Fatima, la determinazione di istruirsi oltre ogni ostacolo
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Fatima, la determinazione di istruirsi oltre ogni ostacolo

FIN DALL'INFANZIA COME PASTORA, L'AFGHANA FATIMA LOTTA PER EMANCIPARSI. SFUGGITA DAL PAESE DOPO CHE I TALEBANI HANNO PRESO IL POTERE, SI TROVA ORA IN BOCCONI GRAZIE A UNA BORSA DI STUDIO

Non accettare il proprio destino come già segnato. È questo il credo di Fatima Haidari, 24enne afghana. Un credo che l’ha portata a lottare per studiare ed emanciparsi fin dalla sua infanzia nei pascoli di Herat. Un percorso che sembrava trovare un ostacolo insormontabile con la presa del potere da parte dei Talibani ma che grazie al suo coraggio ora riprende tra i banchi della Bocconi grazie anche alle iniziative dell’ateneo per aiutare studenti profughi.

Nata in un piccolo villaggio della provincia di Ghowr, Fatima inizia da piccola ad aiutare la famiglia nell’accudire gli animali. Ma già da piccola non vuole arrendersi ad un destino senza istruzione. “Per le ragazze era difficile accedere all’istruzione. Così io portavo le pecore a pascolare vicino a dove i ragazzi svolgevano scuola all’aria aperta e ascoltavo di nascosto le lezioni. E mi esercitavo a scrivere nella sabbia,” racconta Fatima in un fluente inglese che dà prova della sua determinazione.

A 12 anni, la famiglia si trasferisce ad Herat e Fatima è sempre determinata a non rinunciare alla possibilità di studiare. Inizia a produrre piccoli oggetti di artigianato che sua mamma poi vende. Con i soldi si compra libri e quaderni e continua a studiare da sola. Questa sua motivazione la porta poi ad ottenere una borsa di studio per ragazze e finalmente poter frequentare una scuola.

“Finita la scuola la mia famiglia voleva che terminassi lì i miei studi. Ma io non volevo accettare il tradizionale percorso delle donne afghane e sono riuscita ad iscrivermi nel 2019 all’università di Herat per studiare giornalismo,” racconta Fatima.

Lavorando su un progetto di storia, Fatima scopre le ricchezze storiche del suo paese e apre una pagina Facebook dove mette in mostra luoghi e bellezze di Herat. Dei viaggiatori stranieri in arrivo ad Herat si mettono in contatto con lei chiedendole di fare loro da guida. Con il passaparola questa esperienza si allarga fino a trasformarsi in un vero lavoro per una agenzia di viaggi specializzata. Fatima diventa così la prima donna guida turistica in Afghanistan, incontrando anche forti ostilità per il fatto di lavorare in quanto donna.

E durante gli studi porta avanti anche iniziative per emancipare le donne. Con amici fonda un’associazione per aiutare studentesse e donne di tutte le età nell’alfabetizzazione e nell’apprendimento della matematica. Inoltre, tiene un programma in radio in cui parla di donne che avevano vissuto situazioni difficili ma erano riuscite a cambiare la loro vita.
“Ero orgogliosa di aiutare le donne ad emanciparsi e dare loro speranza,” racconta. “Il mio motto è ‘essere una persona che cambia le cose, non una vittima’. Non devi accettare la tua situazione, ma lottare per il cambiamento. La vita andava così bene, ero così felice di riuscire a inseguire i miei sogni”.

Ma tutto crolla a metà agosto 2021, quando dopo mesi di combattimenti nel paese, i Talebani prendono Herat e poco dopo il potere con la caduta di Kabul. “Mi hanno avvisato che potevo essere un bersaglio per i Talebani. È stata dura. Ho dovuto abbandonare la mia famiglia, gli studi, il lavoro. Sono scappata prima a Kabul, ma con la caduta della città mi sentivo anche lì una morta che camminava”.

Fatima ha delle opportunità per dei voli per fuggire dal paese, ma arrivare all’aeroporto si dimostra impossibile, con quelle drammatiche immagini di fuga che hanno fatto il giro del mondo. “C’era una calca terribile e sembrava un film dell’orrore. Ho fatto più tentavi ma i Talebani ci respingevano e ho visto qualcuno anche cadere morto accanto a me”.

Finalmente riesce ad entrare all’aeroporto, pagando un Talebano 300 dollari, e un volo la porta in Italia. “Ero in stato di shock. Su quel volo mi sentivo finalmente sicura ma così triste per avere abbandonato tutto. Avevo sempre sognato di proseguire i miei studi all’estero, ma non in quel modo”.

Fatima trova una prima accoglienza in Italia come profuga e inizia a cercare opportunità per proseguire i suoi studi. Viene a sapere della full scholarship, a copertura di tutte le spese, che offre la Bocconi come parte delle iniziative dell’ateneo per accogliere studenti che siano stati costretti a migrare. E così Fatima riesce ad iscriversi al Bachelor in International Politics & Government e da qualche settimana frequenta le aule sul campus a Milano.
“Ho scelto Bocconi perché ha un’ottima reputazione e un ambiente veramente internazionale. E lo staff è stato cosi accogliente. Ora devo sfruttare al massimo quest’opportunità,” dice Fatima. “Da quando facevo la pastora ho avuto grandi sogni – uno di questi è di essere una imprenditrice e donna indipendente, in modo tale da poter aiutare altre donne a diventarlo. Spero che quest’opportunità mi aiuti a realizzare tutto ciò”.

di Tomaso Eridani

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