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Il sogno europeo di Mario Nava: la Ue sappia alzare l'asticella e stara' sempre meglio

, di Michele Chicco
Il numero uno della Dg Reform e' l'Alumnus of the Year del 2023. Dopo la laurea in Bocconi ha iniziato la sua lunga carriera a Bruxelles e ora guarda con fiducia al futuro: 'Ma l'Unione resti sempre coerente alla sua vocazione di social market economy'

È tra gli italiani più influenti di Bruxelles, da 29 anni nella capitale europea per accelerare l'integrazione dei 27 paesi membri dell'Unione. Mario Nava ha realizzato il suo sogno di giovane studente dell'Università Bocconi: "Lavorare in Europa e avere un impatto sulla vita delle persone". Non è un traguardo facile da raggiungere. Oggi è alla guida della Dg Reform, l'ultima nata tra le direzioni generali della Ue, in passato è stato anche al fianco di Mario Monti, ai tempi in cui era Commissario alla Concorrenza, e di Romano Prodi, presidente della Commissione.

Mario Nava, lei vede l'Europa da vicino: come sta l'Unione?
Questo è il mio undicesimo posto di lavoro in 29 anni a Bruxelles. Se posso, con un calambour direi che l'Europa sta meglio di ieri, ma meno bene di come starà domani. In questi trent'anni abbiamo avuto un'evoluzione e ora quando arriva la crisi siamo tutti europei. Lo abbiamo visto con il Covid e con la guerra in Ucraina, ma anche su temi specifici come le migrazioni si invoca l'intervento dell'Europa. In tre decenni ho visto progressivamente spostare i margini di azione dell'Unione europea: il joint procurement dei vaccini fino a tre anni fa sarebbe stato impensabile e anche gli Eurobond emessi per finanziare il Pnrr erano un tabù. Il nostro stesso lavoro alla Dg Reform, una sorta di joint procurement di expertise tecnica, fino a 5 anni fa era inimmaginabile. C'è un progressivo aumento dell'integrazione europea e non per fattori ideologici: è una semplice necessità economica e sociale.

Non possiamo aspettare sempre una crisi per fare dei passi avanti
È per questo che proviamo a fare disegni di lungo periodo. Lo stiamo stiamo facendo anticipando le prossime crisi, che è chiaro a tutti quali saranno: la crisi ambientale e la crisi climatica. Vogliamo anticipare la risposta, con obiettivi al 2030 e al 2050, e cerchiamo di fare in modo che gli Stati membri convergano sulle posizioni della Ue. Ma come rivela l'Eurobarometro, i cittadini si aspettano dall'Europa la risposta alle crisi. Quando tutto va bene, bene o male ci soddisfa il Governo nazionale, quando invece la crisi è ben più larga l'Europa diventa fondamentale.

Qual è il lavoro della Dg Reform?
È una direzione generale nuova, fondata nel 2020. Ma è innovativa anche nell'idea: portiamo aiuto tecnico agli Stati membri per fare le riforme strutturali, trasferendo conoscenze ed esperienza. Un'idea che era stata attuata ai tempi della crisi greca-cipriota e poi è stata progressivamente estesa a tutti i Paesi. Non è un corso di recupero per gli allievi meno bravi, ma una master class: gli Stati fanno richiesta di supporto, noi organizziamo il lavoro, granuliamo tutti gli sforzi e accompagniamo i paesi lungo il percorso. Lavoriamo su 170 progetti all'anno, molti dei quali multi country.

Che tipo di riforma avete contribuito a scrivere in Italia?
C'è un esempio molto chiaro, che per di più è sbocciato in Bocconi: quello della Capital market reform in Italia. La Dg Reform, con l'aiuto dell'Ocse, ha preparato un rapporto nel 2020 identificando quello che bisognava fare, questo rapporto è stato pian piano digerito dalle autorità nazionali che hanno cominciato a lavorarci con il Libro Verde sul mercato dei capitali. Dopo un po' di interazioni, nel 2023 l'Italia ha preparato il Ddl Capitali che oggi sta seguendo il suo iter parlamentare. È un esempio interessante perché viene dal lavoro fatto dalla Dg Reform nel 2020 che è continuato nel tempo. Se ci fossimo fermati non sarebbe successo molto, invece abbiamo continuato a lavorare perché per noi è importante che il supporto fornito si trasformi in realtà concreta.

Il Next Generation dà molto spazio a investimenti ma pari importanza a riforme strutturali. Come la Dg supporta gli Stati?
Su questo c'è una bellissima frase di Ursula von Der Leyen che proprio in Bocconi disse che le riforme sono il motore dell'Europa e che gli investimenti sono la benzina. Il Pnrr costituisce due terzi del nostro lavoro, noi supportiamo gli Stati nel disegnare le riforme e andiamo a verificare i passaggi che devono essere fatti per implementare i progetti.

Ci sono necessità di riforme comuni all'interno della Ue?
Sì, ci sono dei tratti comuni per il digitale, l'attenzione al sociale e alla sostenibilità. L'Europa è una social market economy e quello che vogliamo è che tutti davvero facciano la transizione green e digitale, non solo chi può può permettersi gli investimenti nei pannelli solari o sulla connettività. Altro tratto comune, del quale il Covid ha rivelato la sua importanza, è la necessità di rinforzare la pubblica amministrazione: la pandemia ha dimostrato che senza una pubblica amministrazione capace di tradurre le idee in atti pratici diventa difficile implementare qualunque piano. È una difficoltà aggiuntiva perché la pubblica amministrazione, oltre a fornire servizi, deve ora sempre piu' agire come project management.

Come l'Europa può evitare i rischi che minacciano il suo futuro?
La coerenza e' certamente un aspetto importante. Questa virtù le ha permesso finora di presentarsi sul mercato dei capitali con un'immagine che rispecchia esattamente il suo essere: leader mondiale della trasformazione verde e della trasformazione digitale, con un'attenzione alle questioni sociali. La coerenza sui mercati è fondamentale. Ora la Presidente Ursula Von der Leyen nel corso dello State of the Union ha messo l'accento sulla competitività, con il rapporto che è stato assegnato a Mario Draghi, e sulle questioni geopolitiche, con l'allargamento che dovremo affrontare nei prossimi anni. Un aspetto che ha una valenza esterna, verso i paesi che entreranno nella Ue, e interna, perché presupporrà cambiamenti necessari per accogliere i nuovi membri.

Nel suo curriculum c'è un particolare insolito che mi ha colpito: la passione per il calcio. Ha giocato e allenato: cosa porta dello sport nel mondo del lavoro?
Sono interista da 58 anni, cioè da prima di nascere. Adoro lo sport e porto con me di sicuro la disciplina, il rispetto dei tempi e la gestione della tensione. Lo sport insegna tanto, soprattutto che ogni attività che facciamo non è mai fine a se stessa.


Biografia
Mario Nava, classe 1966, è Alumnus of the Year 2023 dell'Università Bocconi. Milanese di nascita, si è laureato nel 1989 con una tesi in Matematica finanziaria. Attratto dall'Europa, negli anni Novanta ha iniziato la sua trentennale carriera a Bruxelles e nel 2018 ha avuto una parentesi di pochi mesi da presidente della Consob. "Agli studenti della Bocconi consiglio sempre di non passare in mezzo ai leoni e di studiare tantissimo fin dall'inizio: è uno dei posti al mondo dove i più cool sono anche i più bravi. Chi si è appena laureato deve tornare spesso in università e mantenere i contatti con gli ex alunni: è un network di amicizie che dura per tutta la vita. Ci vuole rigore, studio e rispetto per gli altri".