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Didattica

Cliniche legali, al via la selezione per il prossimo anno accademico

, di Davide Ripamonti
Il 22 giugno la presentazione della seconda edizione e l'apertura delle candidature. Melissa Miedico racconta cosa fanno gli studenti impegnati in questo delicato progetto

"È un'esperienza completamente diversa dal punto di vista formativo, lo studente impara facendo e mettendosi in gioco personalmente e fisicamente in un contesto di enorme bisogno e fragilità. E, soprattutto, può misurare l'impatto sociale dell'attività che svolge". Se qualcuno dovesse porsi la domanda: "perché le cliniche legali?" tra le molte proposte di attività opzionali a disposizione degli studenti del corso di laurea in Giurisprudenza dell'Università Bocconi, le parole di Melissa Miedico, professore associato di diritto penale e coordinatrice del progetto, dicono molto, forse tutto. Le cliniche legali in Bocconi sono una realtà dallo scorso autunno e si dipanano lungo tre direttrici: una presenza presso lo spazio Off Campus del Politecnico, in zona San Siro, uno sportello nel carcere di Bollate e un'attività di consulenza riservata alle start up, che è un po' la novità di questa seconda edizione. La presentazione della clinica agli studenti del quarto e quinto anno avverrà il 22 giugno alle 18 quando, contestualmente, si aprirà anche la selezione dei candidati per il prossimo anno accademico.

Le cliniche, come tiene a precisare Melissa Miedico, "non svolgono consulenza legale, compito che spetta eventualmente ad alcuni studi convenzionati con noi, ma forniscono attività di assistenza e orientamento in ambito legale a titolo gratuito e aiutano le persone a risolvere problemi pratici che la burocrazia, soprattutto per chi viene da altri paesi, rende insormontabili, come compilare la domanda per ottenere una casa popolare oppure fornire informazioni sul permesso di soggiorno e sul diritto all'istruzione". Nella sua prima edizione il progetto cliniche legali ha coinvolto circa 25 studenti dell'Università e non si è fermato nemmeno davanti all'emergenza Covid che ha, come per tutte le altre attività, convogliato sul web una serie di procedure che prima si facevano di persona. Ma senza sminuirne l'efficacia. Anzi, come spiega ancora Melissa Miedico, "alcune settimane fa sono state addirittura depositate due istanze in cui solleviamo una questione di illegittimità costituzionale redatte con la nostra clinica di Bollate. Inoltre, sono stati organizzati numerosi incontri con avvocati ed esperti su temi caldi quali l'immigrazione e le violenze di genere".
Ma c'è di più: "Abbiamo anche svolto un vero e proprio ruolo di mediatori culturali nella zona dello sportello di San Siro redigendo una serie di documenti informativi per spiegare, in relazione al Covid, i provvedimenti emessi da Stato, Regione e Comune e le relative agevolazioni che si potevano chiedere".

"Dal mio punto di vista si è trattato di un'esperienza preziosissima", racconta Sara Ambrosini, studentessa del quarto anno con un futuro in magistratura, "perché lavorando in carcere ti rendi veramente conto di come funzioni la giustizia. Poi ti senti veramente utile anche quando ti trovi in situazioni che non riesci a risolvere come avresti voluto, come in un complicato caso di un detenuto romeno che chiedeva di essere trasferito in un carcere del suo paese. Non sussistevano i presupposti, ma abbiamo dovuto studiare le relative procedure sia per quanto riguarda l'Italia, sia per la Romania. E anche spiegargli i motivi per cui non ne aveva diritto, un compito difficile ma anche un ruolo di mediazione estremamente importante. Questa esperienza ci ha insegnato a comunicare con persone che, in futuro, potrebbero rivolgersi a noi".