OPINIONI |

Se la finanza arriva ai minimi la terra si prende la rivincita

PMI. IL GENERALE RITORNO ALL’ESSENZIALITà STA AIUTANDO IL SETTORE

di Paolo Preti

Era lo scorso settembre e, in vacanza in Sardegna, avevo trovato sul mensile Dove l’indirizzo di un punto vendita di prodotti alimentari locali, secondo Slow Food tra i migliori dell’isola. Il riferimento risultava un po’ strano, bivio per Portobello di Gallura, senza numero né via, ma stimolato dalla disponibilità del commerciante mi misi in macchina con mia moglie per percorrere la quarantina di chilometri che mi separava da quello che pensavo essere un normale negozio. Mano a mano che mi avvicinavo telefonavo allo stesso numero per avvisare di un ulteriore piccolo ritardo o per avere ragguagli più precisi sulla strada: ogni volta rispondeva una voce diversa, ma tutte si dimostravano al corrente del nostro arrivo. Nell’ultima qualcuno, comprensibilmente un poco spazientito, mi dice che mi trovavo ormai a un chilometro di distanza e che mi avrebbe atteso fuori dall’edificio. Le giornate stavano ormai iniziando ad accorciarsi ed era già buio: nello spazio di una decina di chilometri sembrava non esserci anima viva. Dietro una curva della strada, un faretto illuminava un edificio di due piani, rientrato di un centinaio di metri rispetto alla carreggiata, in mezzo al nulla e con una corpulenta figura in piedi all’esterno. Su un pezzo di legno e scritta a mano, l’insegna “Antichi sapori di Sardegna”. Erano ormai le 21.30.

Mario Usai è uno di quegli imprenditori, probabilmente lui non si definirebbe così, che mi piace incontrare: per la verità sono la stragrande maggioranza. Non ero finito in un negozio, ma in una casa di sua proprietà dove al piano terra operava uno dei tre punti vendita dell’azienda. In un quarto d’ora mi ha raccontato la sua storia che qui riassumo ancora più brevemente. 60 anni, una moglie ragioniera, undici figli (ecco chi si alternava al telefono), dai 32 ai 12 anni, tre laureati, tutti impegnati a dare una mano all’attività paterna. Orfano giovanissimo di entrambi i genitori, ma con un nonno morto a 107 anni, va servo-pastore a Viti, in Barbagia, a 14 anni, e torna in Gallura anni dopo con venticinque pecore. Oggi ha 200 ettari di pascolo in proprietà e altrettanti in affitto, 2.000 pecore in mungitura per 300.000 litri di latte e 600 quintali di formaggio, 250 mucche, 50 capre, 30 cavalli, centinaia di maiali. L’intera attività, che comprende anche la macellazione, impiega 15 persone e fattura qualche milione. Oltre a tantissime ore lavorate ogni giorno da sempre, due sono le linee di azione a cui si è sempre attenuto: una l’ha imparata (“ricordati che devi comprare o l’oro o la terra”), l’altra la insegna, in particolare ai figli (“il valore è costituito dai clienti e dalla qualità del prodotto”).
 
Nella crisi del terziario si torna al primario, con la finanza ai minimi storici quanto a prestigio riacquista valore la terra: non solo nel senso economico, ma soprattutto in quello tradizionale. Un ministro brillante, associazioni di categoria attive, molte aziende gestite da giovani imprenditori figli d’arte o di prima vocazione, nuove modalità distributive come i ‘mercati del contadino’ che permettono l’incontro tra produttore e consumatore finale e notevoli risparmi, una rinnovata attenzione alla qualità e al servizio anche attraverso la tracciabilità del prodotto, grande interesse per gli orti di casa, Obama docet: sono tutte caratteristiche che in un generale ritorno all’essenzialità stanno aiutando lo sviluppo del settore.

 

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