OPINIONI |

L'erosione colpisce duro i governi

CON IL PROFIT SHIFTING LE MULTINAZIONALI SOTTRAGGONO BASE IMPONIBILE AGLI STATI CHE FANNO PAGARE LE ALIQUOTE PIÙ ALTE

di Carlo Garbarino, professore associato di diritto tributario alla Bocconi

L’attenzione di governi e istituzioni internazionali si sta concentrando sull’erosione della base imponibile dei governi nazionali da parte di gruppi societari che operano su scala globale. Sia il G-20 che singoli governi hanno preso posizione in materia e l’Ocse ha pubblicato un rapporto sul tema e sul fenomeno del cosiddetto profit shifting.

Carlo Garbarino

In essenza, la tecnica del profit shifting è quella che di produrre uno ‘stateless income’, cioè un reddito transnazionale ‘senza Stato’, ovvero non soggetto a imposizione in alcuno Stato o a un’imposizione minima.

Questo fine è perseguito utilizzando la struttura a rete delle multinazionali globali secondo questa sequenza: il reddito è prodotto da un gruppo multinazionale a seguito dello svolgimento di attività in un paese diverso rispetto a quello della casa-madre ultima del gruppo, ma viene poi ‘trasferito’ in giurisdizioni a più bassa fiscalità con tecniche di estrazione del reddito, ad esempio il pagamento di royalty per beni immateriali a una società del gruppo localizzata in tali giurisdizioni o il pagamento di interessi a società finanziarie del luogo, utilizzando veicoli altamente indebitati nella giurisdizione in cui si trova la target company in processi di acquisizione. Succede così che mentre il gruppo, nella sua globalità, beneficia di una deduzione fiscale a un’elevata aliquota (il paese da cui è estratto il reddito), il percipiente di tale reddito allo stesso tempo beneficia di un’aliquota ridotta o pari addirittura a zero.

Il driver essenziale dei fenomeni di sgretolamento delle potestà impositive nazionali è il presidio strategico che i grandi gruppi hanno sugli intangibles e sui capitali, che sono quindi trasferiti nella catena del valore del gruppo per ridurre il carico fiscale globale. Tutto ciò ha creato una tensione tra i governi e le multinazionali, avendo queste capacità strategiche di mobilità che non competono più ai governi nazionali, costretti a operare separatamente sui propri territori, con ridotte capacità di perseguire unilateralmente questi massici fenomeni di erosione fiscale.

La soluzione a questi problemi è multilaterale e richiede cooperazione. I governi si indirizzano ora a strategie concertate più efficaci e un sistema globale di scambio di informazioni relative alle società e non solo agli individui. Ciò avviene tramite la proposizione di sistemi di consolidamento fiscale su base transnazionale.

Ad esempio, a livello Ue, nel 2011 è stata presentata una proposta di direttiva  cosiddetta Ccctb (Common  consolidated corporate tax base). In base a questa proposta un gruppo collocato nella Ue determinerebbe in modo consolidato i propri utili, che verrebbero poi attribuiti ai singoli stati membri per la tassazione con le locali aliquote fiscali societarie, in base a una formula concordata basata sulla effettiva localizzazione del fatturato, cespiti e dipendenti. Questo non solo impedirebbe indebiti travasi di ricchezza, almeno all’interno dell’Unione, ma consentirebbe alle autorità nazionali anche l’accesso  a un pool di informazioni fiscali detenute dalla consolidante.

Anche gli Stati Uniti hanno avanzato significative proposte volte a ridurre i massicci fenomeni di erosione della base imponibile che vengono ottenuti dai gruppi basati negli Usa sostanzialmente preservando una esenzione sui profitti delle proprie consolidate estere mediante il rinvio sine die del rimpatrio degli utili.

Quale che sia il destino delle iniziative da entrambe le parti dell’Atlantico, non c’è dubbio che esse rappresentino una nuova prospettiva multilaterale della politica fiscale: come per l’inquinamento globale o la volatilità finanziaria, anche per il profit shifting sono necessarie iniziative che limitino le azioni di free ride opportunisti attraverso criteri definiti da tutti gli attori coinvolti, incluse le multinazionali, attraverso codici di comportamento. Per contro non sono opportune generiche norme anti-abuso da parte delle autorità fiscali nazionali, che introducono incertezza e portano a un incremento dei costi transattivi e di litigation.

 

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