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Il governo locale sarà sempre più una questione di networking

PIù MODERNO DI QUANTO SI PENSA, IL MANAGEMENT PUBBLICO DEVE PERò IMPARARE A SFRUTTARE L’E-GOVERNMENT E A IMPORTARE LE INNOVAZIONI DA ALTRI PAESI

La necessità di recuperare nuovi fondi, il bisogno di mettersi in rete, l’esigenza di fare apprezzare il proprio lavoro e di educare il pubblico a un uso saggio dei servizi messi a disposizione. Sono molte le sfide che il settore pubblico deve affrontare e di cui discutono Marc Holzer, dean della Rutgers school of public affairs and administration e direttore del National center for public productivity, ed Elio Borgonovi, docente di Economia delle aziende e delle amministrazioni pubbliche e presidente del Cergas Bocconi, Centro di ricerca sulla gestione dell’assistenza sanitaria e sociale, in occasione del Fourth transatlantic dialogue, convegno che ha raccolto 145 studiosi europei e americani di pubbliche amministrazioni, svoltosi in Bocconi.

Nonostante una percezione generale contraria, secondo i due studiosi il settore pubblico può essere un motore per la crescita e fonte di innovazione e dunque un pilastro per la società su cui bisogna investire. Ma anche un settore che deve sapersi rinnovare, aprendosi al confronto internazionale.

Meno fondi disponibili ma bisogni dei cittadini sempre più sofisticati ed articolati. Una base che rende difficile l’operato del settore pubblico. Come si può migliorare la sua produttività?

MARC HOLZER Innanzitutto, bisogna sfatare il mito della bassa produttività del settore pubblico dove in molti casi si riscontra invece un alto tasso di innovazione nei campi della tecnologia, del management e della partecipazione dei dipendenti e dei cittadini. La produttività del settore pubblico cresce come nel privato, ma questa crescita non viene parimenti riconosciuta. Comunque, un numero crescente di dirigenti pubblici sta imparando a creare ponti con il privato per reperire fondi e a fare di più con meno risorse. Anche l’e-government è utile per migliorare la produttività e sfruttare meglio risorse che sono limitate.

ELIO BORGONOVI Il problema è la maggiore difficoltà di misurazione dell’incremento di produttività del settore pubblico e dell’impatto di politiche di innovazione rispetto al privato. È difficile, infatti, misurare la sicurezza o la protezione dell’ambiente rispetto alla produzione di beni materiali. Inoltre, nel settore pubblico bisogna fare le cose giuste e contemporaneamente ottenere il consenso. Un trade-off molto difficile da raggiungere, ed un problema che nel settore privato non esiste in quanto il consenso viene esplicitato dall’acquisto dei beni. Assumere le decisioni giuste richiede coraggio poiché può generare l’opposizione di alcuni importanti stakeholder o, addirittura, da parte di coloro che ne sarebbero avvantaggiati ma non percepiscono immediatamente tale opportunità.

HOLZER Oltre alla difficoltà nel misurare i propri risultati, il settore pubblico sconta poi le difficoltà nel comunicarli - anche perché non esistono dei valori di sintesi universalmente riconosciuti ed accettati, quali sono i ricavi o il profitto per le imprese operanti sui mercati. Tornando alla questione della produttività, il settore pubblico svolge i compiti più difficili ed importanti per la società e per la stessa competitività delle imprese, ed è per tale ragione che bisogna argomentare con maggiore forza che più fondi, non meno, sono necessari per lo sviluppo dei, fondamentali, servizi pubblici. Il settore pubblico deve essere efficace anche per essere di servizio al settore privato e permetterne lo sviluppo. Negli Usa sicuramente si è accettato acriticamente, da oltre cento anni, l’argomento che il governo deve assomigliare di più al privato e che il settore privato può svolgere le funzioni del settore pubblico. Mentre nella realtà, in tante parti del mondo, la privatizzazione di servizi pubblici ha spesso comportato fallimenti, non ha realizzato gli obbiettivi di aumento dell’efficienza e in molti casi non ha nemmeno risolto i problemi di etica e di corruzione. Basta vedere le scuole, costruite dal settore privato, che sono crollate nel terremoto in Cina nello scorso maggio. Le imprese private stavano massimizzando il loro profitto, non il beneficio per la società.

BORGONOVI Il trend generale vede un aumento di bisogni collettivi d’interesse pubblico, come la sanità, la salvaguardia dell’ambiente e la tutela dei diritti umani. E queste funzioni non possono essere svolte dal privato o dal mercato. Ma, d’altra parte, c’è una forte pressione a ridurre i costi delle amministrazioni pubbliche. Oltre a lavorare sull’efficienza e l’innovazione bisogna dunque anche educare i cittadini a utilizzare meglio i servizi pubblici. Far capire che questi servizi, anche se gratuiti per chi ne beneficia, hanno un costo per la società. L’altro fattore su cui bisogna lavorare è quello di attirare risorse private per i servizi pubblici, per esempio tramite il project financing. Alla fine bisogna promuovere il motto che di stato ce ne vuole non troppo ma abbastanza affinché anche lo sviluppo del mercato possa essere sostenibile, e superare il dogma meno stato, più mercato. Non è necessario restringere l’uno per far spazio all’altro o viceversa, ma è opportuno che entrambi si sviluppino in modo equilibrato ed integrato, trovando una mediazione tra ricerca del profitto e attenzione all’interesse generale della società.

Si discute di globalizzazione, di trend e sfide globali, ma le soluzioni proposte su scala globale per il settore pubblico possono funzionare?

HOLZER Indubbiamente esistono alcune soluzioni universali. Per esempio i servizi di e-government sono un ottimo esempio di innovazione trasferibile ovunque nel mondo e bisogna guardare maggiormente a modelli di questo genere. Presso la mia università abbiamo sviluppato un modello per misurare il livello di sviluppo dell’ e-government, un indicatore composito che può utilmente essere impiegato per segnalare quali esperienze di e-government sono più avanzate e costituiscono un punto di riferimento, e cosa esportare in altre realtà. Ci sono poi altri modelli in tema di sviluppo del personale, di tecnologia, di finanza e controllo implementabili globalmente e che aiuterebbero le amministrazioni pubbliche ad ottenere più elevati livelli di servizi con minori costi. Purtroppo la maggior parte dei dirigenti pubblici non ha l’abitudine di guardarsi intorno e viaggiare per confrontarsi e imparare dalle innovazioni altrui.

BORGONOVI Finora sono state discusse le relazioni tra diversi livelli di governo in relazione ai singoli stati nazionali, ma con la globalizzazione la questione si sposta sui rapporti multi-livello tra gli stati e con le istituzioni sovranazionali: questo fenomeno pone sfide di ridisegno dell’assetto istituzionale (ripartizione delle competenze e modalità di collaborazione tra amministrazione pubbliche). E soprattutto pone la sfida di come sviluppare una governance globale.

HOLZER Purtroppo le nazioni non stanno collegando le proprie pubbliche amministrazioni in modo da permettere il networking e lo scambio di conoscenze e competenze. Fortunatamente la prossima generazione, con l’utilizzo di Internet, sarà più capace di lavorare in rete e abbattere le frontiere geografiche.

BORGONOVI Bisogna, infatti, lavorare sul fronte dell’utilizzo delle tecnologie, formando meglio il personale della Pa ad utilizzarle e sfruttarne le enormi potenzialità. Nel settore pubblico esiste un buon livello di innovazione tecnologica, ma permane un modo di pensare ancora troppo burocratico ed obsoleto che porta ad un cattivo utilizzo delle tecnologie a disposizione.

Competitività e crescita. Il settore pubblico è un freno, come viene spesso percepito, o un motore?

HOLZER Il settore pubblico ha le funzioni e la responsabilità di realizzare i servizi fondamentali per la crescita economica – la scuola, le infrastrutture, le innovazioni. La Nasa, per esempio, ha sviluppato molte tecnologie poi sfruttate dal settore privato e molte innovazioni mediche nascono dalla sanità pubblica. Purtroppo, esistono dei preconcetti per cui esso viene percepito come freno perché è un terreno facile su cui si gioca lo scontro politico e anche i media sfruttano una visione scettica della Pa. Dipingere la pubblica amministrazione come inefficiente è un’immagine che fa notizia e vende, mentre parlare di esempi di buon governo risulta noioso e poco attraente per il grande pubblico. Si tratta inoltre di un grande gioco di potere nei rapporti tra gruppi sociali: negli Usa, infatti, a chi ha la leadership del settore privato piace proporsi come cavaliere bianco per il settore pubblico, come dimostra l’esempio di Michael Bloomberg. Sono tanti insomma a denigrare le amministrazioni pubbliche e pochi a difenderle. Bisogna, invece, educare il grande pubblico, nelle scuole e tramite i media, in merito alle importanti funzioni che il settore pubblico svolge – per fornire acqua pulita, le strade, un servizio sanitario, eccetera.

BORGONOVI L’argomento che il pubblico è il problema e il privato la soluzione non è sempre razionale. L’amministrazione pubblica contribuisce alla crescita determinando le regole, creando le infrastrutture materiali ed immateriali e monitorando la quantità e la qualità delle risposte che vengono date ai cittadini e alle imprese. Alla crescita sostenibile devono infatti contribuire con ruoli distinti ma con logiche collaborative il pubblico, il privato e la società civile. La società civile, per esempio, deve imparare a partecipare attivamente al buon governo e non solo chiedere servizi al settore pubblico.

HOLZER La Pa è un motore della crescita e deve essere riconosciuta come tale. Però bisogna spronare i vari istituti e agenzie pubbliche a competere l’una con l’altra, permettendo al settore pubblico di operare con regole più simili a quelle del privato, dando così maggiore spazio alla loro creatività e modernizzazione. Bisogna aggiornare il modello di Pa per liberare la sua energia, questo potrebbe essere una soluzione complementare alla privatizzazione.

BORGONOVI La crescita si basa su tre motori ed il settore pubblico è uno di questi. Al recente Global forum e in uno studio della Banca mondiale, si è proprio sottolineato come ai primi posti delle condizioni per favorire la crescita si collocano costantemente la buona funzionalità delle istituzioni pubbliche e la quantità/qualità delle infrastrutture materiali ed immateriali.

In una società pluralistica tendono a svilupparsi una molteplicità di livelli di governo (locale, centrale – anche nelle nazioni a modello statale unitario), e le politiche pubbliche si sviluppano dal concorso di una pluralità di attori , pubblici e privati. Come si può evitare la frammentazione nella formazione e implementazione delle politiche pubbliche aumentando la collaborazione?

HOLZER Ci vuole un approccio organico, capace di aggregare le risorse necessarie e disponibili, indipendentemente dal livello di governo. Bisogna saper individuare soluzioni flessibili per affrontare un singolo problema, attraendo risorse dai diversi livelli di governo e dall’esterno, identificando le migliori risorse umane e facendo networking in una organizzazione a matrice. Il settore pubblico deve imparare a sapersi adattare ed essere meno rigido e burocratico.

BORGONOVI Bisogna, infatti, saper sfruttare le specializzazioni verticali e orizzontali e saperle coordinare. Ma per fare ciò è necessario che ci sia chiarezza nel definire i poteri e le responsabilità, nel concedere autonomia e che si affermi la volontà di collaborare e cooperare. E soprattutto operando avendo sempre il bene del cittadino e del servizio pubblico come punto di riferimento. Così si riesce anche ad ottenere il consenso.

Il Fourth transatlantic dialogue ha raccolto gli esperti di pubbliche amministrazioni al di qua e al di là dell’oceano. Quali sono le sfide principali per il settore pubblico negli Stati Uniti e in Europa e cosa possono imparare l’uno dall’altro in tema di management pubblico?

HOLZER Negli Stati Uniti abbiamo bisogno di convincere tutti gli stakeholder della società civile e i policy-maker del bisogno di investire nel servizio pubblico. Non si può entrare in un ufficio pubblico e trovare un computer gettato via dal privato dieci anni prima! E sfatare il mito che si può tagliare le tasse e la burocrazia mantenendo però lo stesso livello di servizi pubblici. Questo è il punto principale. Bisogna poi attirare nel settore pubblico personale qualificato e motivato, chiarendo e insegnando, ad iniziare dalle università, l’alto valore morale del lavoro nella Pa. Una volta assunti bisogna offrire ai dipendenti un sistema di incentivazione e un profilo di sviluppo di carriera basato sulla meritocrazia. Dall’Europa, gli Stati Uniti possono apprendere come riconoscere un’autonomia reale, per esempio nei rapporti tra singoli stati e all’interno degli stessi, e dei modelli di partnership pubblico-privato.

BORGONOVI L’Europa ha bisogno innanzitutto di rafforzare se stessa come istituzione. Dagli Stati Uniti, l’Europa può imparare invece ad essere più pratica e flessibile. E poi a gestire l’integrazione, imparando a trattare con identità diverse. Negli Stati Uniti, a livello di management pubblico, sono molto più abituati a farlo.

HOLZER Merita una certa attenzione anche quello che sta accadendo nel sistema cinese. Osserviamo, infatti, come attualmente si presta maggiore attenzione al settore pubblico per risolvere determinati problemi e i cittadini sono disponibili a partecipare con il governo. Ci si sta allontanando da un modello centralistico e si sta andando verso un sistema più decentrato, grazie anche all’utilizzo delle tecnologie. Il governo centrale si sta in un certo senso aprendo e i governi locali si stanno sviluppando rapidamente. Esiste infine un notevole interesse nello sviluppare le competenze di management pubblico, testimoniato anche dal fatto che negli ultimi anni nell’ex impero celeste sono raddoppiati i master in public administration.



di Tomaso Eridani

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