Il Best Oralist e' un bocconiano
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Il Best Oralist e' un bocconiano

FRANCESCO MAURI PREMIATO A CORDOBA NELLA MOOT IN COMPARATIVE PUBLIC LAW

Parli un ottimo inglese, hai una spiccata curiosità nell’ambito del diritto pubblico comparato e dei diritti umani e una buona propensione a lavorare in team? Se possiedi questi requisiti sei un ottimo candidato per partecipare a una Moot, in particolare alla Moot in Comparative Public Law che si è da poco conclusa con la fase finale, quella riservata alle discussioni davanti alle Corti, svoltasi a Cordoba (Spagna). E poco importa se gli studenti del corso di diritto pubblico comparato della Bocconi hanno mediamente un paio d’anni di meno dei loro colleghi stranieri, in particolare di quelli delle università americane. E ancor meno rileva che, svolgendosi le discussioni davanti alle Corti in lingua inglese, si trovino a misurarsi con avversari spesso madrelingua.
Anche quest’anno, infatti, uno studente della Bocconi, il piemontese Francesco Mauri, si è aggiudicato il riconoscimento di Best Oralist, dibattendo tra l’altro di fronte alla Corte Suprema degli Stati Uniti. Otto gli studenti selezionati e suddivisi in due, che dovevano prepararsi a dibattere su un tema molto sensibile come quello del bilanciamento tra sicurezza e libertà di religione nel contesto delle nuove tecnologie di fronte alla Corte Suprema degli Stati Uniti e alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, composte da veri giudici e professori universitari. Il primo team (Ludovica Davoli, Francesco Mauri, Alessandro Stampa e Arianna Toma) ha affrontato i giudici statunitensi, il secondo (Samuele Appignanesi, Anna Karhausen, Marco Lo Nardo e Antonio Papaleo) invece si è confrontato con la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, guidati dai coaches Micol Ferrario, Chiara Graziani e Sergio Sulmicelli

“La competizione si suddivide in due fasi”, spiega Arianna Vedaschi, docente responsabile della Moot in Comparative Public Law e professoressa ordinaria di diritto pubblico comparato presso il Dipartimento di Studi giuridici della Bocconi, “la prima scritta e, dopo una selezione dei lavori da parte del comitato organizzativo, i migliori teams accedono alla fase orale, quella del vero e proprio dibattimento. I nostri studenti hanno dovuto superare alcuni scogli rispetto ai loro colleghi, soprattutto quelli delle università anglosassoni”, continua Vedaschi, “innanzitutto un’età, e quindi un’esperienza, mediamente più giovane di quella dei loro colleghi. In secondo luogo, la sfida  non tanto linguistica, visto che hanno dovuto discutere in inglese problemi complessi confrontandosi con avversari anche madrelingua, ma di gestire il dibattimento secondo le regole di un ordinamento diverso dal proprio”. Il premio di Best Oralist assume quindi ancora maggiore rilievo, come conferma Vedaschi: “Un riconoscimento individuale che però è anche, anzi  soprattutto, il risultato di un grande lavoro del team, che ha saputo preparare argomentazioni giuridicamente convincenti”. Come conferma lo stesso vincitore, Francesco Mauri, che aggiunge: “Nel nostro caso è risultato fondamentale il lavoro di ricerca del team, perché se è vero che affrontare una discussione in inglese ci mette in partenza in una posizione di svantaggio, la cosa più complessa è stata ricostruire il ‘lessico’ giuridico americano, che utilizza una terminologia che non conoscevamo”.

Contano quindi le qualità individuali, una certa capacità dialettica, ma la preparazione è la parte più importante: “In queste competizioni si mette alla prova la propria capacità di lavorare in team, di contribuire ciascuno per la propria parte all’obiettivo finale. Ci aspettavamo di dover rispondere alle domande della Corte, ma non a così tante”, prosegue Francesco, “è stato un modo per conoscere i propri limiti e provare a spingersi oltre. Ma senza il supporto di tutta la squadra sarebbe stato impossibile”.

di Davide Ripamonti

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