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Si sta innovando anche il modo di innovare. Ed è una buona notizia

RICERCA&SVILUPPO. GARY PISANO (HARVARD), ALDO ROMANO (STMICROELECTRONICS) E FRANCO MALERBA (KITES BOCCONI) DISCUTONO DELLE STRATEGIE VINCENTI NELL’ETà DELLA CONOSCENZA E DELLA CONCORRENZA TRA AREE GEOGRAFICHE E IMPRESE

Da sx a dx: Gary Pisano, Franco Malerba, Aldo Romano

Il modo stesso di innovare si sta innovando. Tra effetti della crisi, tecnologie che si sviluppano e crescono continuamente e l’emergere di nuovi concorrenti, le grandi aree economiche del mondo hanno preso coscienza della necessità di investire e sostenere maggiormente l’innovazione e il capitale umano. Le aziende, invece, hanno capito i benefici del lavorare maggiormente in alleanza tra di loro e con la propria clientela. È questo ciò che emerso dalla discussione tra Aldo Romano, presidente e a.d. di STMicroelectronics Italy, Gary Pisano, professore di business administration alla Harvard business school, e Franco Malerba, direttore del centro di ricerca Kites Bocconi (Knowledge, internationalization and technology studies) che si occupa di tematiche sull’innovazione.

Oggi qualsiasi dibattito non può non partire dalla crisi. Qual è stato l’impatto sull’innovazione?
 
GARY PISANO Negli Usa, la mancanza di disponibilità di capitale durante questa crisi ha sicuramente avuto un impatto soprattutto sull’avvio di start-up che sono un motore importantissimo per l’innovazione. Anche le imprese esistenti hanno sofferto, moderando i loro programmi, ma l’effetto pieno si vedrà probabilmente più avanti. Ma altre imprese hanno percepito che la crisi non sarà perenne e hanno invece usato la crisi come opportunità di crescita, intuendo che bisogna sapere investire in ricerca e sviluppo guardando oltre l’attuale ciclo economico. Osservando la storia, d’altronde, in più settori alcune delle innovazioni più importanti sono avvenute in periodi di crisi o recessione.
 
ALDO ROMANO Tutti speriamo che la crisi non sia a lungo termine e nel frattempo bisogna mantenere gli investimenti in ricerca e sviluppo. Personalmente, operando nel settore dei semiconduttori, è la sesta o settima crisi a cui assisto è perciò non sono particolarmente allarmato. Posso dire che, dalla mia esperienza, in questi periodi non è saggio fare tagli e poi, passata la crisi, dovere ricostruire la proprio struttura di ricerca e sviluppo: distruggere è facile, ricostruire il know-how è un processo che impegna molti anni. Molte grandi imprese in Europa hanno infatti mantenuto i loro sforzi in termini di investimenti – l’impatto, al massimo, è sui programmi di lungo termine.
 
FRANCO MALERBA Un effetto sicuramente positivo è stato visto a livello di politiche. Il presidente Obama ha chiesto di sostenere maggiormente l’innovazione e la scienza mentre la Cina ha avviato una grande politica a favore dello sviluppo scientifico e tecnologico. Da tempo poi l’Unione europea è attiva con i suoi Framework Program. Più che favorire i tagli, dunque, sembra che la crisi abbia favorito un riconoscimento, a livello politico, dell’importanza dell’innovazione. Tutti i governi stanno aumentando il proprio sostegno e questo favorirà sicuramente un aumento della concorrenza. Nello specifico poi si è capito che anche la ricerca di base e la scienza sono fondamentali per la crescita e la concorrenza dei paesi.
 
PISANO Questa crescita nella concorrenza nel campo dell’innovazione si nota nei campus americani. Nei laboratori scientifici negli ultimi anni la maggioranza degli studenti sono asiatici e indiani ma negli ultimi tempi la tendenza si è invertita e ora stanno diminuendo proprio perché trovano fondi anche nei loro paesi. E mentre prima rimanevano negli Usa al termine dei loro studi ora hanno più occasioni a casa a cui tornare. I paesi competono ormai anche sul fronte del capitale umano.
 
A parte eventuali effetti o meno della crisi, quali sono i trend principali in termini di innovazione e competizione nei vostri settori?
 
Aldo Romano
ROMANO Nella nostra industria, come spiega bene la ‘legge’ di Gordon Moore, fondatore di Intel, la complessità della tecnologia cresce da sempre in modo esponenziale. Quando iniziai a lavorare in questo settore come designer, negli anni ‘70, la complessità massima realizzabile era di 1.000 transistor in un chip - nel 2010 saranno un miliardo. Data questa complessità la partita si gioca ormai sul fronte della conoscenza. Di conseguenza oggi, per esempio, le grandi aziende tentano di acquisire quelle piccole non per il loro business ma per il loro know-how tecnologico. Si arriva anche a realizzare alleanze tra aziende concorrenti per disegnare chip, per cumulare il know-how e trarne vantaggi. Ma la conseguenza fondamentale della fantastica evoluzione della tecnologia è l’altissimo livello di “integrazione” e la conseguente necessità di disporre di know-how di “sistema”. Diventa sempre più importante sapere lavorare con i propri clienti, coinvolgendoli nei processi di progettazione e design. Creando delle vere alleanze strategiche anche con loro. Un approccio, questo, molto diverso rispetto al passato, in cui noi italiani sappiamo eccellere.
 
PISANO Anche nei settori che ho analizzato maggiormente, biotecnologia e farmaceutica, si nota l’importanza crescente delle alleanze. Le aziende stanno innovando il loro modo di innovare. Se prima si investiva nella propria ricerca e sviluppo internamente per superare i propri competitor, ora si ragiona in termini di alleanze e network. Questo bisogno di condivisione attraversa tutto il comparto tecnologico, in tutto il mondo. Nessuna azienda o nazione può monopolizzare l’innovazione.
 
MALERBA Oltre a questi trend un altro nodo chiaro è la crescente importanza del ruolo attivo degli utilizzatori. Nella tecnologia hanno ormai assunto essi stessi la capacità di innovare, basta vedere l’open source. In tutti i settori, poi, si nota che per innovare serve un sistema che ti circonda e che ti sostiene - un sistema composto da venture capital, infrastrutture, università, sostegno pubblico, ecc. La concorrenza non è solo tra aziende ma tra veri e propri sistemi e questo vale negli Usa, Cina ed Europa. E l’Italia, purtroppo, rappresenta un esempio di un sistema che spesso non favorisce o addirittura blocca l’innovazione anziché stimolarla.
 
La manifattura svolge ancora un ruolo importante nei processi d’innovazione o si va verso un’innovazione basata principalmente sulla progettazione?
 
Gary Pisano
PISANO È fondamentale mantenere le proprie competenza manifatturiere. La ricerca e sviluppo è infatti funzione di quanto si comprende pienamente i processi di produzione. Nei settori tecnologici poi l’abilità di progettare è particolarmente legata al produrre. Purtroppo negli ultimi 15 anni negli Stati Uniti si è molto trascurata la produzione, pensando di delegarla in Asia, e questo è stato deleterio in termini di capacità d’innovazione. Per l’Inghilterra direi che è addirittura già troppo tardi avendo abbandonato quasi completamente le sue competenze manifatturiere. L’Italia invece ha ancora una forte base manifatturiera, un asset che va sfruttato in termini d’innovazione.
 
MALERBA L’idea che la società della conoscenza sia un’entità immateriale è stata una grande incomprensione e un errore. L’innovazione si genera e gestisce meglio se ci sono legami tra la progettazione e la produzione. Esiste un limite a una eccessiva divisione del lavoro e in certi settori bisogna essere in grado di comprendere e seguire gran parte dei processi della catena del valore.
 
ROMANO Non è sufficiente progettare ma bisogna anche sapere poi produrre in modo assolutamente competitivo per far sì che il prodotto diventi di largo consumo. È quella la chiave di successo. La fase di “industrializzazione” dei prodotti è determinante, anche per il prezioso feedback che ritorna al mondo della progettazione: si può sostenere che il progetto termini quando il prodotto esce (non entra) di produzione. E poi una grande economia non può vivere solo di r&s, serve anche il lato manifatturiero.
 
PISANO I numeri confermano che non si può vivere solo di servizi. Una base manifatturiera è salutare per qualsiasi economia e ti aiuta a innovare. Anche per l’innovazione nei settori low-tech. L’Italia, per esempio, è leader nel design della moda perché ha le competenze nella produzione dei tessuti.
 
L’innovazione avanza in Cina e India. Come vedete il loro ruolo in questo campo e sono già dei nuovi leader?
 
PISANO Non c’è dubbio che stanno innovando molto velocemente e in alcuni settori sono già dei leader. Se guardiamo il percorso del software, per esempio, 15-20 anni fa le aziende dell’occidente passarono in outsourcing i codici ad aziende in India. Ma ora quelle aziende hanno aumentato notevolmente le loro capacità e sono in grado di progettare loro stessi il software. E lo stesso è successo con la produzione di pc in Taiwan. È una naturale ‘legge’ economica che con l’esperienza le nazioni e le aziende aumentino le proprie capacità.
 
ROMANO Nel campo dei semiconduttori questo medesimo processo è avvenuto in Taiwan. Per ridurre i costi alcune aziende hanno delegato lì i propri processi produttivi ma non c’è modo migliore di apprendere una tecnologia se non imparare a produrla: le aziende locali ora sono competitive non solo sul piano dei costi, ma sono in grado di progettare innovazione esse stesse. Hanno avuto tra le mani, gratis, tecnologie alle quali altre aziende hanno dedicato anni di ricerca. Ma non c’è modo di fermare questo processo.
 
Il percorso dei paesi emergenti è comune? È c’è qualche lezione da trarne per noi?
 
Franco Malerba
MALERBA Ci sono delle differenze. Osservando bene si nota che la Cina sta guadagnando terreno nel manifatturiero e l’India in settori come il software e i farmaceutici. Perciò questi due paesi stanno seguendo due percorsi diversi. Inoltre la Cina è più protettiva, l’India più liberale. Ciò che li accomuna, invece, è una forte spinta al miglioramento del capitale umano e un ruolo attivo delle politiche di governo nei processi di crescita e innovazione. Lo hanno fatto senza dubbio in modi diversi ma in entrambi i casi i governi giocano la loro parte nell’aiutare le proprie economie a guadagnare terreno a livello internazionale. È questa è una lezione importante per tutti.
 
PISANO È vero. Negli Usa negli ultimi decenni, nei grandi settori tecnologici, le politiche pubbliche hanno svolto un ruolo importante. La Defense Advanced Research Projects Agency (Darpa), per esempio, ha giocato una parte importante nello sviluppo di Internet e il National Institutes of Health spende diversi miliardi di dollari ogni anno in biotecnologie. In questi e altri casi l’operatore pubblico è stato fondamentale nel creare un framework per la ricerca e l’innovazione in cui poi le aziende possono competere e crescere. Ma non è solo questione di finanziamenti. Le aziende sono composte da lavoratori e le economie nazionali prosperano quando la forza lavoro è di alto livello e le aziende attraggono capitale. I governi devono saper formare e migliorare le competenze dei lavoratori, investendo nei sistemi d’istruzione.
 
Europa e Usa come stanno concorrendo, o reagendo?
 
PISANO Stanno appunto concorrendo e reagendo. Da un lato, nei confronti della Cina gli Usa sono ancora afflitti dal ‘fattore paura’ – come successe negli anni ’80 di fronte alla crescita del Giappone. Ma ciò non aiuta, non si può non relazionarsi con la Cina. Chi è più ragionevole capisce che bisogna competere in modo costruttivo, migliorando il proprio sistema educativo, investendo nelle persone e nella tecnologia. La concorrenza è, e deve essere, positiva.
 
ROMANO Le aziende europee devono diventare più grandi in dimensione e più furbe! E poi devono trarre forza e vantaggi dai loro rapporti con la clientela, sfruttando la capacità di intuire e capire le sue necessità. Le alleanze strategiche con i clienti permettono infatti di essere più reattivi e pratici nella progettazione e produzione di innovazione. E poi andrebbero sostenute le start up che altrove hanno dato grande spinta all’innovazione. E’ fondamentale poi che l’Europa riesca a mantenere il controllo dei prodotti avanzati, sappia difendere il proprio know-how senza esportarlo e disperderlo in modo così facile.
 
PISANO È vero. L’aspetto tecnologico è sì importante ma anche il lato del management. Bisogna sapere pensare in modo strategico e sapere lavorare con il cliente. La buona tecnologia ormai è diffusa in tutto il mondo ed quasi una commodity e dunque la leva per differenziarsi diventa il management.
 
MALERBA Concordo che il management sia importante ma non bisogna neanche perdere d’occhio i numeri. L’Europa sta investendo molto meno degli Usa in ricerca e sviluppo. E poi bisogna prendere atto che l’Europa è inferiore agli Stati Uniti in diversi campi scientifici e tecnologici di enorme impatto innovativo e tecnologico, e nella capacità di tradurre questa abilità nella creazione di nuovi prodotti. Di conseguenza è fondamentale spingere ulteriormente su diversi fronti, dalla ricerca di base, alla ricerca e sviluppo, all’innovazione spinta dagli utenti, che genera applicazioni più pratiche e vicine al mercato. Ricordo un ultimo problema: in Europa le start up nell’alta tecnologa sono relativamente poche e quelle che hanno successo non crescono così velocemente e non si internazionalizzano così ampiamente come le nuove imprese americane. Ci sono limiti alla nascita di imprenditorialità high tech e vincoli alla crescita di chi ha successo.
 
L’Europa deve dunque recuperare terreno?
 
PISANO Sì e ci vorrà tempo. L’Europa deve investire di più ma nel breve termine deve sapersi collegare al network scientifico globale. Come ha fatto per esempio Novartis che ha spostato la sua direzione ricerca a Cambridge, Massachusetts, per essere vicino e collaborare al Mit. E concordo, infine, che in Europa è troppo complesso e tortuoso dare vita a una start-up e non c’è sufficiente venture capitale a loro sostegno.
 
ROMANO Un aspetto fondamentale che però è sottovalutato da tutti è l’impatto del dollaro debole. L’effetto, infatti, sui profitti di molte aziende europee che operano con prezzi denominati in dollari e costi principalmente in euro è devastante e ciò si traduce poi inevitabilmente in meno investimenti in ricerca e sviluppo. L’Europa deve agire per difendersi su questo fronte.


di Intervista di Tomaso Eridani - Foto di Paolo Tonato

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