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Il suo capo e' Ursula von der Leyen

, di Pietro Masotti
L'alumna Valeria Miceli e' policy coordinator nel Gabinetto dei collaboratori piu' stretti della presidente della Commissione europea e si occupa di temi di regolamentazione finanziaria e bancaria, mercati dei capitali e fiscalita'

C'è anche un'italiana accanto alla presidente Ursula von der Leyen, nel suo gabinetto di consiglieri più stretti. È Valeria Miceli, alumna Bocconi, una laurea a fine anni Novanta in economia e relazioni internazionali e una carriera in società di consulenza e banche prima di approdare alle istituzioni europee. "All'inizio pensavo che tutto il mio background di economia aziendale non mi sarebbe servito molto nel lavoro per la Commissione", racconta Miceli. "Invece, dopo le crisi finanziarie e la conseguente stretta regolamentare a livello europeo e globale, le competenze su finanza, contabilità, bilancio, funzionamento dei board, si sono rivelate cruciali e, unite a esperienze internazionali, hanno fatto sì che potessi essere selezionata per lavorare a stretto contatto con la presidente".

La funzionaria della commissione europea oggi è dunque distaccata presso il gabinetto della Presidente, all'interno del quale lavora facendo policy su temi di regolamentazione finanziaria e bancaria, mercati dei capitali, unione bancaria, fiscalità e tassazione. Inoltre, essendo l'unico membro italiano nel gabinetto, Miceli segue da vicino le vicende politiche italiane collegate con le dinamiche europee, l'applicazione del PNRR e le relazioni personali della presidente con i leader politici del nostro paese, accompagnandola anche nelle sue missioni in Italia. "La politica italiana, come quella degli altri Stati membri, è molto focalizzata sui fatti interni", spiega l'ex bocconiana. "Lavorando nelle istituzioni europee, invece, ci si abitua a osservare tutto con uno sguardo allargato cercando di capire come ogni cosa possa essere vista o interpretata nei diversi paesi. L'Unione Europea è anche un'unione di sensibilità diverse e bisogna saperle cogliere tutte". Se ne è avuta una dimostrazione anche durante l'emergenza legata al Covid, quando l'unione ha rischiato di spaccarsi. "Inizialmente i paesi hanno reagito chiudendosi, cercando ognuno una soluzione per conto proprio", riassume Miceli. "La forte leadership di questa presidenza è stata fondamentale per ripristinare la circolazione delle merci e delle persone e ristabilire l'integrità del mercato interno". A questo è seguito il piano Next Generation EU (che include il Recovery Fund) basato sul concetto di solidarietà europea secondo il quale i paesi meno colpiti hanno aiutato quelli più in difficoltà.

E successivamente è arrivato anche l'acquisto dei vaccini in maniera centralizzata, un gesto forte grazie al quale ogni paese ha avuto accesso agli stessi vaccini e allo stesso prezzo. La gestione della pandemia è stato un grande successo europeo. "Il Covid, insomma, lo ricorderemo come il momento in cui l'integrazione europea paradossalmente ha accelerato e l'Unione si è preparata a nuove crisi. Subito dopo è infatti arrivata l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia. Se siamo riusciti ad adottare 11 pacchetti di sanzioni all'unanimità in brevissimo tempo è proprio perché eravamo coesi. Allo stesso modo, di fronte alla crisi energetica, ci siamo mossi unitamente, per diminuire la dipendenza dal gas russo. Restare Uniti è essenziale, molti lo hanno sempre pensato ma oggi l'hanno capito tutti".