OPINIONI |

Tanto rumore per quasi nulla

ENERGIA. UN BILANCIO A DIECI ANNI DALLA LIBERALIZZAZIONE

di Francesco Gullý, professore associato di economia applicata alla Bocconi

Sono passati dieci anni dalla liberalizzazione del mercato italiano dell’elettricità (nove da quella del gas) seguita all’emanazione della direttiva europea del 1996 sulla creazione del mercato unico dell’energia. È un tempo sufficientemente lungo da giustificare un primo bilancio dei risultati. Senza prescindere dalla consapevolezza che si è trattato di una vera e propria ristrutturazione dell’industria e non solo di semplice (si fa per dire) liberalizzazione. Non la mera rimozione delle barriere all’entrata nei segmenti di mercato potenzialmente concorrenziali (la generazione e la vendita) ma anche una profonda riforma della regolamentazione delle fasi dell’industria naturalmente monopolistiche (il trasporto e la distribuzione). In prima battuta, tirare le somme sembra tutt’altro che facile, soprattutto per via della molteplicità delle possibili chiavi di lettura degli effetti prodotti: da quella tecnica a quella etica, da quella giuridica a quella filosofica fino all’interpretazione puramente economica.

Se l’obiettivo è misurare la performance dei mercati e di converso la soddisfazione dei consumatori, è utile effettuare un’analisi della dinamica dei prezzi che dà un’idea dei cambiamenti avvenuti nell’efficienza economica complessiva. Distinguendo fra prezzi per i consumatori industriali e per i consumatori civili, i risultati che si ottengono sono diversi per gas ed elettricità. Anche perché, in quest’ultimo caso, è inevitabile un certo grado di approssimazione nelle stime dovendosi scorporare (o meglio ‘sterilizzare’) la componente di variazione dovuta alla dinamica dei prezzi internazionali del greggio, da non imputare ovviamente agli effetti della liberalizzazione in senso stretto. L’evoluzione dei prezzi netti (sterilizzati) dell’elettricità sembra escludere apprezzabili cambiamenti per i consumatori industriali. I valori sono rimasti pressoché invariati negli ultimi dieci anni, cosa che ha portato ad un ampliamento del divario fra il dato italiano e la media europea. Al contrario, i prezzi per i consumatori domestici sono scesi in maniera significativa (fra il 10% e il 20%). Ed essendo questi ultimi pari a quelli industriali più la quota di trasporto e distribuzione, è legittimo affermare che la suddetta diminuzione sia da imputare alla riduzione delle componenti regolate, cioè dei costi di trasporto e distribuzione. In altri termini, nell’elettrico vi è stata una leggera riduzione dei prezzi solo nel civile da attribuire non alla liberalizzazione bensì alla riforma della regolamentazione.
 
Nel mercato del gas, invece, i prezzi sono scesi sia per gli usi industriali (lievemente) che per quelli residenziali (più marcatamente) portando a una significativa convergenza a livello europeo. Il dato però si riferisce ai prezzi prima delle tasse, aggiunte le quali riemerge una forte disparità fra i paesi Ue. Tale disparità testimonia quanto sia illusorio cercare di promuovere l’integrazione dei mercati senza prima procedere all’armonizzazione della fiscalità. Per concludere, la liberalizzazione e il conseguente tentativo di introdurre un certo grado di concorrenza nei mercati energetici non sembrano aver prodotto risultati particolarmente significativi quanto a riduzione dei prezzi. Laddove una riduzione apprezzabile vi è stata, è principalmente da attribuire all’efficacia della regolamentazione nei segmenti non aperti alla concorrenza. Tutto ciò suggerisce di riflettere sull’efficacia di un modello concorrenziale “spinto” di mercato energetico e forse consiglia di recuperare alcuni insegnamenti dell’approccio istituzionale all’organizzazione industriale: le organizzazioni industriali sono sistemi evoluti la cui configurazione attuale è il frutto di un lungo processo di selezione che ha fatto emergere nel tempo la migliore soluzione anche sul piano dell’efficienza. Prima perciò di decidere se, come e quanto cambiare un mercato, chiediamoci perché quel mercato ha oggi quella particolare organizzazione e non un’altra.

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