L'eredita' dei movimenti di protesta
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L'eredita' dei movimenti di protesta

CHE VINCANO O PERDANO GLI ATTIVISTI LOCALI POSSONO COMUNQUE RAPPRESENTARE L'INNESCO DI NUOVE E PIU' GENERALIZZATE CONTESTAZIONI OPPURE DIVENTARE UN MODELLO E TRASFERIRE PARTECIPAZIONE E ORGANIZZAZIONE SU ALTRI FRONTI DI BATTAGLIA

di Fabrizio Perretti, ordinario di social movements, markets and firms

I movimenti sociali e le relative azioni di protesta spesso si sviluppano a livello locale e poi si diffondono. Un singolo episodio, come per esempio la rivolta nel 1969 del locale gay Stonewall a New York, può infatti costituire la scintilla iniziale di un nuovo tipo di attivismo (in quel caso il moderno movimento di liberazione LGBT). In altri casi è invece l’opposizione ad uno specifico progetto locale a determinare la comparsa di un nuovo movimento. Nel 1958, la compagnia Pacific Gas & Electric (PG&E) rese pubblici i suoi piani per la costruzione della prima centrale nucleare ad uso commerciale a nord di San Francisco. Sebbene l'area scelta per la costruzione non avesse precedenti di attivismo, presto si formò un nuovo e variegato gruppo di attivisti locali (studenti, allevatori locali, residenti, lavoratori, un biologo marino, ecc.) che - dopo una battaglia di sei anni – costrinse la PG&E ad annullare i piani per l'impianto. Il successo di questi attivisti viene unanimemente riconosciuto come fondamentale nella diffusione a livello nazionale del movimento antinucleare. Molti altri gruppi di attivisti presero infatti ispirazione da questa vittoria ed iniziarono azioni di protesta per fermare la costruzione di centrali nucleari in diverse altre località.
Che cosa succede però in caso di sconfitta? Se infatti la “vittoria” aumenta la partecipazione e la mobilitazione di nuovi soggetti e spiana il terreno per ulteriori attività di protesta, dobbiamo aspettarci l’effetto opposto in una situazione di disfatta?
Nel 1976, quando la Nuclear Regulatory Commission (NRC) ha rilasciato un permesso di costruzione per una nuova centrale nucleare a Seabrook (New Hampshire), anche in quel caso si è formato un gruppo di attivisti anti-nucleari. Nonostante l'ampia mobilitazione e la forte opposizione pubblica in tutto il New England, gli attivisti – pur ritardandola - non sono stati in grado di fermare la costruzione della centrale.

Pur sconfitte, quelle persone non sono però semplicemente tornate alla loro vita precedente, ma hanno continuato ad essere attivisti, spostando la loro attenzione su altre cause. Nonostante il fallimento nel raggiungere il loro obiettivo, le proteste di Seabrook hanno infatti creato collegamenti con altri attivisti in tutta la nazione ed il modello di organizzazione diretta adottato è stato fonte di ispirazione per molti gruppi che sostenevano azioni su larga scala su questioni diverse (tra questi gli attivisti del gruppo ACT UP che hanno organizzato numerose azioni di protesta negli Stati Uniti e in tutto il mondo per fare pressione affinché i governi prendessero provvedimenti più rapidi nei confronti della lotta all’AIDS).

All’interno di un ampio studio sugli effetti della mobilitazione connessa all’esito delle proteste locali contro le centrali nucleari negli Stati Uniti tra il 1960 e il 1995, questi due casi evidenziano come – una volta creata – la mobilitazione non si estingua o si esaurisca facilmente: o aumenta nello stesso ambito (in caso di vittoria degli attivisti) o si trasforma e si sposta in ambiti diversi (in caso di sconfitta). E quelle che possono sembrare vittorie dal punto di vista delle imprese o dei soggetti che portano avanti alcuni progetti controversi in ambito locale, se viste da una prospettiva ben più ampia possono quindi generare sconfitte in contesti differenti. Risolvere un problema locale per alcune imprese o per singoli progetti, spesso infatti significa solo spostare il problema in altri luoghi - o anche estenderlo a livello nazionale -  e a carico di altri soggetti. Anche in Italia abbiamo diversi progetti locali – si pensi alla TAV o alla TAP – che hanno generato e continuano a generare forte opposizione. E anche in questo caso una prospettiva più ampia e non immediata delle conseguenze e delle ricadute in termini di mobilitazione e di azioni di protesta future potrebbe essere utile.
 

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