Bruxelles, la capitale del lobbying
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Bruxelles, la capitale del lobbying

LA PIU' INTERNAZIONALE DELLE CITTA' EUROPEE RACCONTATA DALL'ALUMNUS ALESSANDRO GROPELLI, DIRETTORE DELLA COMUNICAZIONE DELL'ASSOCIAZIONE EUROPEA DI TELECOMUNICAZIONI (ETNO)

Chiamarla capitale è quasi riduttivo, perché Bruxelles dai tempi di Carlo V d’Asburgo, imperatore del Sacro Romano Impero, è soprattutto un centro decisionale. Lo era nel 1500, lo è tutt’oggi per il fatto che i provvedimenti presi nei palazzi di questa città incidono sulla vita della maggior parte degli europei. Tale caratteristica è evidente passeggiando nelle strade intorno a Place du Luxembourg. Qui si incontrano gli edifici istituzionali, il Parlamento europeo, la Commissione, il Consiglio dell’Unione, così come ben presto ci si rende conto che i gruppi di rappresentanza di tutti gli interessi d’Europa sono presenti, basta dare un’occhiata ai campanelli degli edifici. A Bruxelles, infatti, hanno sede le regioni, i gruppi religiosi, i protagonisti dell’industria e delle multinazionali, le associazioni dei consumatori, per un totale di oltre 25mila lobbisti che lavorano per orientare le scelte della politica comunitaria.

Il tutto, a differenza di molte capitali nazionali, sotto la luce del sole: basta connettersi al Registro di trasparenza della Commissione europea per scoprire vita, morte e miracoli di chi è attivo a Bruxelles. Per farsi un’idea di questa realtà che gravita intorno ai palazzi dell’Unione, inoltre, si può partecipare al tour organizzato dal Corporate Europe Observatory, l’organizzazione che ha pubblicato anche la guida Lobby Planet.
La vita diurna del quartiere europeo si svolge principalmente all’interno delle istituzioni che, a differenza di molti palazzi romani, sono per la maggior parte aperte e visitabili per tutti i cittadini europei; quella del dopo lavoro si riversa invece nelle molte birrerie di Place Lux, così come viene chiamata confidenzialmente la grande piazza su cui si affaccia il Parlamento: in questi locali avviene uno scambio colloquiale anche fra coloro che durante la giornata non difendono gli stessi interessi. Le associazioni che rappresentano il mondo dell’internet, per esempio, organizzano nel corso dell’anno, presso il The Beer Factory, una serie di appuntamenti informali rivolti a chi opera nel mondo delle telecomunicazioni, di internet e dell’innovazione digitale: quasi a dimostrare che di fronte a una birra belga non esistono confini o rivalità.

Un altro grande catalizzatore delle abitudini di chi abita a Bruxelles è il cibo italiano e la comunità italiana è anche la più numerosa fra quelle straniere risiedenti in Belgio. A due passi da Place Lux si trova il Caffè Italiano, considerato da tutti il miglior bar della città, in cui godersi il vero espresso accompagnato da una brioche farcita. Per fare il pieno di sapori italiani, invece, il ristorante più apprezzato è l’Osteria Bolognese nel quartiere popolare di Matongé: si sussurra che anche Angela Merkel abbia espresso il desiderio di assaggiare uno dei piatti di questo locale, spaghetti al ragù, lasagne, tortellini fatti in casa, ma pare che la cancelliera non sia riuscita a realizzare questo desiderio per motivi di logistica.
 
A cura di Ilaria Di Bartolomeis


ALESSANDRO GROPELLI
Laureato Clapi, vive a Bruxelles dal 2009 dove si è trasferito per lavorare al Parlamento europeo, occupandosi di pubbliche relazioni. Successivamente è entrato in Telecom Italia e poi nel Gruppo Vodafone come European affairs advisor. Nel 2013 è diventato portavoce dell’Associazione europea di telecomunicazioni (Etno), di cui è direttore della comunicazione dal 2016. Nel suo ruolo si occupa di definire il posizionamento strategico dell’associazione e della comunità tlc in termini di messaggi politici e industriali. Le tematiche di cui si sta occupando attualmente sono gli investimenti nelle reti in fibra e il 5G, la futura generazione di connettività ubiqua mobile.
 

di Alessandro Gropelli

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