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L'impresa riformista

, di Susanna Della Vedova
Lavoro, innovazione, benessere, inclusione: i valori che rendono oggi l'impresa non solo macchina che genera profitto, ma risorsa in tempi di tensioni e disuguaglianze. A sostenerlo e' Antonio Calabro' nel suo nuovo libro per Egea

L'impresa, strumento di crescita economica e di sviluppo, è anche luogo dell'identità e dell'appartenenza, agente essenziale di trasformazione sociale e civile. Un attore consapevole dei processi di innovazione che dall'economia si allargano alla società. Una risorsa, in tempi di tensioni, rancori, ascensore sociale bloccato e disuguaglianze.

In una stagione di crisi delle democrazie liberali e delle relazioni tra democrazia e cultura di mercato, sarebbe riduttivo pensare all'impresa esclusivamente come a una macchina che genera profitto.

"Ecco perché diventa rilevante parlare di impresa riformista, ovvero l'impresa come soggetto politico attivo", afferma Antonio Calabrò nel suo ultimo libro L'impresa riformista. Lavoro, innovazione, benessere, inclusione (Bocconi editore 2019; 304 pagg.; 28 euro).

Politico non certo nel senso delle politics, gli atti concreti di governo e di attuazione di riforme, ma in quello della policy, i progetti, le strategie economiche, sociali, culturali.
Non un partito delle imprese, ma l'impresa come soggetto che vive nella società e che contribuisce a determinarne le trasformazioni. Da ascoltare e non ostacolare, nei suoi processi di costruzione di lavoro e sviluppo.

Sta purtroppo crescendo nel paese un diffuso clima anti-imprese, che trova alimento in ambienti di governo. Un clima sbagliato, in contrasto con gli interessi di fondo dell'Italia, nel contesto di una grande riforma necessaria dell'Europa.
La via è quella di una scelta di cultura e di pratica d'impresa che va oltre l'orizzonte del pur indispensabile fare profitti e lega, al valore per gli azionisti, l'impegno su un sistema di valori d'innovazione positiva, attenzione ambientale, solidarietà, responsabilità sociale.

Antonio Calabrò (1950) è direttore della Fondazione Pirelli, vicepresidente di Assolombarda e membro dei board di numerose istituzioni e società (Università Milano Bicocca, Nomisma, Touring Club, Orchestra Verdi, Centro per la cultura d'impresa, UniCredit Lombardia, Fondazione Unipolis ecc). Giornalista e scrittore, ha lavorato a L'Ora, Il Mondo, la Repubblica, è stato direttore editoriale del gruppo Il Sole24Ore e ha diretto La Lettera finanziaria e l'agenzia di stampa ApCom. Tra i suoi ultimi libri, Orgoglio industriale, Cuore di cactus, La morale del tornio, I mille morti di Palermo. Insegna all'Università Cattolica di Milano.

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