La buona governance e' per tutti. E fa correre meno rischi
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La buona governance e' per tutti. E fa correre meno rischi

UNO STUDIO DI SDA BOCCONI SU 5.400 IMPRESE EVIDENZIA L'EVOLUZIONE DELLA LEADERSHIP AZIENDALE SEMPRE PIU' APERTA E DIVERSIFICATA METTENDO IN LUCE I SUOI EFFETTI POSITIVI NON SOLO SULLE PERFORMANCE MA SULLA CAPACITA' DI FARE I GIUSTI INVESTIMENTI

Il persistere dell’incertezza, aggravato dall’intensificarsi dei rischi cui sono costrette a sottostare le nostre imprese, potrà non solo compromettere la ripresa dopo la pandemia, ma anche rallentare la trasformazione sostenibile in atto.
Come emerge anche dal report 2022 del Corporate Governance Lab di SDA Bocconi, che ha indagato in 5.400 imprese il ruolo della governance nell’aiutare gli imprenditori a “tenere la rotta” in un contesto di crescenti sfide e difficoltà, l’incertezza è stata un fattore di accelerazione del cambio negli assetti di vertice già in atto da qualche anno.

A fine 2020, il 14,3% della popolazione indagata ha migliorato uno o più aspetti chiave della propria governance sia in termini strutturali che di mix e profilo di competenze in essa rappresentate. Nello specifico, ben 182 imprese hanno aperto il CdA, introducendo 298 nuovi consiglieri esterni alla proprietà con competenze rafforzate di finanza e contabilità, ma anche di risk management ed ESG. Inoltre, in 229 delle imprese monitorate è migliorato sensibilmente l'indice di diversity, sia in termini di genere, che anche di età e provenienza geografica. Ci sono poi importanti evoluzioni su aspetti strutturali, che vedono 79 imprese abbandonare il modello dell’amministratore unico in favore della costituzione di un consiglio, 377 imprese separare le cariche di presidente e AD, ed altre 251 superare il modello di leadership collegiale in favore di una guida unitaria e chiara.

Un secondo risultato di rilievo conferma l’importanza della governance per i risultati aziendali in chiave di resilienza. Pur nel contesto di un calo generalizzato del fatturato nell’anno 2020, le imprese che hanno lavorato per migliorare la governance hanno contenuto sia la perdita di fatturato (-6,8%, contro il -8,7% delle imprese con governance invariata), sia la contrazione di redditività (decremento del ROA di 0,9 p.p. rispetto a -1,4 p.p. in caso di governance invariata).

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Ma è forse il terzo risultato quello più rilevante: il ruolo della governance nella gestione dei rischi, aspetto cruciale nel superare il susseguirsi di shock che promette di protrarsi a lungo. Le analisi dimostrano che, per quanto le imprese tendano a non considerare i rischi nelle scelte di localizzazione, la presenza di una governance strutturata mitiga in modo significativo questa tendenza. In altri termini, una buona governance sembra possa “tranquillizzare” l’imprenditore nel fare investimenti in paesi a basso rischio (politico, di credito, climatico), aumentandone la probabilità a parità di altre condizioni. Al contrario, e questo è un dato molto rilevante, una governance strutturata riduce a un terzo (per un grado elevato di rischio politico e di credito), e addirittura a un decimo (nel caso di rischio climatico), la probabilità di effettuare un investimento in un paese maggiormente esposto.
Da questo e altri studi sul tema, poi, è anche un altro aspetto a emergere in maniera rilevante: bisogna sgombrare una volta per tutte il campo dall’idea che la buona governance sia necessaria e utile solo per società quotate, rischiando di essere invece un aggravio di costi nelle realtà imprenditoriali. Si tratta di una obiezione viziata dal fatto che occorre chiarire gli obiettivi di una buona governance, inevitabilmente diversi nel contesto delle società non quotate, dove questa dovrebbe svolgere un ruolo di guida e di supporto all’imprenditore, risultando anche propositiva rispetto all’evoluzione dell’azienda e della sua proprietà.

La necessità di ribadire l’importanza della governance in questi contesti è peraltro evidente per la crescente pressione di soft law non solo in Italia ma anche in molti paesi europei: ne sono esempi il “Wates Code” (“Corporate Governance Principles for Large Private Companies”) in UK, così come diverse esperienze in Italia (tra tutte, il “Framework di Governo societario” di Elite del 2019 ed il Codice realizzato da Bocconi e AIdAF del 2017, “Principi per il Governo societario delle società non quotate a controllo familiare”). È del marzo 2021, poi, un primo esempio di linee guida a livello europeo prodotto da EcoDa (l’associazione europea di associazioni nazionali di consiglieri indipendenti) intitolato “Corporate Governance Guidance and Principles for Unlisted Companies in Europe” e in fase di adattamento al contesto italiano. Così come sono anche prevedibili le evoluzioni normative e regolamentari in ambito ESG, in fase di studio in Europa, che seguiranno un corpo già nutrito di norme in ambito ambientale. In ogni caso, sperando che avvenga per profonda convinzione e non per compliance, nei prossimi anni occorrerà essere pronti a un salto qualitativo della governance ancora più importante e deciso che in passato.

di Alessandro Minichilli, professore di corporate governance

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