L'innovazione e' una vocazione da incoraggiare
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L'innovazione e' una vocazione da incoraggiare

DA DOCENTE MARKUS VENZIN HA SEMPRE CERCATO DI PROMUOVERE LO SPIRITO IMPRENDITORIALE TRA I SUOI STUDENTI. OGGI GUARDA ALLE STARTUP DA PRORETTORE PER L'INNOVAZIONE DELLA BOCCONI E GRAZIE AI SUOI RUOLI DI GUIDA DELL'ACCELERATORE B4I E DELL'INNOVATION AND CORPORATE ENTREPRENEURSHIP CENTER DI SDA BOCCONI. IN COSA PECCA L'ECOSISTEMA ITALIANO? IMPRESE DEEP TECH, VERA INNOVAZIONE E UN PO' DI CORAGGIO

“Quando chiedo agli studenti qual è il loro obiettivo professionale, tantissimi mi rispondono che vogliono fondare una start-up. E anche tra quelli che invece sperano di diventare manager in una grande azienda, l’ambizione di essere portatori di un cambiamento è fortissima. L’imprenditorialità, insomma, è una vocazione comune e sempre più sentita”. Nessuno potrebbe essere più felice di constatarlo di Markus Venzin, docente di Global Strategy, prorettore per l’Innovazione e da settembre direttore in SDA dell’Innovation and Corporate Entrepreneurship Center. Il suo ruolo infatti è proprio quello di alimentare questo desiderio di imprenditorialità degli studenti allestendo nuove iniziative e progetti specifici, come l’acceleratore B4i o il Talent Challenge FTxBocconi. “In realtà anche da docente”, racconta il professore, “ho sempre cercato di rispondere a questa richiesta portando in aula ogni novità assorbita dalla ricerca sul campo o dalle attività di consulenza”.

Come giudica lo scenario italiano delle start-up? Ne nascono e crescono abbastanza per immaginare che qualcuna di esse diventi una realtà internazionale importante?
Il numero di start-up è importante, però ci sono ancora troppe iniziative Marketplace, cioè che utilizzano le piattaforme digitali per far incontrare una domanda e un’offerta, e poche Deep Tech. L’elemento innovativo oggi è fondamentale per il successo. Tra l'ipotesi di ristrutturare una cascina per farne un B&B e una nuova tecnologia per creare microscopi super potenti c'è una differenza enorme!

Lei che spiegazione si è dato di questa difficoltà italiana a produrre innovazione nell’era del digitale?
Credo che l’aspetto culturale sia determinante, i ragazzi imparano anche dagli esempi e di imprenditori italiani che rischiano davvero non ce ne sono molti. Mi capita di notarlo anche quando analizziamo i processi di internazionalizzazione: in Italia l’approccio tipico nei confronti dei nuovi mercati consiste nell’incentivare un po’ l’export, poi investire qualcosa nel marketing, infine creare una piccola filiale, in una sorta di evoluzione progressiva. In Svizzera o in Germania lo schema è diverso: si fa un plan strategico e si alloca subito una parte importante di capitale per attaccare il nuovo mercato con decisione.

Per una start-up in Italia oggi è più difficile trovare capitali o un advisor di qualità?
Con la crisi tanti manager sono usciti dalle aziende e si propongono come advisor, ma senza possedere davvero l’esperienza giusta. Avere dunque a disposizione un network di professionalità e di contatti come quello che offriamo in Bocconi è un valore aggiunto per chi è in accelerazione, in pre-accelerazione o anche in fase di scale-up. La vera difficoltà per i giovani imprenditori è piuttosto trovare uno startupper con esperienza che voglia investire il 100% del proprio tempo in una nuova azienda. Quanto ai capitali, in Italia il fundraising è meno aggressivo che altrove, 10 milioni di euro di finanziamento qui sono già un grande risultato, però è altrettanto vero che il mercato è meno liquido e le occasioni non sono moltissime.

Quali sono i primi aspetti che valuta in una start-up?
La prima che cosa che guardo è il Mission statement; mi chiedo: questa iniziativa crea valore per la società? In seconda battuta voglio conoscere il team e studiare i curricula perché cerco di capire se sono preparati anche per riorganizzare eventualmente la loro attività di fronte a nuove necessità. Infine valuto se conoscono bene il cliente a cui si rivolgono, se hanno già un feedback di mercato e un mvp di quello che propongono.

Se fosse lei a trovarsi tra quei ragazzi che sognano di diventare startupper, su quali ambiti di innovazioni si concentrerebbe?
Non so che cosa avrei fatto io da studente, ma posso dire che in Corporate Hangar, il Venture Builder che ho creato con Prysmian, abbiamo già tre start-up. Una produce un device che si attacca alle bobine dei cavi e fornisce indicazioni in remoto rispetto alla location, al consumo, al movimento e ad altri parametri; la seconda si occupa di vertical farming e ha sviluppato un cabinet che consente di creare un piccolo giardino privato o un orto anche negli spazi chiusi, per esempio in un ufficio. Questa è un’idea che mi piace molto perché contribuisce a risolvere l’eccesso di Co2 aumentando il numero di piante che possono assorbirla anche in ambienti dove normalmente non ce ne sono. Il terzo ambito che mi appassiona è quello della scienza dei materiali collegata alla gestione dei rifiuti e per questo abbiamo attivato un progetto con Comieco e Assocarta per creare una nuova plastica ecologica dallo scarto dello smaltimento della carta. Ecco, questo per me significa fare vera innovazione, non migliorare qualcosa che c’è ma dare vita a qualcosa di nuovo.
 
Dida Biografica
Nato in Svizzera e con un PhD dell’università di San Gallo, Markus Venzin è stato il primo assistant professor straniero in Bocconi. Oggi è docente di Global Strategy, Prorettore per l'Innovazione e Direttore dell’ICE in SDA. “Nel 2001 mi sono auto-candidato per venire in Italia”, racconta Venzin. “Avevo davanti una buona prospettiva di carriera in Svizzera, ma la proposta della Bocconi fu molto convincente, e poi avevo intenzione di sposare una ragazza siciliana, dunque feci un “foreign investment” sull’Italia. Devo dire che la scelta mi ha ripagato. All’inizio però non fu facile: a Milano mi rubarono subito la macchina, ed era difficile anche affittare casa senza parlare bene italiano. In Bocconi invece, grazie all’aiuto del professor Guido Corbetta, mi integrai in fretta”. In passato fondatore e direttore del Master in Science International Management, Venzin è stato anche Direttore in SDA del Dipartimento di Strategy and Entrepreneuership e della divisione Ricerca. “Credo che il mio maggior contributo in quel ruolo sia stato indirizzare la scuola verso l’action research prendendo un po’ le distanze dalle attività di advisoring. È bene che docenza e attività di consulenza rimangano infatti separate, anche se sono due attività complementari. Insegnare è bellissimo e il rapporto con gli studenti arricchisce ogni giorno, mentre la consulenza è fondamentale per portare in aula conoscenze sempre nuove”.

L'imprenditorialità in dieci storie: le esperienze di startup preaccelerate e accelerate da B4i - Bocconi for Innovation

di Emanuele Elli

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