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Lavorare guardando al lungo termine

, di Pietro Masotti
Il respiro quinquennale di una istituzione come la Commissione europea mette al riparo dalla variabilita' dei calendari nazionali, racconta l'alumnus Gabriele Giudice, Capo Unita' nella divisione Economie degli stati membri della Commissione. Un lavoro coinvolgente il suo, che permette di toccare con mano l'avanzare dell'integrazione economica e politica

All'inizio fu una tesi sui Fondi strutturali europei, poi una formazione supplementare all'ISPI con focus sul trattato di Maastricht allora in corso di definizione, e dopo ancora un tirocinio nella Direzione generale della Commissione europea. Il processo di costruzione dell'UE, insomma, è nel dna della formazione professionale di Gabriele Giudice, oggi Vicedirettore e Capo Unità nella divisione Economie degli stati membri della Commissione europea, che da giovane economista a Bruxelles è stato anche tra i testimoni dell'introduzione dell'euro . "Nella posizione attuale seguo, tra gli altri progetti, il piano NextGenerationEU, con compiti di sorveglianza economica e fiscale e il programma di attuazione degli aiuti del cosiddetto PNRR in diversi paesi", riassume Giudice.

"In passato sono stato negoziatore per gli aiuti a Lettonia e Grecia, con programmi di riforme che hanno aiutato questi paesi a entrare nell'euro o a rimanerci nonostante le gravi crisi finanziarie che affrontavano. Oggi lo sono per i piani di resilienza e ripresa di Spagna e Croazia, che costituiscono due primati, il primo in termini assoluti e l'altro in relazione al Pil del paese". Si tratta di una funzione sia tecnica che negoziale, che richiede competenze allargate, che spaziano in ambiti molto diversi dell'economia di un paese toccando temi di politica sociale, il lavoro, le pensioni, la sanità, settori come l'energia o i trasporti, ma anche riforme istituzionali come, per esempio, quella dell'amministrazione pubblica o della giustizia. "Per questo è un lavoro che si può svolgere solamente in team ed in stretto contatto con gli stati membri, attraverso la condivisione di ogni decisione e ogni modifica sui documenti", precisa il dirigente. "In questa fase di applicazione del PNRR alle singole realtà dei paesi si percepisce il respiro dell'istituzione sovranazionale, quale è la Commissione europea, che guarda sempre al lungo periodo. In Commissione il calendario è quinquennale - in questo momento lavoriamo già sul mandato della prossima Commissione - restando così relativamente al riparo dalla variabilità dei calendari politici nazionali. Si inizia a lavorare, insomma, sapendo che si avrà tempo per finire. Ma la parte più coinvolgente di questa attività è constatare come porti effettivamente ad una maggiore integrazione sia delle economie europee che delle istituzioni. NextGenEU, in particolare, è uno strumento innovativo, la cui importanza non si valuta dalla singola misura ma dai nuovi mezzi che offre all'UE per essere solidale con gli stati ed i cittadini".

Un segnale di conforto per le tante sfide importanti che si profilano all'orizzonte, a cominciare dalle nuove ipotesi di allargamento ai paesi dei balcani. "Credo che prima di aprire a nuovi ampliamenti sia necessario riflettere sui meccanismi dell'unanimità nelle decisioni che sono scritti nei fondamenti dell'UE e che rischiano di essere non più una forma di tutela ma un freno allo sviluppo", osserva l'ex alumnus Bocconi. "Ma c'è un'altra sfida molto importante che è quella per la competitività globale e nella quale non siamo favoriti. L'Europa, non fosse altro che per le dimensioni ridotte rispetto ad altri continenti, non è più un'economia così rappresentativa per il mondo come era una volta, né ha rapporti facili con tutti gli interlocutori. Dunque anche le regole che erano pensate per preservare la concorrenza interna tra operatori di diversi stati membri oggi devono essere riconsiderate, per favorire la competitività del sistema europeo nel suo insieme con il resto del mondo".