L'economista dei due mondi
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L'economista dei due mondi

PERENNEMENTE DIVISO TRA LA CULTURA AMERICANA E QUELLA ITALIANA, ALBERTO ALESINA DISCUTEVA SPESSO DELLE CARATTERISTICHE DI CIASCUNA. LO SOTTOLINEA ANDREA ICHINO, COLLEGA E AMICO, CHE CON LUI SCRISSE SU QUESTI TEMI L'ITALIA FATTA IN CASA', RIFLETTENDO SUL RUOLO DELLE FAMIGLIE NELLE DUE ECONOMIE. QUI IL RICORDO DELL'ECONOMISTA E UN ESTRATTO DELLE CONCLUSIONI DEL LORO VOLUME

Alberto è sempre stato molto affezionato all’Italia, ma al tempo stesso si è perfettamente integrato negli Stati Uniti. Quel che di buono e di cattivo c’è nei modi di vivere, interagire e lavorare in questi due Paesi ha sempre rappresentato una fonte di travaglio interiore per Alberto così come per molti altri che, come lui, hanno studiato nelle università americane. Alcuni per poi rimanere lì, altri per tornare.
 
Di questo travaglio Alberto ed io iniziammo a discutere nei primissimi giorni in cui lui arrivò a Harvard per il suo dottorato, alloggiato nei “dorms” (un po’ deprimenti) che aveva prenotato, in attesa di trovare una sistemazione migliore. Io, più giovane di lui di due anni, avevo passato l’estate a insegnare alpinismo in un Summer camp per ragazzi americani e, nei primi giorni di settembre, mi ero recato a Cambridge per vedere come si stava installando e valutare se seguire i suoi passi. Passammo insieme una settimana, affascinati entrambi da quello che una università americana offriva (fu lì che mi convinsi a seguire le sue orme andando poi al MIT), ma anche riflettendo sulla mia esperienza estiva con ragazzi americani “abbandonati” dalle rispettive famiglie durante le loro vacanze scolastiche, oppure sulla sorprendente facilità con cui, dopo la scuola superiore, gli studenti americani se ne vanno da casa per studiare nelle migliori università che riescono a trovare, mentre noi non ci eravamo allontanati dai nostri genitori.
 
Dopo molti anni di chiacchierate su questi temi, alla fine decidemmo di provare a raccontare questo nostro dialogo in un libro, “L’Italia fatta in casa” (Mondadori, 2009). In questo libro abbiamo provato a misurare quanto più alto sarebbe il PIL italiano (rispetto a quello di USA, Norvegia e Spagna) se includesse il valore di quel che le famiglie italiane producono fuori mercato e dentro le loro abitazioni. La risposta è: di molto; il gap rispetto alla prima potenza economica mondiale, per esempio, si dimezzerebbe. Ma questa considerevole produzione familiare comporta una pesante contropartita, in termini di conseguenze non sempre desiderabili per i rapporti tra donne e uomini, per la creazione di capitale sociale, per il sistema educativo, per il mercato del lavoro e per il welfare state.
Ho un ricordo meraviglioso del tempo passato con Alberto lavorando a questo libro, che appunto riassume il nostro dialogo in molti anni di amicizia. Ricordo in particolare come ci siamo divertiti (ma sotto sotto un po’ angosciati) a scrivere le conclusioni che qui di seguito riporto. Invece di riassumere aridamente i costi e i benefici della famiglia italiana analizzati nel libro, decidemmo di descriverli attraverso le riflessioni di due madri, una italiana e l’altra americana, immaginate nelle loro case prima di cena in una sera di settembre.  Come scrivemmo allora, “Vorremmo poter dire …: ogni riferimento a persone realmente esistenti è puramente casuale. Ma queste storie immaginarie sono invece un collage di esperienze familiari da noi personalmente osservate di qua e di là dell’oceano in numerose «famiglie vere» (comprese le nostre) durante gli anni vissuti in Italia e negli Stati Uniti”.

Grazie Alberto per il tempo passato insieme, mai sprecato sia che fosse sport, divertimento o lavoro.

di Andrea Ichino, professore di economia allo European University Institute di Fiesole
 
Una sera di settembre in una città italiana
Ho corso tutto il giorno facendo mille cose e mi sembra di non aver concluso nulla! che ore sono? Le sette passate… tra mezz’ora si cena. Almeno quella l’ho preparata, anche la crostata di pere e marmellata per festeggiare l’ultimo esame di Giovanna.
Quanta fatica per questo ultimo esame! Se fosse andata a torino a fare il corso di ingegneria che veramente le piaceva magari avrebbe finito prima, senza andare fuori corso. Ma chi ce li aveva i soldi per mantenerla lassù? Avrei dovuto laurearmi io e lavorare di più per diventare direttore di filiale, invece di accontentarmi di restare allo sportello per poter curare i figli e la casa nel pomeriggio. Però sono buone le mie marmellate, lo dicono tutti, e fanno allegria. Meglio le marmellate o 1000 euro in più al mese? Boh.
Speriamo che Giovanna non smetta come ho fatto io, ora che le manca solo la tesi. comunque meglio lei di Paolo. Se quello continua a dormire fino a mezzogiorno ce ne vorranno dieci, di anni, perché finisca l’università, ed è solo al primo anno. E poi, Scienze della comunicazione… Ma lo troverà un lavoro quando finirà? Per fortuna che c’è zio Riccardo che gli darà una mano a trovare un posto in un giornale o in una casa editrice: quando Riccardo aveva bisogno lo abbiamo aiutato e ora ricambierà il favore. come gli altri giovani d’oggi, all’inizio farà la sua gavetta da precario, magari non pagato, ma lo aiuteremo noi finché non si sistema. Per fortuna il mio lavoro e quello di Mario non corrono rischi: alla peggio ci mandano in pensione prima del tempo.
È una gioia avere Paolo intorno (ma ci sarà stasera a cena?) e la casa sarebbe vuota senza di lui (be’, a volte è fin troppo piena, tra amici e feste… e tocca a me pulire), ma bisognerebbe che si rendesse conto che non possiamo mantenerlo a vita, anche se ora ce la facciamo. La ragazza londinese che ha conosciuto quest’estate in Grecia, dopo la maturità è andata a studiare in Scozia e i suoi genitori hanno af- fittato la sua stanza: perché non ci abbiamo pensato anche noi? Eh già, lo so io perché: come fai ad accettare un intruso in casa, con cui magari condividere il bagno e la cucina? E poi bisognerebbe dargli le chiavi: chissà come fanno gli inglesi a fidarsi?
Ah! Ecco Mario che torna, e non ho ancora apparecchiato. «Giovanna, puoi apparecchiare tu?» Ecco, sta sbuffando perché lo chiedo sempre a lei e mai a Paolo. forse ha ragione. Proprio Paolo, a quattro anni, ci chiese come mai se mamma e papà sono in macchina insieme guida sempre papà, anche se mamma guida senza problemi quan- do papà non c’è.
Papà che non c’è. in effetti c’è davvero poco: esce alle 7.30 e torna distrutto alle 20.00 (quando va bene). oggi aveva detto che sarebbe andato lui a fare la spesa tornando dal lavoro e poi (come al solito): drin, drin, «Scusami… la riunione si è protratta, un problema imprevisto, proprio non ce la faccio, puoi andare tu?». certo che posso andare, ma così lui è dirigente e io sono ferma al primo livel- lo: devo ringraziare il cielo che ci sono gli scatti di anzianità e i premi di produzione distribuiti a tutti. francamente il premio dovrebbero darmelo per la produzione di torte, non per quel che riesco a fare in banca.
Se Mario fosse più presente in casa forse mi aiuterebbe con Giovanna e Paolo. I figli si fanno in due: perché sono solo le mamme a occuparsene? Ancora ancora quando son piccoli e attaccati al seno. Ma poi ci vuole anche il confronto con il padre!
comunque son contenta per Mario, che a 50 anni ha an- cora un lavoro che gli piace e gli dà soddisfazioni. Povera la mia sorella Adele, con fernando pensionato delle poste a 55 anni e non si sa cosa fargli fare! Almeno lei non ha nem- meno iniziato a lavorare, quando si è sposata, e può fargli compagnia anche se lui preferisce il bar…
Bisognerà trovargli qualche lavoro da fare in casa, visto che è bravo con il legno. Potrei chiedergli di allargarmi le librerie del salotto e sistemare le sedie del giardino. Son sicura che lo farebbe volentieri per sentirsi occupato. Mio cugino federico, a Empoli, quando è andato in pensione ha lavorato come volontario per le ambulanze della zona. Ma qui al Sud queste iniziative non ci sono: ognuno pensa solo alla propria famiglia. Ecco appunto: fernando potrebbe anche iniziare un orto di famiglia. Per fortuna viviamo tutti vicini e ci si può aiutare.
Ma adesso basta distrarsi e diamoci una mossa, che dopo cena devo preparare la zuppa di pesce per gli ottant’anni della nonna. È bello poterla tenere con noi anche adesso che non riesce a vivere più da sola e ha bisogno di maggiore assistenza. E che grande invenzione le badanti. certo è un impegno, soprattutto per me, ma anche una gioia per tutti. Saremo ventisei a cena, sabato sera. Grazie al cielo il tempo è ancora bello e potremo mangiare fuori: critichiamo sempre il nostro Paese, ma per quel poco che ho viaggiato non mi sembra di averne visti di migliori. ci saranno quat- tro generazioni intorno al tavolo, con il neonato di Elisabetta. chissà se rientrerà al lavoro dopo la gravidanza: sarebbe un peccato dopo essersi impegnata tanto all’università. Speriamo che Adele possa aiutarla.
Siamo alle solite: se non ci fossimo noi mamme? con un solo reddito in casa si fa sempre fatica ad arrivare alla fine del mese, ma mai nessuno che conti quel che facciamo noi. Sarà valsa la pena di rinunciare a tanti sogni per il bene della famiglia?
Una sera di settembre in una città americana
«Ehi! c’è qualcuno in casa?» nessuno, come sempre. che giorno è oggi? Giovedì: quindi colin è all’allenamento di baseball e torna alle sei. Per fortuna c’è del burro d’arachidi e gelatina in frigo e un po’ di pancarré. tanto lui quando torna da baseball ha solo la forza di sdraiarsi davanti alla tV e mangiare qualcosa per conto suo. ogni tanto mi chiedo come faccia a fare tanto sport e pure studiare con buoni risultati. Si vede che si sta allenando per quando andrà via di casa e potrà contare solo su se stesso.
John invece oggi dovrebbe tornare alle sette. La cosa più semplice è ordinare per noi qualcosa dal takeaway cinese all’angolo, così ognuno mangia quando può. Devo proprio finire la relazione sugli investimenti dello scorso trimestre. Va inviata domani mattina per e-mail alla sede centrale. Son contenta che abbiano affidato a me il compito di scriverla. Vuol dire che probabilmente è in arrivo la promozione. certo quest’ultimo anno non è stato facile: il lavoro mi ha dato davvero tante soddisfazioni, oltre alla prospettiva di un bell’aumento di stipendio, ma la famiglia ne ha risentito. non riesco nemmeno a ricordare quando è stata l’ultima volta che abbiamo mangiato tutti insieme. Ah sì: era fine novembre dell’anno scorso al pranzo del Giorno del Ringraziamento. Per fortuna che almeno in quel giorno nessuno davvero lavora in America e ci si può rilassare senza sensi di colpa.
A proposito di sensi di colpa, non abbiamo ancora chiamato l’assistenza per far aggiustare la lavatrice. tra un po’ fini- ranno le scorte di vestiti se qualcuno non ci pensa: già così non si entra in bagno per la confusione di tanta biancheria sporca! non posso certo lamentarmi se per John e i ragazzi la raccolta differenziata ha la precedenza sulla pulizia della casa, ma bisogna che si decidano ad aiutarmi ancora di più, se non mi vogliono veder morta.
Però è vero che il tour dei college con Jessica lo ha fatto lui e io mi son proprio defilata. non so come sia riuscito a ritagliarsi quei tre giorni a febbraio, ma è stato davvero un bene, così Jessica ha potuto scegliere con calma la soluzione migliore, consigliandosi con suo padre. È stata pro- prio brava a ottenere un punteggio così alto ai test d’ingresso: ci aspettavamo che arrivassero lettere di ammissione da buone università, ma così tante dalle top ten davvero non lo credevamo. Per fortuna abbiamo messo da parte a sufficienza per finanziarle i primi quattro anni e poi son sicura che si meriterà la borsa di studio per il dottorato.
Anzi, prima di mettermi a lavorare fammi controllare l’e- mail per vedere se ha scritto. non sappiamo ancora come è andata la prima settimana a Stanford! Si sarà sistemata bene nel campus? Be’, ci sono riuscita io, perché non dovrebbe riuscirci anche lei? E poi avrà mille persone pronte ad aiutarla: non è sperduta nella giungla e può fare a meno della famiglia, final- mente. Ma tornerà almeno per il Giorno del Ringraziamento? Quest’anno voglio invitare anche mio fratello fred e Johanna dalla florida. Povero fred: è stato licenziato per la crisi e sta cercando un nuovo lavoro. Purtroppo con le sue competenze a Miami non avrà molte chance. Dice che le uniche possibilità interessanti sono in Michigan… ma è uno spostamento non da poco. Dovrà cambiare lavoro pure Johanna. E ci perderanno vendendo la casa durante la crisi immobiliare. Però gli costerà poco ricomprarla se decidono di spostarsi. Stanno valutando anche in base a dove sono le scuole migliori per nick e ilana. Se tutto va bene dovreb- bero partire proprio per fine novembre e potrebbero passare di qui per il Giorno del Ringraziamento.

Se vengono, però, bisogna che John si decida a riparare le sedie della sala: non mangiamo mai intorno al tavolo e sono traballanti da chissà quanto. Se invece di sistemare i canestri del campo da basket del quartiere John si occupasse un po’ della casa! Ma forse ha ragione lui: le sedie le possiamo comprare nuove: non saranno quelle della non- na, ma saranno magari anche più moderne e funzionali.
L’ultima volta che abbiamo visto fred e Johanna deve essere stato prima di ricoverare la nonna in casa di riposo, cinque anni fa. Dio mio, da quanto non andiamo a trovarla? tre mesi? Ecco, potrei andarci domenica per chiederle la ricetta del ripieno di mele, prugne e crostini che sapeva fare lei per il Giorno del Ringraziamento. io proprio me la sono dimenticata… ma tanto il tempo per cucinarlo non lo avrei comunque. La ricetta gliela chiedo, per farle piacere, ma il tacchino lo compro con un bel mix pronto al supermercato. tutto sommato, non è poi così cattivo quello comprato: fanno davvero dei miracoli i supermercati di oggi, anche se li fanno pagare. Ma i soldi per fortuna non mancano, lavorando tanto in due. Anzi a ben guardare il vero problema è trovare il tempo per goderseli e spenderli. Quando è l’ultima volta che ho fatto una settimana continuativa di vacanza? Meglio non pensarci: ora chiamo il takeaway e
mi metto al lavoro.













 


di Alberto Alesina e Andrea Ichino, L'Italia fatta in casa (Mondadori, 2009)

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