migliore associazione non profit di quell’anno).

Ma è con il progetto Particle, alla fine di quell’anno, che Bruno Bolfo sviluppa anche il proprio personale business legato all’arte. “L’idea di Particle è che si debba utilizzare il digitale in modo nuovo, diverso. Non per trasporre l’arte da uno spazio fisico a uno digitale, ma come boost per avvicinare le persone all’arte creando una realtà complementare a quella fisica”. Un insieme ‘figitale’ in cui le diverse parti non si escludono a vicenda, ma dialogano.

Il primo progetto in cui Bruno e la sua Particle si impegnano è messo a punto insieme all’Ambasciata italiana di Kuala Lumpur, in Malesia, con cui era in contatto attraverso un parente. Il progetto prevedeva in un primo tempo una mostra di quattro artisti italiani e quattro malesi (poi rimandata per via del Covid) e una serie di attività attraverso il coinvolgimento di quattro diverse comunità: quella economica, quella accademica, quella delle istituzioni e quella dell’arte. “Tema di fondo del progetto è quello della fragilità, che tutti hanno avuto modo di sperimentare durante l’ultimo anno”.

Per quanto riguarda il rapporto con l’accademia, per esempio, il progetto Fragilità (https://www.instagram.com/particle____/) “ha posto l’accento su come l’arte possa essere importante per creare empatia nei giovani, soprattutto in questo momento storico”, spiega l’alumnus. Ne è nata una collaborazione con l’associazione studentesca Culturit Bocconi e con l’Università di Kuala Lumpur che è sfociata in una serie di talk sul tema (uno di questi, il 25 marzo, ha visto la partecipazione della professoressa della Bocconi Paola Cillo).

È attraverso Particle e Fragilità che Bruno Bolfo sta sviluppando la sua personale visione di un’arte che fa della fluidità tra realtà e digitale la sua essenza. Lo stesso mercato dell’arte, tra l’altro, è in piena trasformazione proprio grazie al boom dell’arte digitale. “Grazie allo sviluppo tecnologico il settore dell’arte sta vivendo uno sviluppo enorme”, conclude Bolfo. “Questo permetterà di fare cose sempre più coinvolgenti e di aprire sempre di più l’arte al pubblico. Sarà anche l’occasione per creare nuovi modelli di business”.

di Andrea Celauro

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