Un giurista formato europeo
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Un giurista formato europeo

FORMARE PROFESSIONISTI IN GRADO DI MUOVERSI NEI SISTEMI DI 27 CULTURE E PAESI DIVERSI: E' L'OBIETTIVO DI PIETRO SIRENA, DEAN DELLA LAW SCHOOL BOCCONI. RICORDANDOSI SEMPRE CHE IL DIRITTO NON E' SOLO LA SOMMA DELLE DECISIONI PUBBLICHE, MA E' L'INSIEME DEI DESTINI INDIVIDUALI DI CIASCUNO DI NOI

di Emanuele Elli

“Quando guardo le nuove matricole di giurisprudenza, vedo in loro una passione per il diritto che non ricordo in me stesso studente”. Lo ammette con un sorriso Pietro Sirena, docente del Dipartimento di Studi Giuridici e Dean della Law School della Bocconi, mentre osserva i dati che documentano il nuovo incremento nelle richieste di iscrizione alla scuola (+59% di domande alle prime selezioni per l’anno 2021/2022). “Quando mi sono iscritto io a Giurisprudenza, alla Sapienza di Roma, cercavo semplicemente la strada per un buon lavoro; la passione è arrivata in seguito, seguendo le lezioni del professor Cesare Massimo Bianca e scoprendo l’interesse per l’università. Ma certo allora era tutto diverso, basti dire che l’impatto del digitale sul diritto non era immaginabile e persino l’inglese si usava poco, perché il diritto anglosassone era considerato meno nobile di quello continentale, anzitutto tedesco”.

Come si spiega il successo della giurisprudenza tra le giovani generazioni di studenti, in particolar modo italiane?
Mi sembra che il contesto generale di incertezza per il futuro abbia suscitato un nuovo desiderio delle famiglie di investire nella formazione e nello studio dei figli. A questo si aggiunge che il diritto ha assunto una rilevanza sempre maggiore negli affari, nella società, persino nella nostra vita quotidiana, che oggi più che mai è scandita da leggi, regole, permessi. D’altro canto, il successo degli studi giuridici in Bocconi è legato al loro profondo rinnovamento, che ha puntato soprattutto sull'internazionalizzazione del diritto e sull’utilizzo delle nuove tecnologie.

Tornasse indietro, da quale di queste nuove declinazioni del diritto crede sarebbe attratto?
Il diritto è una disciplina che prevede una dura fase iniziale di apprendimento dei fondamentali, delle regole e del linguaggio, un tirocinio severo che costituisce un riferimento costante a cui attingere anche nel momento in cui ci si trova ad affrontare un ambito inedito, come può essere quello della circolazione dei dati su internet, dell’intelligenza artificiale, del commercio elettronico. Sono fenomeni nuovi, ma i principi di base che li regolano giuridicamente sono quelli di sempre. La novità maggiore, piuttosto, sta nella dimensione internazionale che ha assunto lo studio della giurisprudenza. Il diritto per sua costituzione è legato a una società, e dunque a uno stato nazionale e alla sua storia. Oggi invece anche nel diritto si assiste a un lento processo di fusione a livello europeo; come è avvenuto per l’economia, così anche le leggi assumeranno sempre più dimensioni sovranazionali, seppur con tempi molto più lenti perché è più facile creare una moneta unica che un diritto comunitario.

E infatti oggi crescono molto la ricerca e la richiesta di diritto comparato.Sì, ma a crescere è soprattutto il diritto europeo. Uno degli obiettivi principali della nostra Law School è proprio quello di formare un giurista europeo, che sappia cioè fare i conti con 27 stati, 27 culture, 27 sistemi giuridici, 27 sistemi istituzionali. Questa è la vera frontiera del diritto oggi ed è un compito estremamente ambizioso. Basti pensare alla complessità che deriva dal pluralismo linguistico, che per un giurista non può essere certamente dissolto nell’egemonia dell’inglese. La lingua e il diritto sono l’espressione di realtà sociali diverse, che devono essere riconosciute in quanto tali.

Si sente un giurista “diverso” per il fatto di dirigere una scuola inserita in un ateneo dalla chiara vocazione economica?
No, non mi pare di essere un giurista “diverso”, o forse lo ero anche prima di venire in Bocconi. Sono stato ricercatore all’Università Tor Vergata di Roma e poi ho insegnato per diciassette anni nell’Università di Siena e credo che i metodi della mia ricerca e del mio insegnamento siano sempre stati basati sull’esigenza di combinare il patrimonio della tradizione giuridica con le altre discipline sociali, muovendomi in un ambito internazionale. Ma forse è proprio per questo che sono venuto in Bocconi: mi sembra l’Università italiana migliore dove sviluppare un programma del genere.

Qual è l’aspetto che la appassiona di più oggi nelle sue ricerche e nella sua attività di docente?
Nella nostra Scuola si respira da vicino l’ideale di costruire una società europea e una cultura giuridica europea. Sia nell’attività di ricercatore che in quella di docente mi sforzo di dare un contributo a questo cambiamento. Credo inoltre che la pandemia che stiamo vivendo abbia reso ancora più evidente che il giurista si assume grandi responsabilità e può gestire un enorme potere. In questi mesi la vita di ognuno di noi è stata scandita, forse anche eccessivamente, dai decreti che hanno stabilito se potevamo uscire, vedere gli amici, aprire il negozio, viaggiare, e ha risposto alle domande di chi non riusciva più a pagare gli affitti, ai creditori che esigevano un pagamento delle imprese, a chi voleva il rimborso dell’abbonamento della palestra, a tutte le esigenze che sono emerse. Tutto questo ha esaltato il ruolo di chi fa e amministra le leggi, ma ci ha anche ricordato che il diritto non è solo la somma delle decisioni pubbliche, ma è l'insieme dei destini individuali di ciascuno di noi.

 

 

Dal coding all’Ai: la Law School della Bocconi guarda al futuro

Una scuola che garantisce l’accesso alle professioni legali tradizionali, fortemente radicate nel diritto italiano, ma che forma anche professionisti in grado di leggere un bilancio, usare la statistica, capire l’azienda. Il blend unico della Law School della Bocconi ha determinato il suo successo fin dal suo esordio, garantendo il rapido esaurimento dei posti a numero programmato. Oggi la scuola conta 300 matricole nel corso di laurea magistrale, 1.500 studenti in totale, le richieste di ammissione sono cresciute del 17% negli ultimi due anni. Le direzioni di crescita sono due, l’internazionalizzazione (“diamo la possibilità di fare un semestre di scambio all’estero in una delle nostre 59 scuole partner in ogni parte del mondo”, illustra Sirena) e l’interdisciplinarietà, fondamentale per restare all’avanguardia nell’interpretazione dell’impatto portato dalla rivoluzione digitale. «Abbiamo avviato filoni di ricerca sulla robotica, l’Internet of Things, l’utilizzo degli algoritmi nelle decisioni di policy giudiziali e aziendali”, continua il Dean della Law School. “Abbiamo voluto inoltre inserire corsi di data science e coding nella formazione fin dalla laurea magistrale nella convinzione che il giurista oggi non deve solo saper usare gli strumenti informatici ma entrare nel loro linguaggio e comprenderne meccanismi e strutture”.

Nato a Canelli (Asti), giurista e docente di Diritto Civile, Diritto privato comparato e Diritto privato europeo, dal 2018 Pietro Sirena è Dean della Bocconi Law School. Laureato alla Sapienza di Roma, PhD a Pisa, ha completato la sua formazione in Germania (“è considerata, insieme a Italia e Francia, la patria del diritto”) prima di rientrare in Italia come ricercatore. “Ai miei studenti dico sempre che c’è una costante che accomuna lo studio della giurisprudenza da sempre, ed è la forte motivazione richiesta agli studenti. Basti pensare che la laurea in legge resta quinquennale; non c’è dunque lo step del triennio dopo il quale si può uscire e, che so, fondare una startup. E poi, dopo il diploma, c’è il tirocinio professionale, l’eventuale esame di stato da superare… è un percorso lungo e si arriva in fondo solo con un reale interesse”.

Dieci storie di ordinario successo

 

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