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Non ci resta che crescere

LE RIFORME DA FARE E SOPRATTUTTO COME FARLE, MOBILITANDO I BENEFICIARI E COMPENSANDO I PERDENTI. DAL MERCATO DEL LAVORO ALLA SCUOLA, DALLE IMPRESE ALLA CONCORRENZA, NEL VOLUME CURATO DA TOMMASO NANNICINI UNA SERIE DI ESPERTI, TRA CUI ICHINO, FERRERA, BOERI, DI VICO E TESTA, ILLUSTRANO LE MISURE NECESSARIE A RIMETTERE IN MOTO L'ITALIA

  Tommaso Nannicini
Non ci resta che crescere. Riforme:chi vince, chi perde, come farle
Università Bocconi editore, 2011, 194 pagg., 16 euro
Mai come in questa fase storica i costi delle mancate riforme in Italia si fanno sentire, ma si continua a parlare di riforme per poi fare poco o nulla. Esiste però un insieme di cittadini pronti a sostenere un programma di cambiamento, opposti alla difesa di rendite non più sostenibili, che andrebbe mobilitato a sostegno delle riforme da realizzare. Riforme illustrate e spiegate nel nuovo volume ‘Non ci resta che crescere. Riforme: chi vince, chi perde, come farle’(Università Bocconi editore, 2011, 194 pagg. 16 euro), curato da Tommaso Nannicini, da una serie di esperti tra cui Pietro Ichino, Tito Boeri, Maurizio Ferrera, Carlo Scarpa, Dario Di Vico, Giorgio Vittadini e Chicco Testa.
 
Un volume sulle riforme necessarie in Italia che si distingue proprio per l’enfasi data al come farle, facendo leva, come spiega Nannicini, sugli interessi che ne trarrebbero beneficio, dai giovani alle donne agli imprenditori, e arginando gli ostacoli che hanno finora frenato le riforme: le difese corporative e i ritardi culturali (come l’opposizione preconcetta alle nozioni di valutazione e mercato).
 
“Crescita, produttività e investimenti che stagnano, disuguaglianza che cresce… sono tutti segnali di quello che potremmo chiamare un ‘dolce declino’ ”, spiega Nannicini. Mantenendo però l’ottimismo. “Questo circolo vizioso può essere spezzato. Ne esistono le condizioni, perché i costi economici e sociali dell’immobilismo stanno crescendo e si sta formando una constituency delle riforme, un insieme di elettori che potrebbero dare fiducia a un programma di profondo cambiamento del paese.”
 
La ricetta? Concentrarsi su come fare le riforme necessarie per rimettere in moto l’economia, tenendo conto delle caratteristiche del campo politico e individuando gli interessi che trarrebbero beneficio dalle riforme, mobilitandoli politicamente e dandogli voce, soprattutto i giovani sul cui protagonismo politico qualsiasi programma di riforme deve puntare.
 
Sono diciassette i capitoli del volume dedicati alle misure necessarie dove, tra l’altro, Pietro Ichino discute di mercato del lavoro e del bisogno di spostare l’enfasi dalla protezione del lavoratore in azienda alla protezione sul mercato, Maurizio Ferrera di welfare e il bisogno di un nuovo patto chiaro che riequilibri la spesa sociale e Filippo Taddei di riforma del fisco, proponendo una riduzione delle tasse sul reddito e un aumento delle imposizioni su immobili e rendite. Tito Boeri si sofferma su immigrazione e il bisogno di attirare l’ingresso di persone con alto capitale umano e di favorire la mobilità degli immigrati, Massimo Motta e Michele Polo illustrano i benefici di una maggiore concorrenza e liberalizzazione nell’economia, Stefano Gagliarducci, Andrea Ichino e Andrea Gavosto il bisogno di sistemi di valutazione e autonomia nelle scuole e nelle università e Pietro Micheli di un cambiamento radicale del modo di operare della pubblica amministrazione (applicando criteri di valutazione e rinnovando la formazione e il reclutamento) dato che molte delle riforme proposte nel volume dipendono dalla qualità della nostra burocrazia.
 
Per dare spinta a queste proposte, e soprattutto assicurarsi il consenso dei potenziali beneficiari, spiega Nannicini, servirà anche una classe politica credibile. Che va creata abolendo in primo luogo le proprie rendite e posizioni di potere e poi rendendo più aperta e concorrenziale la selezione delle candidature politiche. Obiettivo che Nannicini propone di ottenere tramite il ritorno ai collegi uninominali che spingerebbe i partiti a scegliere i candidati migliori. “Abbiamo risorse umane e materiali che pochi paesi possono vantare, che aspettano una prospettiva credibile per rimettersi a rischiare e crescere. Manca solo un imprenditore politico (leader o partito) che accenda la miccia,” conclude Nannicini.
 
Tommaso Nannicini è docente di Econometria e Political economy all’Università Bocconi e ha svolto periodi di ricerca a Harvard, MIT e IMF.

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di Tomaso Eridani

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