Il turismo che vince e' quello olistico
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Il turismo che vince e' quello olistico

UN TEAM DEL MET BOCCONI SI AGGIUDICA IL PRIMO POSTO IN UNA CHALLENGE PROMOSSA DALL'UNWTO CON UN PROGETTO DEDICATO A UN'AREA RURALE DEL MAROCCO

Non un turismo di massa, di quelli che individui un territorio finora incontaminato, costruisci a spron battuto e quindi con una campagna pubblicitaria capillare fai arrivare comitive da ogni parte del globo. Di quelli cioè che portano soldi, ma hanno un respiro di corto periodo. Perché, in genere, sfruttano e consumano. Al contrario, un turismo che non richieda investimenti massicci, che utilizzi e al limite converta delle strutture già esistenti, con un impatto sul territorio minimo ma i cui benefici siano davvero a vantaggio della comunità locale e, soprattutto, un turismo per chi voglia evadere dal caos e rilassarsi nella meditazione, nello yoga. Che potremmo definire con una sola parola: olistico. Con un progetto di turismo olistico in un’area rurale del Marocco un team del Master in Economia del Turismo dell’Università Bocconi, diretto da Cristina Mottironi, si è aggiudicato il primo posto nella propria categoria in una student challenge organizzata dall’Organizzazione Mondiale del Turismo (UNWTO). Suddivisi per età e per argomenti, il team Off Beat del Met, composto da Salvatore Cavallaro, Giorgia Guccione, Francesco Mercurio, Matteo Pinoli e Lucia Tucci, si è misurato con altri 16 team provenienti da università di tutto il mondo nel filone dedicato allo Sviluppo turistico delle destinazioni rurali.

“La competizione è partita la scorsa primavera con il primo step”, spiega Sara Bricchi, la docente tutor che ha seguito i ragazzi, “l’invio di un video in cui gli studenti hanno brevemente presentato se stessi, il Met, l’Università Bocconi. Poi, nei mesi successivi, si è svolto il grosso del lavoro, cioè la definizione del progetto dedicato allo sviluppo dell’area rurale di Tabant, in Marocco, una zona poco sviluppata, nella quale il turismo può diventare una risorsa importante”. La sfida è stata lanciata proprio dal governo del Marocco, i cui rappresentanti, soprattutto quelli locali, sono stati in costante contatto online con il team bocconiano per fornire utili indicazioni e seguire passo passo il progetto.
“Il lavoro doveva seguire alcune linee guida”, riprende Sara Bricchi, “essere cioè sostenibile, fattibile e in linea con l’agenda 2030 delle Nazioni Unite. Poi, una volta terminato, il lavoro è stato consegnato alla giuria”. A luglio il primo responso: i quattro team giudicati “migliori” (oltre al Met Bocconi, la University of Glasgow, la Bournemouth University e l’Indian Institute of Tourism and Travel Management) sono stati chiamati a esporre il proprio progetto in diretta davanti, tra gli altri, al segretario generale dell’UNWTO, Zurab Pololikashvili. “A settembre finalmente il verdetto, con la proclamazione dei vincitori che avranno la possibilità di presentare il progetto, non si sa ancora se online o in presenza, durante l’Assemblea generale dell’UNWTO che si terrà proprio in Marocco”, dice ancora la docente. “Si tratta di una grandissima soddisfazione per i ragazzi in primo luogo, ma anche per tutto il Master”.

“Siamo partiti da un ragionamento opposto a quello che normalmente si fa”, dice Salvatore Cavallaro, “che privilegia investimenti massicci e invasivi. Noi abbiamo pensato a un centro olistico per ritiri spirituali, dove poter evadere dalla vita frenetica. Una soluzione destinata a un target specifico che vuole soluzioni su misura. Abbiamo anche pensato”, continua lo studente, “alla realizzazione di un museo diffuso dedicato ai 5 sensi che utilizzasse alcuni edifici, come vecchi granai, ormai abbandonati e che potrebbero trovare così nuova vita. Eravamo convinti della bontà del lavoro svolto, ma vincere era soprattutto una speranza…”. 

di Davide Ripamonti

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