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Antonio Aloisi, dal giornale del liceo al cda della Bocconi

IL NEO RAPPRESENTANTE DEGLI STUDENTI SI RACCONTA. TRA LA RESPONSABILITÀ DEL NUOVO RUOLO, LE ANSIE PER UNA POLITICA CHE NON ASCOLTA I GIOVANI E IL DESIDERIO DI INTRAPRENDERE LA VIA DEL GIORNALISMO

Alle elezioni dello scorso 18 e 19 maggio, che hanno rinnovato tutta la rappresentanza studentesca della Bocconi, ha preso il 55% dei voti validi espressi dagli studenti. E a distanza di qualche settimana, è stato ufficialmente nominato a rappresentare i suoi colleghi all’interno del cda dell’Università. Si tratta di Antonio Aloisi, 22 anni e al terzo anno della laurea magistrale in giurisprudenza, che per due anni siederà in consiglio a fianco di Monti, Pavesi e Tabellini, ma anche, tra gli altri, Profumo, Passera e Tronchetti Provera. Emozionato? “Un po’, ma sono sereno”.

Antonio Aloisi
Antonio è arrivato allo scranno più alto della rappresentanza alla sua seconda campagna elettorale, ma è dal primo anno, da quando era ancora una matricola, che ha deciso di impegnarsi politicamente all’interno dell’università. Eppure, la parola politica è proprio quella che gli piace di meno, sarà forse perché la sua generazione “si sta confrontando con il vero fallimento della politica comunemente intesa, quella che ormai, a noi ventenni, fa storcere il naso”. Lui preferisce parlare di impegno per la rappresentanza (“Policy, non politics, direbbero gli anglosassoni”), anche perché, tiene a sottolineare, “qui in Bocconi si tratta di fare artigianato della politica, di lavorare con tutti, soprattutto con quelli degli altri gruppi (Antonio era in corsa con B.Lab, gli altri erano Alternativa Democratica e Obiettivo Studenti), per cercare di risolvere questioni molto concrete della nostra vita studentesca. C’è insomma solo la voglia di mettersi in gioco e impegnarsi in un’attività di grande responsabilità”.
 
Responsabilità che Antonio sente molto, ma per la quale sembra essere portato. Durante gli anni del liceo (Classico, a Galatina, provincia di Lecce), dirige il giornalino della scuola, LiberaMente, e contemporaneamente inizia il suo impegno per i suoi colleghi entrando alla Consulta provinciale degli studenti (“Organo piuttosto poco influente”, commenta). Trasferitosi a Milano ed entrato alla Bocconi, scopre subito l’esistenza del gruppo B.Lab e inizia a frequentarne le riunioni. “Quello stesso anno si tenevano le elezioni studentesche e fui eletto al consiglio di scuola di Giurisprudenza”, racconta.
 
La passione per l’impegno civile l’ha vissuta anche in famiglia: il padre, pedagogista, ha avuto qualche incarico a livello locale e nel mondo del volontariato. E proprio il fatto di vedere in concreto l’esperienza della macchina politica, lo mette un po’ sul chi vive: “Ciò che non voglio è mettermi una maschera di partito e recitare un ruolo all’interno di un sistema politico che è comunque chiuso ai giovani, credo che la mia generazione ne abbia abbastanza di non avere voce in capitolo”.
 
Questa visione dell’impegno civile si riflette anche sulle sue aspirazioni per il futuro: Antonio, alla fine dell’università, si vede piuttosto come giornalista. “È una strada che mi piacerebbe prendere e per la quale sto cercando di accumulare esperienze”, spiega. In questi anni ha creato un suo blog di attualità e politica e collabora con Linkiesta, quotidiano online per il quale ha già scritto una recensione de Il gioiellino, il film di Molaioli sul caso Parmalat, e sta mettendo a punto piccole inchieste sulle energie rinnovabili e sul ruolo dei nuovi media. Il suo blog, tra l’altro, è stato notato dall’ufficio stampa di Cortina InConTra, la kermesse politica e culturale della località veneta, che lo ha cooptato per l’edizione estiva 2010 e per quella 2011. “Lì tenevo il diario di bordo della manifestazione, per il sito, e ho realizzato alcune interviste”. E se la strada del giornalismo non dovesse avere sbocchi? “Allora mi piacerebbe fare il giuslavorista: il diritto del lavoro è finora la mia materia preferita. Non so se mi piacerebbe essere solo avvocato, spero di avere di fronte a me più strade. E di poter scegliere liberamente”.


di Andrea Celauro

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