Se il cantante e' un robot
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Se il cantante e' un robot

L'IA E' ENTRATA DI PREPOTENZA ANCHE NEL MERCATO MUSICALE. E SE, DA UN LATO, GLI ALGORITMI SONO FONDAMENTALI PER PROFILARE GLI ASCOLTATORI O PER SELEZIONARE GLI ARTISTI TRA GLI EMERGENTI, DALL'ALTRO, I PRIMI ARTISTI VIRTUALI RISCHIANO DI METTERE IN CRISI L'EMOZIONALITA' DELLA FRUIZIONE MUSICALE

Ci sono opportunità ma anche incognite di un uso sempre più esteso dell’Intelligenza Artificiale (IA) nel mondo della musica. Poi, capita anche che alcune limitazioni si trasformino in occasioni. L’industria discografica sa bene quali luci e ombre può proiettare sul suo business un importante cambiamento tecnologico, essendo già passata attraverso varie evoluzioni, dall’epoca delle piattaforme peer-to-peer fino allo streaming attuale. Da tempo l’IA crea artisti virtuali che dialogano costantemente coi fan, dimostrando di conoscerne nomi, abitudini e quindi facendoli sentire più vicini ai loro idoli. L’IA sa prevedere cosa verosimilmente vuole ascoltare un utente ma conosce pure il momento esatto, e il probabile perché, interrompe una canzone per passare a un’altra. “A dir il vero, l’Intelligenza Artificiale compone anche musica e si è già tenuto il secondo AI song contest, concorso internazionale sostenuto da Eurovision e riservato a composizioni nate dagli algoritmi”, ricorda Eleonora Bianchi, head of digital services & consumption di Universal Music Italia.

Quindi ci aspetta una creatività robotizzata in futuro?
Un eccessivo utilizzo della composizione automatizzata comporta dei rischi, come quello di perdere parte dell’autorialità e dell’emozionalità legata all’ascolto di una canzone. Dal punto di vista della produzione, poi, potrebbe ridurre le quote di mercato delle case discografiche, con ricadute sui livelli occupazionali, e fare concorrenza dal basso agli artisti. Un rivale virtuale può pubblicare un brano a costi inferiori. Io, comunque, credo che il ruolo umano resterà.

Perché?
Anche solo perché, quando due rapper entrano in contrasto tra loro, per qualche motivo, se l’IA continua a proporli nella stessa playlist, i due artisti e i rispettivi fan potrebbero non apprezzare e scegliere di non servirsi più di quella piattaforma. Semmai sfrutterei maggiormente le nuove tecnologie per ampliare le occasioni di ascolto. Per esempio, arricchendo un brano con più metadata. Le playlist in cima alle preferenze sono quelle per occasioni particolari, che rispondono a domande come “voglio una musica per rilassarmi”, oppure quelle riferite a un evento specifico. Visto il grande impatto ad oggi del festival di Sanremo, il tag Sanremo ha guadagnato una grande rilevanza. La playlist dedicata ai brani sanremesi è entrata in Top 10 tra le più ascoltate al mondo su Spotify e Amazon Music.

Quali informazioni ottenute con l’IA possono, invece, aiutare la produzione discografica?
Universal Music Italia e altre case discografiche hanno divisioni interne di data scientist, che lavorano sulle informazioni fornite dalle piattaforme di streaming per profilare meglio chi ascolta cosa. Alle etichette questi dati servono per riuscire a trarre tutta una serie d’importanti informazioni sia sui propri artisti sia per trovare nuovi cantanti tra quelli emergenti o indipendenti. Parliamo di uno scouting che, ogni giorno, analizza 200-300 mila nomi.

E sui vostri artisti cosa v’interessa sapere, che non sapete già?
Possiamo prevedere la vita media di una canzone e decidere, di conseguenza, quando lanciare il nuovo brano dello stesso artista. Usiamo i big data per pianificare un calendario di titoli continuativo e più efficace dal punto di vista della concorrenza del mercato.


Eleonora Bianchi si è laureata all’Università Bocconi di Milano in Management. Del suo periodo di studi ricorda soprattutto che “sono stati anni intesi, affrontati con grande entusiasmo, grazie ai quali ho avuto la fortuna di costruire un network di conoscenze che sono quelle che mi accompagnano tuttora, sia da un punto di vista personale sia da quello professionale. La forma mentis acquisita in Bocconi è stata la chiave per approcciare il mondo del lavoro, dove ancora cerco di conservare lo stesso entusiasmo e la voglia quotidiana d’imparare, alla base del successo di un buon bocconiano e di qualunque manager”. 

di Camillo Papini

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