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Elite all'italiana

IN UN RECENTE VOLUME CURATO DA BOERI, MERLO E PRAT, L'ANALISI DELLE DUE COMPONENTI PRINCIPALI DELLA CLASSE DIRIGENTE, I POLITICI E I MANAGER, E DEI LEGAMI CHE LE UNISCONO

Tito Boeri, Antonio Merlo, Andrea Prat
Classe dirigente
L'intreccio tra business e politica
Università Bocconi editore, 2010, 155 pagg,
19 euro

Da un lato ci sono i politici, dall’altra i manager. Due mondi che sono sempre più spesso l’uno il terreno di coltura per l’altro. Così, ad esempio, i parlamentari provenienti dal management sono aumentati dal 6 al 18% tra la I e la XV legislatura mentre, sull’altro versante, un terzo dei manager oggi incontra politici o membri delle amministrazioni pubbliche almeno una volta alla settimana. Evidenze che emergono dai due studi distinti, il primo sulle caratteristiche dei parlamentari italiani, il secondo su quelle del management delle nostre imprese, sviluppati per il decennale della Fondazione Rodolfo Debenedetti e adesso raccolti in Classe dirigente. L’intreccio tra business e politica (Università Bocconi editore, 2010, 155 pagg., 19 euro), a cura di Tito Boeri (Università Bocconi), Antonio Merlo (University of Pennsylvania) e Andrea Prat (London school of economics).

Nella prima parte del volume, che reca anche il commento di Giuliano Amato, è fotografato il cambiamento dei parlamentari italiani dal 1948: la percentuale di donne è salita dal 7,2% al 20,8% e il tasso di laureati è sceso dal 91% al 64,4%. I neoeletti provenienti dal settore legale sono diminuiti dal 33,9% al 10,6%, mentre è aumentata la percentuale di legislatori provenienti dal settore industriale (dal 12,4% al 26,3%), ma ne è cambiata la composizione: gli operai sono scesi dal 6,3% al 5%, mentre i manager sono aumentati dal 6,1% al 18,2%.
 
Per quanto riguarda le retribuzioni, l’indennità parlamentare è aumentata in termini reali dai 10.712 euro del 1948 a 137.691 euro nel 2006, con una variazione del 9,9% annuo e un incremento totale del 1.185%. Per paragone, le retribuzioni dei membri del Congresso americano sono aumentate da 101.297 a 160.038 dollari, con un incremento dell’1,5% annuo e del 58% totale. L’attività parlamentare è economicamente vantaggiosa non soltanto per l’entità dell’indennità parlamentare: secondo lo studio, infatti, gli extraredditi dei parlamentari italiani, derivanti da altra attività professionale, tendono ad aumentare durante il mandato.
 
Infine, gli autori hanno provato a stimare, da dati quali il livello di istruzione o il settore di provenienza, come sia cambiata la qualità dei legislatori italiani. E il quadro che ne emerge non è confortante. Lo spartiacque è rappresentato dal passaggio alla Seconda Repubblica: in tutto, la quota di legislatori più qualificati della media è del 61,9% prima del 1994 e del 35,2% nel periodo successivo. Mettendo in relazione questi dati con quelli relativi alla retribuzione, inoltre, lo studio evidenzia “un rapporto negativo tra le abilità dei parlamentari e il loro reddito parlamentare: all’aumentare di questo, la qualità peggiora”. Anche perché, “per ogni 10.000 euro guadagnati al di fuori dell’attività legislativa, la presenza alle votazioni in Parlamento si riduce dell’1%”.
 
La seconda parte del volume, commentata tra l’altro da Luigi Zingales, fotografa invece i tratti dei manager del nostro paese. Si evidenzia, in particolare, come nelle imprese familiari, molto diffuse nel tessuto produttivo italiano, il modello di gestione propenda più per un modello di management legato alla fedeltà verso la proprietà dell’azienda che per un modello legato alle prestazioni. La proprietà di tali imprese valuta dunque meno i propri manager in base ai risultati, ha scarsa cultura del bonus economico e il reclutamento avviene attraverso canali più informali. Il management delle imprese familiari, inoltre, ha una propensione al rischio inferiore rispetto a quello delle multinazionali. Lo studio analizza poi il tempo che i manager dedicano alle varie attività e a questo proposito, nella sua prefazione al volume, Boeri sottolinea come “sorprende il fatto che il tempo speso con politici non sia inferiore a quello dedicato alle banche anche da parte dei top manager delle imprese non partecipate o possedute dallo stato o di aziende non municipalizzate”.
 
I terreni del manager e del politico, in sostanza, si sono via via avvicinati. “Tutto ciò”, aggiunge Boeri, “suggerisce che la classe politica italiana è sempre più coinvolta in attività imprenditoriali private e che un’ampia fetta del capitalismo italiano è profondamente orientata alla politica”, col rischio “che l’intreccio tra mondo degli affari e politica possa degenerare in controllo politico che difetta di accountability, di responsabilizzazione dei politici di fronte agli elettori”. “È bene”, conclude quindi il docente della Bocconi, “che il ruolo del manager e quello del politico rimangano separati”.
 
Tito Boeri, ordinario di economia del lavoro all’Università Bocconi, è direttore scientifico della Fondazione Rodolfo Debenedetti e coordinatore di www.lavoce.info.
Antonio Merlo è Lawrence R. Klein professor of economics e direttore del Penn Institute for economic research alla University of Pennsylvania.
Andrea Prat è professore di economia alla London school of economics (Lse)
 


di Andrea Celauro

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