OPINIONI |

L'identikit delle imprese che resistono

RISULTA VINCENTE CHI INVESTE CONTINUATIVAMENTE IN R&S E HA SAPUTO GOVERNARE LA CRESCITA

di Giovanni Valentini, assistant professor presso l'Istituto di strategy del Dipartimento di management della Bocconi

Alcuni discutono sulle sue cause, altri si domandano se sia già finita o no. Tutti, però, concordano sul fatto che gli ultimi mesi, o forse è meglio dire gli ultimi anni, sono stati caratterizzati da una marcata crisi economica. In tale difficile contesto generale, è tuttavia indubbio che alcune aziende sono riuscite meglio di altre a far fronte alle difficoltà e a ottenere risultati economici soddisfacenti, almeno in termini relativi. Cosa caratterizza queste aziende? Quali fattori possono contribuire a spiegarne il successo e la capacità di adattamento?

Per capirlo, Laura Sobrero ed io abbiamo analizzato un campione di circa di 500 aziende europee di dimensioni medio-grandi. La redditività di chiusura del 2008 di queste aziende, così come catturata dal ritorno degli investimenti, è stata messa in relazione alle scelte strategiche compiute dalle aziende stesse nei quattro anni precedenti.
 
Al di là di alcune ovvie differenze settoriali, l’analisi statistica effettuata indica che due fattori principali sembrano essere stati alla base della capacità delle imprese di affrontare la crisi. Tali fattori confermano il senso comune, ma con alcune importanti specificità.
 
Anzitutto, lo studio ha evidenziato l’importanza di investimenti sostenuti e costanti nel tempo in ricerca e sviluppo. Investire in maniera occasionale, anche se si tratta di cifre ingenti, non è sufficiente. Anzi, può risultare addirittura controproducente. Le aziende che nei quattro anni precedenti l’inizio della crisi avevano non solo investito in r&s, ma lo avevano fatto anche con continuità e costanza (ovvero con minor varianza) hanno potuto ottenere i migliori risultati economici. Questo perché investire in innovazione non significa solo puntare a conseguire un nuovo prodotto o servizio che, per un periodo ormai sempre più limitato, sia in grado di influenzare direttamente il posizionamento competitivo di un’azienda, ma significa anche, indirettamente, puntare al miglioramento delle competenze interne dell’azienda e alle proprie capacità di adattamento agli shock esterni. Per fare questo, tuttavia, è necessaria una politica, nonché una cultura, di investimenti in r&s non estemporanei.
 
Il secondo fattore che distingue le aziende che hanno ottenuto una maggior redditività concerne il loro percorso di crescita. Si potrebbe essere portati a pensare che le aziende che meglio hanno sostenuto l’avvento della crisi siano state quelle che erano cresciute più delle altre prima della crisi stessa, quelle che cioè potevano potenzialmente contare su una maggiore disponibilità di liquidità e risorse economico-finanziarie rispetto alle altre imprese. Lo studio mostra come in realtà esista un livello ‘ottimale’ di crescita delle vendite, oltre il quale prevalgono effetti negativi. La redditività delle aziende è infatti legata in maniera curvilineare alla crescita del fatturato degli anni precedenti, con una tasso maggiore di redditività per le aziende che sono state caratterizzate da un livello intermedio di crescita. Crescere e non limitarsi ad una strategia di mera sopravvivenza è fondamentale, ma la crescita non deve essere l’obiettivo da massimizzare. Paradossalmente, il rischio è proprio quello di minare le basi della crescita futura e sostenibile.
 
Se questi fattori contribuiscono a spiegare la performance delle aziende nell’ultimo periodo di crisi, è altresì vero che le indicazioni scaturite dallo studio possono comunque costituire un utile elemento di riflessione per delineare le strategie future per uscire dalla crisi. E per prepararsi al prossimo momento di difficoltà.

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