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Politiche verdi a prova di dissenso

, di Livio Di Lonardo - Assistant Professor di Political Science
La transizione verso un futuro sostenibile richiede che siano gestite correttamente anche le scelte politiche, come dimostra il caso dell'Area B della citta' di Milano. Perche' i loro costi sono distribuiti in modo diseguale tra la popolazione

La minaccia esistenziale dei cambiamenti climatici è sempre più tangibile. Se gli impatti drammatici si manifestano con frequenza e impatto sempre maggiore, contrastare questa minaccia rappresenta una sfida formidabile su due fronti principali: tecnologico e politico. Mentre molto è stato scritto sulla difficoltà del processo di transizione verso un modello economico più sostenibile, riducendo drasticamente la dipendenza dai combustibili fossili, il problema politico rimane un ostacolo significativo al raggiungimento di questi obiettivi.

Uno dei principali problemi associati a molte politiche ambientali è che spesso generano dei costi significativi per i cittadini nell'immediato, mentre i benefici tendono a manifestarsi solo successivamente. Un altro aspetto critico, e possibilmente ancora più problematico, di queste politiche è la loro natura spesso regressiva. Questi costi tendono infatti ad essere distribuiti in maniera diseguale, gravando maggiormente sulle fasce più deboli della popolazione. Il disallineamento tra distribuzione di costi e benefici può generare insoddisfazione e rende difficile creare consenso attorno a tali misure.

In Italia, la città di Milano, una delle città europee con la peggiore qualità dell'aria, ha sperimentato queste difficoltà con l'introduzione dell'Area B, una zona a traffico limitato che copre il 72% della città di Milano, e in cui vive il 97% dei cittadini milanesi. Annunciata dall'amministrazione di Beppe Sala nel luglio del 2018, e implementata a partire dal febbraio del 2019, l'Area B ha vietato la circolazione di alcuni veicoli particolarmente inquinanti, colpendo soprattutto i possessori di auto più vecchie. Una misura che, obbligando di fatto i possessori di auto inquinanti ad acquistarne una nuova o a sopperire in altro modo, ha generato una forte opposizione politica, soprattutto da parte della Lega, i cui esponenti hanno spesso puntato il dito contro l'impatto negativo per le fasce meno abbienti.

In uno studio recentemente pubblicato su American Political Science Review, con i colleghi Italo Colantone, Yotam Margalit, e Marco Percoco, abbiamo analizzato l'impatto dell'introduzione di Area B sulle scelte di voto dei cittadini milanesi. Nel corso della ricerca, abbiamo acquisito informazioni tramite un sondaggio su un campione di circa mille residenti nell'Area B di Milano. Successivamente, abbiamo confrontato le scelte di voto e le opinioni di due gruppi distinti: il primo gruppo comprende individui proprietari di veicoli soggetti al divieto di circolazione, mentre il secondo gruppo è composto da persone con automobili simili ma non affette dalla restrizione.

I risultati indicano che i cittadini direttamente colpiti dalla politica di limitazione del traffico sono stati più propensi a votare per la Lega nelle successive elezioni europee. il cambiamento nel comportamento di voto non è derivato da un ridimensionamento dell'ambientalismo, bensì da un disappunto per la distribuzione diseguale dei costi dell'Area B. Inoltre, coloro che hanno ricevuto una forma di compensazione dall'amministrazione comunale non hanno manifestato lo stesso livello di dissenso politico.

I risultati mettono in luce l'importanza cruciale di considerare le conseguenze distributive delle politiche ambientali. Distribuire equamente i costi e prevedere misure di compensazione accessibili possono contribuire a ridurre l'opposizione all'introduzione di nuove misure ecologiche, e migliorarne la sostenibilità a lungo termine. La gestione attenta delle politiche verdi è essenziale per costruire un consenso pubblico duraturo e per guidare la transizione verso un futuro più sostenibile.