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Il romanzo? Un videogioco multilivello

DARIO TONANI, LAUREATO IN ECONOMIA POLITICA, HA PUBBLICATO UN NOIR FANTASCIENTIFICO PER URANIA. IN “INFECT@” UOMINI E CARTOON SI MUOVONO IN UNA MILANO DEGENERATA, CREATA DIECI PAGINE PER VOLTA NEI FINE SETTIMANA

Il primo autore italiano dopo parecchi anni ad essere pubblicato da Urania, la storica collana Mondadori di fantascienza, al di fuori dei vincitori del Premio annuale è un bocconiano. Laureato in economia politica nel 1988, Dario Tonani, 49 anni, ha sempre condotto una doppia vita in cui, accanto agli studi e, più tardi, al lavoro di giornalista, si dipanava quella dell’appassionato della letteratura di genere, dalla fantascienza al fantasy, dal noir al thriller. Dopo avere pubblicato una cinquantina di racconti su riviste, quotidiani e antologie e aver vinto numerosi concorsi letterari, nel 2007 è arrivata la svolta, con l’inserimento del suo Infect@ nella collana Urania.

Dario Tonani

Nel 2025, in una Milano degenerata ma perfettamente riconoscibile, in cui i problemi sociali di oggi sono elevati all’ennesima potenza e si consuma ogni genere di crimine, qualcuno trova il modo di far assumere allucinogeni per via retinica. L’operazione è catalizzata dalla visione dei colori sgargianti dei cartoni animati e crea, come sottoprodotto, dei cartoon viventi, che si muovono per la città accanto agli uomini, ma ad essi alieni e, anzi, utilizzati e sfruttati nei modi più abietti. Si tratta di un noir fantascientifico, al quale Tonani è arrivato per gradi.

“Ho cominciato a scrivere di fantascienza proprio negli anni dell’università”, dice Tonani, “ma considerandolo sempre un fatto personale, una sorta di rifugio del quale parlavo raramente con gli amici. Anzi, le frequentazioni legate al mondo universitario erano diverse e separate da quelle del giro delle convention di appassionati”.

Tonani aveva 19 anni quando un editore specializzato di Milano, Il Picchio, gli pubblicò i due primi racconti. “Ricordo di essere andato direttamente alla loro sede, a Porta Venezia, con i racconti in borsa”, dice. “Loro li lessero con me davanti e decisero di comprarli. Finirono in appendice a romanzi di scrittori di fantascienza europei, che loro traducevano. Fu molto importante, soprattutto per la motivazione”.

In quegli anni la letteratura di fantascienza era più popolare di oggi. “La letteratura di genere è soggetta a cicli”, spiega Tonani, “e negli ultimi anni la fantascienza è stata soppiantata anche dal fantasy, ma soprattutto da gialli, noir e thriller, per i quali esiste un florido mercato per gli autori italiani. Delle grandi collane di fantascienza del passato è sopravvissuta praticamente la sola Urania, che sta comunque vivendo un momento di rilancio che fa ben sperare per il futuro”.

Anche a causa di questi cambiamenti di mercato Tonani ha progressivamente ibridato i generi, fino a giungere alla commistione tra noir e fantascienza che, insieme all’ambientazione milanese, potrebbe diventare il suo marchio di fabbrica. Il mondo editoriale apprezza la produzione seriale e, dopo la pubblicazione per una collana Mondadori, le prospettive di chi scrive cambiano. Anche se i libri Urania rimangono in edicola un solo mese, prima di scomparire dalla distribuzione, la casa editrice li pubblica in parecchie migliaia di copie, più di quelle che qualsiasi autore italiano potrebbe sognare di vendere in qualsiasi altro modo.

All’indomani della laurea Tonani, che si vedeva al lavoro con una penna in mano, ha cominciato a lavorare, come redattore, per una casa editrice di riviste tecniche, tra cui alcune dedicate al mondo dell’auto. Di lì è passato prima a Ruoteclassiche, poi a Quattroruote e, dallo scorso anno, di nuovo a Ruoteclassiche, senza che l’attività professionale e quella di appassionato lettore di genere (“mi piacciono i libri con una storia”, dice) e di scrittore entrassero più di tanto in contatto tra loro. È nelle periferie della Milano sudorientale, che attraversa ogni mattina e ogni sera nel tragitto tra Segrate, dove vive, e Rozzano, dove lavora, che si muovono i personaggi di Infect@. “Quando torno a casa, la sera, dopo una giornata al computer non riesco a scrivere”, spiega, “e perciò la mia attività è confinata a delle vere full-immersion nei weekend, con mio figlio, che ha 13 anni, che mi fa da consulente, e mia moglie che sopporta pazientemente. Lavoro senza una scaletta prestabilita. Ogni fine settimana mi propongo di scrivere un capitolo di una decina di pagine, che porti la storia a un punto topico. Il romanzo, così, diventa una specie di videogioco multilivello”.

Degli anni dell’università gli rimangono la disciplina che gli consente di affrontare con rigore un lavoro che rischierebbe di essere molto dispersivo. “Assomiglia a una partita di tennis, della quale si possano giocare solo due palle alla settimana”, sostiene, e il piglio, allora, deve essere quello con cui si affronta un esame complesso e difficile. “Per un po’ di tempo devi lavorare solo a quello con metodo e impegno e per capire se lo hai fatto bene devi aspettare l’esame, che nel mio caso è la reazione degli editori”.

Nelle sue opere si può leggere la critica sociale, ma meno quella economica. “Il mondo di Infect@, comunque, è figlio di una globalizzazione portata agli estremi, con una parte della società che si muove velocemente, con tecnologie sempre nuove, e un’altra che si deve accontentare degli scarti”.

di Fabio Todesco

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