Guardarsi indietro per guardare avanti
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Guardarsi indietro per guardare avanti

L'ALUMNUS RODOLFO ZAMBELLI A FINE 2019 HA RILEVATO LO STORICO MARCHIO LES COPAINS E SVELA COME SI RILANCIA UNO DEI NOMI STORICI DELLA MODA. NONOSTANTE UN'EMERGENZA CHE HA COSTRETTO A RIPARTIRE POCO DOPO ESSERE PARTITI

L’evento di presentazione della collezione Autunno/Inverno 2020/2021, la prima del nuovo corso di Les Copains, è stato tra gli ultimi ad avere luogo durante la Milano Fashion Week, appena un attimo prima della serrata generale del lockdown. “La presentazione nel nostro showroom è andata bene, ma le conseguenze dell’emergenza sanitaria sono emerse presto: in pratica le vendite della collezione si sono concluse con circa due settimane di anticipo rispetto alla pianificazione, dal momento che i buyer dall’estero hanno smesso di viaggiare e di piazzare ordini”. Rodolfo Zambelli, bolognese, una laurea in legge e un master alla SDA in Organizzazione e personale, fresco CEO del brand di abbigliamento, non ha fatto in tempo a godersi l’inizio del nuovo corso dello storico marchio, acquisito dalla BVM spa attraverso la newco di famiglia Super a fine 2019, che è stato subito precipitato nella drammatica attualità dell’emergenza Covid. “In pochi giorni abbiamo riorganizzato le attività creative con lo smart working e riconvertito la sartoria al confezionamento di mascherine che abbiamo in parte donato al Comune di Bologna e in parte venduto a prezzo di costo come contoterzisti. È servito più che altro a mantenere attiva l’azienda e a tenere alto il morale dei dipendenti, ma la situazione contingente è molto delicata, con i clienti che vogliono dilazionare i pagamenti della merce che è rimasta in magazzino nei negozi chiusi e i fornitori che ci chiedono di anticiparli per ripartire con la produzione”.
Nessuno era formato ad affrontare una situazione così inedita. Lei come manager a quali conoscenze e certezze si è aggrappato in queste settimane?
Per quanto riguarda la situazione finanziaria in realtà sarebbe bastato un aiuto in più da parte del sistema bancario, che invece nei nostri confronti si è dimostrato poco sensibile. Le nostre richieste vengono tenute in sospeso con la giustificazione che il settore abbigliamento è ad alto rischio. Ma allora tutti quei bei discorsi sulla tutela del Made in Italy che fine fanno? Non stupiamoci se poi i fondi esteri vengono a far shopping di aziende in Italia. E non penso solo alle grandi griffe ma a tutti quei protagonisti della filiera, aziende di tessuti, di filati, di confezioni, che costituiscono l’ossatura del nostro settore e che passano di mano nel silenzio generale. Per il resto, credo che abbiamo tutti fatto un grande esercizio di flessibilità e un balzo in avanti nell’innovazione. Noi, per esempio, abbiamo allestito in tempi rapidi un virtual showroom per dare modo di apprezzare la qualità del nostro lavoro e dei nostri prodotti anche da remoto. Resta cruciale però la capacità di prevedere gli effetti a catena di questa situazione; non basta reagire all’emergenza, occorre capire che cosa ci aspetta più in là nel tempo.
Per guardare avanti a volte è utile guardarsi indietro. Avere un heritage così importante è più un limite o un’ispirazione per un’azienda che deve compiere un turnaround?
È una responsabilità. E dunque richiede molta attenzione e molto rispetto per capire che cosa tenere e rielaborare e che cosa lasciare nel passato. Per questo abbiamo cercato uno stilista, Yossi Cohen, che avesse non solo criteri di coerenza con lo stile del marchio ma che avesse già lavorato con Les Copains e ne conoscesse la storia.
Con sua sorella Camilla, brand manager, come avete diviso cariche e compiti?
E’ stato facile, nonostante non avessimo mai lavorato insieme. Lei è sempre stata nel settore moda e vicina al prodotto, io invece sono un appassionato di organizzazione aziendale, dunque il perimetro di compiti si è diviso quasi spontaneamente. Inoltre c’è sempre nostro padre, Alberto, che ci dà consigli ma ci lascia anche molto liberi. Certo, ogni pranzo in famiglia rischia di diventare un Cda ristretto, ma è il bello delle aziende familiari questo continuo confronto.
Oltre alla guida stilistica, qual è il primo manager con il quale avete rafforzato la squadra?
Un direttore commerciale, perché la rete vendita aveva assoluta necessità di essere riorganizzata. L’Italia è il mercato più presidiato e nel quale puntavamo a confermare inizialmente gli stessi numeri della gestione precedente ma riposizionando il prodotto su una fascia più alta rispetto. L’Europa invece dovrà essere un mercato di espansione e in particolare puntiamo sull’area DACH (Germania, Austria e Svizzera), dove mancava del tutto una distribuzione organizzata.
Che approccio crede sia giusto avere con le licenze per un brand storico ma recentemente rimodernato?
Le licenze sono importanti per la brand awareness, per poter offrire agli affezionati del marchio un piccolo mondo nel quale, oltre al total look, trovano anche gli accessori, dalle borse all’eyewear, dal profumo alla valigeria. E non nascondo che sono anche uno strumento utile per il fatturato. Però devono essere gestite con attenzione, con un controllo scrupoloso sull’output finale perché il nome del brand è quello che conta e lo stile ci deve rappresentare. Non vogliamo affrettare questa strada né farci ingolosire da un accordo che oggi sarebbe semplice sottoscrivere ma del quale potremmo poi pentirci. Credo sia saggio, quando si comincia un nuovo corso, prendersi del tempo per scegliere bene i partner tra coloro che già lavorano con il meglio del settore.

Didascalia biografica
«La mia famiglia mi ha sempre spinto a fare qualcosa che mi piacesse e che, un giorno, potesse portare un valore aggiunto alle attività dell’azienda famigliare. Per questo, dopo la laurea in giurisprudenza a Bologna, ho scelto di guardare al mondo dell’organizzazione aziendale, un ambito che mi ha sempre attratto perché offre la possibilità di incidere sull’assetto di un’azienda e di verificare day by day la bontà del proprio operato». Rodolfo Zambelli, oggi CEO di Les Copains, arriva così alla SDA Bocconi per il master in Organizzazione e personale, un diploma che gli apre le porte di Parmalat e di altre multinazionali strutturate fino a ricoprire il ruolo di business partner per l’area EMEA e North America in Maccaferri. «È stato un periodo bellissimo, durato 4 anni, nel quale ho viaggiato molto, vivendo per diversi mesi all’estero, dagli Stati Uniti alla Russia al Sud Africa. Quando però, nell’estate 2019, la trattativa per l’acquisto di Les Copains da parte dell’azienda familiare è entrata nel vivo, ho capito che era arrivato il momento di rientrare e gestire in prima persona questa newco».

 

di Emanuele Elli

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