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10/09/2009
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Una madre, due figli e una casa

L'eredità può creare incomprensioni tra gli eredi. Ecco cosa prevede il nostro codice civile

Siamo due fratelli con una quota del 25% di un appartamento dove vive ancora nostra madre, l'altro 50% è ancora suo. In passato lei ha già dato molti soldi a mio fratello. Mi sorge quindi un dubbio, non vorrei che facesse un atto di donazione del suo 50% di appartamento a mio fratello, lo può fare? E se sì come mi posso tutelare? Inoltre per capire quanti soldi lei in passato ha già donato posso in qualche maniera risalire a dei vecchi estratti conto di circa 15 anni fa? Anche se mio fratello credo si sia già mosso in maniera molto astuta, posso almeno per quel che rimane tutelarmi? Se sì, avete qualche nominativo di uno studio che mi possa assistere?

jaco896@hotmail.it
 
risponde Emanuele Lucchini Guastalla, ordinario di diritto privato alla Bocconi
 
 
La risposta al quesito richiede un breve richiamo alla disciplina contenuta nel codice civile.
Nel nostro ordinamento il singolo può disporre, per il tempo in cui avrà cessato di vivere, dei suoi beni nel modo ritenuto più opportuno. Non può, tuttavia, ledere i diritti che la legge assicura ai congiunti più stretti individuati tassativamente dalla legge. Il patrimonio ereditario si compone, quindi, di una quota disponibile (che il testatore può decidere di lasciare a chiunque egli desideri) e di una quota indisponibile o di legittima, di cui il testatore non può disporre liberamente perché riservata dalla legge a determinati soggetti. Qualora il de cuius attribuisca questa quota a soggetti diversi dai legittimari, la disposizione produce comunque effetto sino a quando questi ultimi non impugnino il testamento nella parte lesiva dei loro diritti.
 
La quota di riserva stabilita a favore dei legittimari non è fissa, ma varia a seconda del numero dei figli e secondo la presenza o meno del coniuge. I legittimari sono il coniuge, i figli legittimi (a cui sono equiparati i legittimati e gli adottivi), i figli naturali (riconosciuti o dichiarati giudizialmente) e gli ascendenti legittimi.
 
La quota disponibile può essere attribuita a chiunque, ossia anche a soggetti che non erediterebbero in assenza di testamento.
 
Ciò precisato, se il de cuius muore senza lasciare testamento o senza disporre di tutto il patrimonio con atto di ultima volontà, l'intero asse ereditario (o per quella parte di cui non si è disposto per testamento) viene devoluto a determinate categorie di successibili, ossia il coniuge, discendenti legittimi e naturali, ascendenti legittimi, i collaterali, i genitori del figlio naturale, gli altri parenti sino al sesto grado e, infine, lo Stato. Qualora vi siano solo i figli, il patrimonio ereditario andrà diviso tra loro in parti uguali e tutti gli altri parenti saranno esclusi. Se, invece, concorrono i figli con il coniuge, se il figlio è uno solo metà dell'eredità spetta a lui e metà al coniuge; se i figli sono più d'uno, a loro vanno i due terzi da dividersi in parti uguali ed un terzo è assegnato al coniuge. Qualora concorrano il coniuge con i genitori e/o fratelli e sorelle, al coniuge spettano i due terzi e ai genitori e ai fratelli compete un terzo. Se, invece, il coniuge non concorre con nessuno, l'intero asse viene a lui attribuito. Se, infine, vi sono solo i genitori o i fratelli o sorelle l'eredità è da dividersi tra di loro in parti uguali.
 
Se, invece, è presente un testamento, il de cuius non può ledere la quota che spetta ai legittimari, ossia il coniuge, i figli e gli ascendenti (se mancano i figli).
In caso di concorso tra i soggetti innanzi indicati, la legge determina la quota di eredità riservata a ciascuno.
 
Così ad esempio nel caso di moglie e un figlio, il padre ha a disposizione una quota pari ad un terzo del suo patrimonio. Questa quota potrà ad esempio essere destinata alla moglie in aggiunta a quella di legge, oppure solo al figlio, o anche a soggetti estranei alla famiglia.
 
Ancora, nel caso, di un genitore con moglie e più figli, sarà possibile lasciare un valore maggiore a uno solo a scapito di tutti gli altri, destinando a lui o a lei la propria quota disponibile che in questo caso è pari ad un quarto del patrimonio.
Per quantificare l'entità della quota di patrimonio ereditario spettante a ciascun legittimario occorre tenere conto anche di eventuali donazioni effettuate in vita. In pratica, al valore dei beni lasciati per testamento occorre dapprima detrarre la somma complessiva degli eventuali debiti esistenti e quindi aggiungere il valore di tutte le eventuali donazioni. Sull'importo risultante da queste operazioni si determinerà quanto spetta a ciascun soggetto tutelato.

Per quanto riguarda infine l’ultima parte della sua domanda, le suggerisco di consultare l’Ordine degli avvocati nella città in cui risiede per scegliere il suo legale.


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