La bicicletta e quella foto sul giornale
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La bicicletta e quella foto sul giornale

FRANCO AMIGONI, DIRETTORE DAL 1991 AL 1996, HA CONDIVISO LA VITA DELLA SDA FIN DAGLI INIZI. TRA I MOLTI RICORDI, ANCHE QUELLI RELATIVI ALLE FESTE DI NATALE

Franco Amigoni non si sofferma sugli anni, dal 1991 al 1996, in cui l’ha diretta. Perché, in fondo, è come se l’avesse guidata da sempre, essendo uno dei pochissimi che della vita della SDA fanno parte fin dagli albori, negli anni appena successivi a quel 1971 in cui Claudio Dematté la fondò. “L’originalità della SDA, quella dei primi anni intendo, non sta nei contenuti. Quelli, li abbiamo importati da Harvard”, spiega Amigoni, che fa un passo indietro. “La cultura manageriale non è europea, è americana. Sono le grandi imprese americane che, davanti a tensioni complesse, hanno trovato soluzioni, che poi qualcuno ha codificato e incominciato a diffondere. E che vengono insegnate nelle business school”.

Che però in Europa, ancora nel secondo dopoguerra, non esistono. E quindi le imprese favoriscono la loro nascita, le sostengono. Anche in Italia. “Si formano quindi delle istituzioni piccole, legate alle grandi aziende, dove operano professionisti che si considerano portatori della cultura manageriale in Italia e che la diffondono, ma solo in ambiti ristretti, le cosiddette elite. E che quando nasce la SDA”, continua Amigoni, “la guardano, e ci guardano, con sospetto”. Perché la SDA è diversa e fa una cosa che nessuno, finora, aveva fatto, esplorando territori sconosciuti: “Noi portiamo la cultura manageriale in aree nuove, nelle piccole e medie imprese, nella pubblica amministrazione, nella sanità, nelle filiali italiane delle multinazionali”, dice ancora Amigoni, “e questo è un primo aspetto di vera originalità della Scuola”. Ma non è tutto. Un altro tema fondamentale riguarda il corpo docente, che nelle altre scuole proveniva dalla consulenza, non esistendo in Italia un vero mercato dei docenti di management. 
“La SDA ha la geniale idea di appoggiarsi al mondo universitario, prendere giovani laureati che erano alla ricerca di uno sbocco professionale, assumerli all’Università Bocconi dando loro la possibilità di insegnare anche alla SDA”, racconta ancora Amigoni, che di quell’originario gruppo di giovani faceva parte. “Una dozzina in tutto, creammo il primo Master e guidammo la SDA per molto tempo godendo di grandissima autonomia e fondando la nostra azione su alcune parole chiave: flessibilità, autonomia, mercato, generazione delle idee dalla base. Progettavamo corsi continuamente, ed eravamo noi docenti a proporli, cosa che ci differenziava dalle altre scuole”. Idee semplici che generavano prodotti complessi, questo era il segreto. Prodotti all’epoca davvero innovativi, “come il progetto multiseminar, cioè seminari aggregati da vendere insieme”, riprende Franco Amigoni, “oppure quello che è forse il primo grande prodotto internazionale, il Copas, un corso fatto in collaborazione con le imprese che vedeva coinvolti i migliori docenti di strategia aziendale di quegli anni, come Igor Ansoff e Richard Normann. E che permise alla SDA, unica scuola italiana, di entrare nelle istituzioni che riunivano le scuole di formazione europee”.

Tra i tanti ricordi legati alla nascita, alla crescita e all’affermazione definitiva della SDA tra le migliori business school internazionali, uno in particolare è caro ad Amigoni, mischiando aspetti professionali e rapporti umani: “Si tratta delle grandi riunioni che facevamo in occasione degli auguri di Natale, una delle poche occasioni in cui potevamo riunirci al gran completo. Elemento centrale di questi incontri era il regalo che la Scuola faceva a tutti. Oggetti d’arte e di design, importanti. Ma quello più caro è quando ci regalarono una bellissima bicicletta Rossignoli, che ho ancora, e la foto che ci vedeva tutti, in sella alla nostra due ruote, uscita addirittura sulla Gazzetta dello Sport”.  

di Davide Ripamonti

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