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Perché il capitalismo funziona. E va in crisi

ROBERT BOYER INTRODUCE IL LETTORE ITALIANO ALLA TEORIA DELLA REGOLAZIONE, CHE SPIEGA IL CAPITALISMO E LE SUE CRISI A PARTIRE DAL FUNZIONAMENTO DELLE FORME ISTITUZIONALI ANZICHé DAL COMPORTAMENTO RAZIONALE DEGLI INDIVIDUI

Robert Boyer
Fordismo e postfordismo
Il pensiero regolazionista
Prefazione di Andrea Fumagalli e Stefano Lucarelli
Università Bocconi editore, 2007
200 pagine, 14 euro

Anche lo scettico più convinto deve ammettere che il capitalismo, nonostante le crisi che periodicamente attraversa, trova in se stesso la capacità di reagire e ripartire, come gli eroi del cinema americano. E, come questi, può calamitare forte ammirazione o grande antipatia.

Robert Boyer, nel suo Fordismo e postfordismo. Il pensiero regolazionista (Università Bocconi editore, 2007, 200 pagine, 14 euro) presenta al lettore italiano una tradizione di pensiero, nata in Francia alla metà degli anni ’70, che si propone di spiegare, attraverso lo stesso modello, sia il funzionamento del capitalismo, sia le sue crisi.

La gran parte delle teorie economiche moderne tende a ridurre il capitalismo al mercato, sia che voglia decantarne le virtù, sia che voglia evidenziarne i difetti. La teoria della regolazione vede invece nella forma concorrenziale (che può, o meno, essere di mercato) solo una delle forme istituzionali che regolano il funzionamento di un’economia capitalistica. Accanto ad essa si annoverano il regime monetario, la forma del rapporto salariale, la forma dello stato e la forma di adesione a un regime internazionale. Quando queste cinque forme istituzionali raggiungono la compatibilità, si crea un equilibrio dinamico e temporaneo (un modo di regolazione), soggetto a modifiche sia per l’intervento di fattori esterni sia per il susseguirsi di continui aggiustamenti, che possono portare alla sostanziale modifica di alcune di queste forme. Sopra le forme di regolazione, a un livello di medio periodo, si formano i regimi di accumulazione, determinati dalla compatibilità dinamica tra produzione, distribuzione del reddito e genesi della domanda.

Il regolazionismo rifiuta, così, l’individualismo metodologico che porta ad analizzare gli equilibri economici a partire dal comportamento razionale dei singoli. Rivaluta, invece, la componente politica insita in ogni modo di regolazione.

Il fordismo, che ha dominato il dopoguerra fino agli anni a cavallo tra i ’60 e i ’70, era caratterizzato da una regolazione monopolistica per l’accentramento di grandi capitali nelle mani di poche organizzazioni, una distribuzione del reddito non concorrenziale (con l’indicizzazione i lavoratori si appropriavano di parte del frutto dell’aumento di produttività), una domanda determinata in gran parte da quella degli stessi lavoratori e un’apertura internazionale limitata. Un eccesso di indicizzazione e il fenomeno della globalizzazione, che trasforma il salario da una determinante della domanda (meglio se alto) a una leva competitiva (meglio se basso) possono averne provocato la crisi.

La storia delle crisi del capitalismo non si ripete mai uguale a sé stessa perché le forme istituzionali variano di paese in paese e di periodo storico in periodo storico. Così Boyer può spiegare perché lo scoppio della bolla di Internet non abbia avuto le stesse conseguenze del crollo di borsa del 1929 e perché Asia e Sud America, in tempi recentissimi, abbiano sì sofferto, ma per ragioni e con conseguenze radicalmente diverse. Traccia, inoltre, i lineamenti del postfordismo, basato su internazionalizzazione, distribuzione inegualitaria e finanziarizzazione.

In un’ampia prefazione, Andrea Fumagalli e Stefano Lucarelli analizzano i rapporti e gli apporti del pensiero economico italiano (eterodosso) al regolazionismo. Una storia molto più ricca di quanto faccia pensare l’assenza di traduzioni in italiano delle opere fondamentali di questo filone.

Robert Boyer, 64 anni, è direttore di ricerche al Cnrs (il Cnr francese) e direttore di studi dell’École des hautes études di Parigi. È stato consigliere economico del governo Jospin. Boyer è considerato, con Michel Aglietta, uno dei fondatori della scuola regolazionista. Con Michel Freyssenet ha applicato il paradigma regolazionista all’evoluzione dell’industria automobilistica in Oltre Toyota (Università Bocconi editore, 2005).

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di Fabio Todesco

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