Nuovi servizi di mobilita', e' tempo d'integrarli. Con un occhio alla personalizzazione delle offerte
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Nuovi servizi di mobilita', e' tempo d'integrarli. Con un occhio alla personalizzazione delle offerte

ALL'ESTERO ESISTE GIA' QUALCHE APP CHE CONSENTE DI PIANIFICARE E ACQUISTARE IN UNA SOLA VOLTA DIVERSE FORMULE DI SPOSTAMENTO, RACCONTA L'ALUMNUS TOMASO AGUZZI, SALES DIRECTOR DI ARVAL GRUPPO BNP PARIBAS. IN ITALIA DOBBIAMO INIZIARE A IMMAGINARE DIVERSI BISOGNI CHE VENGANO SODDISFATTI DA DIVERSE SOLUZIONI INTEGRATE DI MOBILITA'

Automobili, biciclette, scooter e monopattini, in condivisione o a noleggio, e ancora metropolitana, autobus e tutti gli altri mezzi pubblici: oggi c’è solo l’imbarazzo della scelta prima di decidere come muoversi, volendo lasciare a casa la macchina di proprietà. Ma, proprio perché un variegato ecosistema della mobilità esiste già, è tempo di integrare i diversi servizi in piattaforme digitali comuni che permettano non solo di scegliere il mezzo ma soprattutto di pianificare l’intero percorso, che sia il più economico, veloce o green, abbinando per esempio l’uso di macchina+metro+monopattino e pagando in un’unica transazione. “All’estero esiste già qualche caso di app che consente di acquistare in una sola volta diverse formule di spostamento”, spiega l’alumnus Bocconi Tomaso Aguzzi, sales director di Arval Gruppo BNP Paribas. “E per arricchire ulteriormente l’esperienza del consumatore si sta compiendo un ulteriore passo: investire nella personalizzazione delle offerte commerciali. In fase di sperimentazione ci sono il car sharing condominiale, i noleggi tramite abbonamenti per famiglie e anche la dotazione di un monte crediti virtuale che premia gli utenti, specie se dipendenti di un’azienda, con una minore impronta ambientale”.

Qual è la situazione italiana nello scenario internazionale che sta delineando il futuro della mobilità?
In Italia non mi risulta ci siano applicazioni che offrono una buona user experience tale da integrare in un’unica transazione diversi sistemi di mobilità, compreso il sistema di trasporto pubblico. Di solito si tratta di soluzioni che rimandano ai singoli ambienti web dei differenti mezzi. Eppure, un compiuto modello di Mobility as service (MaaS) andrebbe incontro alle necessità della popolazione, distribuita tra grandi e piccoli centri, spesso in smart working ma con le sedi principali delle aziende nelle metropoli. Dobbiamo immaginare diversi bisogni che vengano soddisfatti da diverse soluzioni integrate di mobilità. Per esempio, guardando alle città di provincia dove è meno probabile che si diffonda il car sharing ed è più facile che si crei un sistema di noleggio. Oppure pensando a chi si sposta per lavoro e ha bisogno, se in città, di coprire gli ultimi km per arrivare dalla fermata dell’autobus fino all’ufficio.

L’auto di proprietà scomparirà?
No, l’auto di proprietà rimarrà. Ancora adesso resta il mezzo principale di spostamento. Ma il ragionamento da fare è come imparare a usarla in modo più sostenibile. Creare nuove forme di viaggio, e magari rinunciare alla seconda macchina di casa, può contribuire a ridurre l’inquinamento e i costi a carico delle famiglie. L’idea è passare progressivamente dal concetto di possesso a quello di utilizzo. Il legislatore, in particolare, ha un ruolo in questa evoluzione sia dal punto di vista infrastrutturale sia da quello di dare una chiara visione d’indirizzo.

E quale può essere il ruolo propositivo delle aziende?
Case automobilistiche e aziende specializzate nella mobilità si stanno già muovendo nell’implementare e dettagliare meglio i servizi. Credo che nei prossimi anni, sempre più, nasceranno gruppi di aziende che si alleano per creare piattaforme digitali integrate, composte per esempio da imprese automotive, assicurazioni, fintech e settore immobiliare. Senza escludere gli enti locali che governano il territorio.

Insomma, ci attende una mobilità molto articolata e tecnologica. Sarà alla portata dei meno giovani?
Il pubblico di riferimento di questa rivoluzione è sicuramente giovane e attento all’innovazione digitale. Ma non trascuriamo quell’ampia fascia di persone più in là con gli anni, per cui imparare a usare strumenti hi-tech è meno complicato di quello che si crede e, soprattutto, non sa se nel medio termine continuerà a vivere in città o si trasferirà in un piccolo centro. Per loro, come per molti altri italiani, le nuove formule di mobilità sono anche una risposta all’incertezza dei modelli d’auto che potranno circolare in futuro.
 
Biografia
Tomaso Aguzzi è sales director di Arval, società specializzata nel noleggio a lungo termine e nei servizi di mobilità di Bnp Paribas Group. Si è laureato in Economia Aziendale (Clea) presso l’Università Bocconi nel 2000 e, prima di interessarsi di mobilità, ha lavorato 7 anni nel largo consumo, all’interno del Marketing di Unilever Italia. In Arval ha assunto diversi ruoli, nello sviluppo del business Retail e poi nel lancio della business unit Arval Mid Term e Car Sharing.
Del suo periodo universitario, e soprattutto del passaggio al mondo lavorativo, ricorda “la progressiva consapevolezza di saper unire gli studi accademici ad aspetti molti pratici della vita aziendale”, dichiara Aguzzi. “Quando questa capacità inizia a essere coltivata in università diventa un ottimo acceleratore decisionale nella complessità delle scelte di business”.

di Camillo Papini

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