La moda che non passa di moda
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La moda che non passa di moda

DAL RECUPERO DEI MATERIALI ALL'ECODESIGN COSI' IL SETTORE DEL FASHION SI FA SOSTENIBILE. MA PER ORA LA NORMATIVA RESTA LA SPINTA PIU' FORTE CHE GUIDA IL CAMBIAMENTO VERSO LA CIRCOLARITA' DEL SETTORE: IL RISCHIO DI UN MERO ADEGUAMENTO A QUANTO PRESCRITTO DALLA LEGGE E' QUELLO PERO' DI NON RIUSCIRE A COGLIERE TUTTI I VANTAGGI CHE DERIVANO DALLA TRASFORMAZIONE VERSO LE CATENE DEL VALORE CIRCOLARI

di Francesca Romana Rinaldi, Direttrice Monitor for Circular Fashion SDA Bocconi School of Management

La recente proposta di decreto per l’istituzione del regime di responsabilità estesa del produttore (EPR) per la filiera dei prodotti tessili di abbigliamento, calzature, accessori, pelletteria e tessili per la casa sta scuotendo il settore moda italiano, che ha avviato una corsa verso l’implementazione di politiche di circolarità per prepararsi agli imminenti obblighi sui rifiuti post-consumo.
Nel 2020 il Piano d’azione per l’Economia Circolare della Commissione Europea del relativo Green Deal ha stabilito sette aree chiave, essenziali per raggiungere un'economia circolare: insieme al tessile sono stati indicati come prioritari anche plastica, rifiuti elettronici, cibo e acqua, imballaggi, batterie e veicoli, edifici e costruzioni. Il 30 marzo 2022, la Commissione ha pubblicato una proposta di regolamento per l’ecodesign dei prodotti sostenibili; a novembre 2022, ha proposto nuove regole a livello europeo sugli imballaggi.  Più recentemente, a marzo 2023, è stata pubblicata una proposta di direttiva sui Green Claims ed è in arrivo la revisione della Waste Framework Directive, includendo l’EPR anche per il settore moda Europeo.
 
Perché il focus è sempre più sui rifiuti? Basta guardare i numeri, per quanto siano ancora delle approssimazioni visto che non c’è ancora l’obbligo di raccogliere dati sui rifiuti tessili nei paesi europei.
Nel recente rapporto 2023 (“LCA-based assessment of the management of European used textiles”) di Norion Consult per EuRIC Textiles, vengono presentati i dati europei aggiornati al 2019 che parlano di circa 5,4 milioni di tonnellate di prodotti tessili immessi sul mercato: di questi solo circa 2 milioni di tonnellate sono raccolte come scarti post-consumer. Di tutti i rifiuti tessili immessi quindi circa il 38% è raccolto separatamente per il riuso, riciclaggio e smaltimento. Al momento viene stimato un range piuttosto ampio per le varie destinazioni: il 50-75% è volto al riuso, tra il 10-30% è riciclato e il rimanente è usato per energy recovery o smaltito in discarica. Il dato preoccupante che emerge dal report è che il restante 62% non viene raccolto separatamente e finisce quindi direttamente incenerito o in discarica. Sempre secondo il rapporto, nel 2018 in Italia sarebbero stati raccolti 146.000 tonnellate di rifiuti tessili, di cui il 68% circa destinato al riuso, il 30% circa riciclato, il 2% circa destinato alla discarica.
I dati menzionati nella ricerca di McKinsey “Scaling textile recycling in Europe - turning waste into value” pubblicata nel 2022 con dati 2020 stimano invece che in Europa sarebbero generati tra i 7 e i 7,5 milioni di tonnellate di rifiuti tessili (con una media di 15 tonnellate a persona): di questi circa 85% sarebbero post-consumer e solo il 30-35% sarebbero al momento raccolti. Partendo dai rifiuti post-consumer raccolti in Europa, il 40% verrebbero esportati nel mercato second-hand fuori dall’ Europa e il restante 60% sarebbe destinato al mercato interno (60% circa venduto nei mercati second-hand mentre il restante 40%, ovvero circa 0,5 milioni di tonnellate, sarebbe destinato al recycling).
Ricordiamoci che i rifiuti non raccolti finiscono nell’inceneritore o mandati in discarica. A prescindere dai dati assoluti di partenza - sui cui manca ancora la certezza - c’è ancora tanto da fare, insomma, e la normativa sull’EPR dovrebbe guidare il settore verso un migliore utilizzo dei rifiuti come risorsa.
 
Ma il focus sui rifiuti non basta. Serve applicare i principi di ecodesign e scardinare un sistema basato sulla sovrapproduzione e sul sovra-consumo, innovando i modelli di business. 
La gestione della sostenibilità e della circolarità richiede un approccio olistico: concentrarsi solo sul fine vita sarebbe un errore che rafforza il sistema lineare. L’implementazione di principi di ecodesign lungo le catene del valore circolari della moda costituisce la vera opportunità che abbiamo per accelerare la transizione verde nei prossimi anni.
L'obiettivo finale di un approccio circolare è quello di mantenere in uso prodotti e materiali conservandone la qualità e riducendo al minimo possibile l'impatto ambientale per tutto il ciclo di vita.  Il Monitor for Circular Fashion di SDA Bocconi, nel suo report di ricerca 2022, ha messo in evidenza sfide e vantaggi che derivano dalla trasformazione verso le catene del valore circolari. Tra i vantaggi principali troviamo: il miglioramento della reputazione del brand e della fedeltà dei consumatori/utilizzatori finali, nuove opportunità di business, nuovi posti di lavoro e riduzione dei costi.
 
In sintesi, la normativa è oggi la spinta più forte che guida il cambiamento verso la circolarità del settore moda ma non è sufficiente: decisori politici ed aziende, associazioni di categoria, università e centri di ricerca, media e organizzazioni non-profit, devono lavorare insieme per costruire una cultura della moda sostenibile e circolare che metta al centro consumatori ed utilizzatori finali.
Per costruire una cultura della moda sostenibile e circolare è necessario un approccio multi-stakeholder che parta dall’educazione.
 

 
L’Osservatorio di Ricerca
Il Monitor for Circular Fashion è un progetto multi-stakeholder che coinvolge aziende leader nel settore della moda e attori della sua filiera. Il Sustainability Lab di SDA Bocconi è il partner scientifico del progetto per identificare i KPI di circolarità insieme a un KPI Committee e a più di 25 Partner delle diverse filiere del settore moda. Enel X mette a disposizione la sua visione cross-industry.
www.sdabocconi.it/circularfashion

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