Alle origini del divario tra Nord e Sud Italia
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Alle origini del divario tra Nord e Sud Italia

UNO STUDIO SPERIMENTALE DIMOSTRA CHE LE DIFFERENZE IN TERMINI DI SVILUPPO E OCCUPAZIONE NON SONO LEGATE A FATTORI CULTURALI MA ALLE POLITICHE ECONOMICHE CHE SI SONO SUCCEDUTE NEGLI ANNI. LE AZIONI MIRATE AL RILANCIO DEL MERIDIONE DOVREBBERO BASARSI SULLA GENERALIZZATA RECIPROCITA' CHE CARATTERIZZA LA POPOLAZIONE E PROMUOVERE ATTIVITA' VOLTE A COSTRUIRE UN AMPIO SENSO DI IDENTITA'

di Arnstein Aassve, professore di Population dynamics and economics

Da prima della sua unificazione nel 1861, l'Italia è stata caratterizzata da un divario tra il Nord e il Sud in termini di sviluppo, occupazione e performance economica, una disparità che è persistita fino ad oggi. Studiosi influenti hanno avanzato una varietà di argomenti sul perché questo divario abbia avuto origine. Molti sostengono che le origini di questo divario siano legate alla cultura. Una spiegazione importante risale al lavoro del sociologo Edward Banfield, che in un libro del 1958 suggerì che l'arretratezza delle comunità del sud poteva derivare dal familismo amorale (cioè l'incapacità di cooperare con persone al di fuori della famiglia nucleare). Il lavoro di Banfield ha generato un flusso di contributi in questo campo, inclusa l'influente analisi di Robert Putnam che attribuisce il divario a differenziali di lunga data nel capitale sociale.
 
Il rinnovato interesse per questo argomento ha messo in discussione le spiegazioni culturali del divario Nord-Sud, chiedendosi se le ipotesi di Banfield e di altri studiosi fossero giuste. In un paper recentemente pubblicato sul Journal of Regional Science, con Pierluigi Conzo (Università di Torino) e Francesco Mattioli (Centro Dondena / studente incoming PhD Bocconi) cerchiamo di rispondere a questa domanda. Lo facciamo utilizzando l'inedito dataset del progetto Trustlab, un'iniziativa di ricerca lanciata dall'OCSE in partnership con istituzioni di livello mondiale dei paesi membri, volta a migliorare la misurazione della fiducia interpersonale e istituzionale. Il Trustlab italiano, guidato da me, beneficia della combinazione di tecniche di economia sperimentale (esperimenti incentivati in denaro come il trust game, il public goods game, il dictator game e il risky decision game) e di ampi moduli di indagine. Per la prima volta, un esperimento di laboratorio online è stato condotto su un ampio campione di oltre 1.000 italiani rappresentativo della popolazione totale.
 
Grazie a diverse misure sperimentali e di sondaggio delle preferenze e dei comportamenti pro-sociali, siamo stati in grado di valutare se e su quali dimensioni del capitale sociale gli abitanti del Sud differiscono. I risultati mostrano che i meridionali sono paragonabili agli altri italiani per quanto riguarda la fiducia verso persone sconosciute, la cooperazione, l'altruismo, la tolleranza al rischio, le aspettative sull'affidabilità degli altri e l'impegno nel volontariato. L'unico divario che emerge dall'analisi consiste nei più bassi livelli di fiducia di chi abita al Sud, cioè la capacità di ricambiare un atto di fiducia altrui. In particolare, si osserva che i meridionali tendono a restituire meno denaro a un partner sconosciuto quanto più grande è l'importo monetario inizialmente ricevuto da loro come atto di fiducia. Allo stesso modo, quando i contributi collettivi a un progetto pubblico sono molto grandi, i meridionali preferiscono non contribuire tanto quanto i loro partner.
 
Contrariamente alle ipotesi avanzate da Banfield e Putnam, l'inferiore reciprocità dei meridionali non è guidata da diversi livelli di familismo o di capitale sociale. Né dipende dall'avversione ad essere traditi da altre persone, né è plasmata da modelli di migrazione avvenuti nel corso della vita degli intervistati. Piuttosto, il nostro studio trova le prove della trasmissione intergenerazionale delle norme sociali: infatti, avere un genitore del Sud predice la minore reciprocità degli intervistati, anche se l'esposizione dei genitori a un ambiente ad alta affidabilità potrebbe compensare questa eredità.
 
In sintesi, i nuovi risultati dei dati Trustlab suggeriscono che gli italiani del Sud tendono a premiare gli atti altamente pro-sociali in misura minore rispetto agli altri italiani, mentre sono statisticamente simili per quanto riguarda la maggior parte delle preferenze sociali. Pertanto, le ragioni dei risultati economici diseguali delle macroaree italiane potrebbero non essere necessariamente culturali, ma potrebbero essere il risultato di cattive politiche economiche attuate nel tempo a livello nazionale e subnazionale. Oppure, se le politiche devono mirare alle differenze culturali per raggiungere la convergenza economica in tutta Italia, non dovrebbero mirare alla propensione dei meridionali a cooperare con gli estranei, ma alla loro generalizzata reciprocità, promuovendo attività volte a costruire un ampio senso di identità.

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