Un fondo dalla parte delle imprese
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Un fondo dalla parte delle imprese

GUIDO VESIN, TRA I FONDATORI DI ANTARES E ALUMNUS MBA, PER AIUTARE LE AZIENDE A SUPERARE LA CRISI PUNTA SULL'INNOVAZIONE NEL CAMPO DEL PRIVATE EQUITY CONIUGANDO INVESTIMENTI E SVILUPPO DEL NETWORK E DELLA CONSULENZA. PARTENDO DAL SETTORE DEL LUSSO, SETTORE FONDAMENTALE DELL'ECONOMIA ITALIANA

La crisi indotta dall’emergenza sanitaria ha colpito le aziende in modo nuovo rispetto al passato, trascinando in difficoltà economiche anche imprese industrialmente sane, a volte persino con ebitda positivo. Il mondo finanziario, considerato da più parti responsabile della crisi del 2008, oggi ha dunque un’occasione di riscatto, offrendo ai diversi attori coinvolti, dagli imprenditori alle banche, nuove soluzioni ai problemi. “Per offrire aiuto, però, bisogna innanzitutto sapere ciò che serve”, chiosa Guido Vesin, un passato in Bocconi da studente MBA e docente, imprenditore e tra i fondatori della società di private capital Antares. “Per questo penso che oggi, anche nel contesto di un Fondo, l’aiuto a un imprenditore possa arrivare, oltre che da nuovi capitali, da professionalità che abbiano competenze industriali e di settore in grado di affiancarlo anche nello sviluppo del business”.

Come è possibile coniugare la necessità di realizzare utili con la volontà di aiutare il sistema delle imprese a rialzarsi?
In generale questo è il principio di base del private capital, si guadagna solo se si riesce a rendere redditizie le aziende su cui si è investito. Oggi però emergono necessità diverse, alla cui origine ci sono problemi di gestione o dimensionali rispetto al mercato. L’obiettivo di un fondo può diventare così anche quello di creare nuove aggregazioni, nuove sinergie tra aziende per esempio. Parallelamente occorre anche fare recovery per aiutare le banche a recuperare posizioni che non sono ancora dei crediti deteriorati veri e propri perché riguardano società che hanno tutte le chance per tornare in Bonis.

Per ottenere tutto questo occorre immaginare nuovi prodotti o si possono adattare quelli esistenti?
Noi abbiamo scelto la strada dell’innovazione, dando vita, a un nuovo fondo dedicato alle aziende del lusso e del lifestyle che ha un duplice comparto: uno nel quale vengono conferiti i crediti delle banche nei confronti di aziende del comparto e un altro nel quale confluiscono i flussi degli investitori. La novità è che il team di gestione è costituito da manager che hanno lavorato per più di 30 anni in aziende del settore in posizioni apicali. Questo ci consente di apportare non solo finanze, ma contatti, professionalità, stategie e network, aspetto quest'ultimo fondamentale, per esempio, per rilanciare un'azienda dal punto di vista commerciale o per aprire nuovi canali sul mercato attraverso il digitale.

Quale risposta avete ricevuto dagli investitori e dagli imprenditori coinvolti?
Abbiamo avuto un riscontro molto positivo e contiamo di partire nel primo semestre del 2021. Il fondo piace agli investitori, oltre che per le competenze industriali del team, per altri due motivi: rispetto ai fondi tradizionali di private capital, qui nel momento in cui sottoscrivono il commitment conoscono già le aziende che costituiscono il portafoglio, e dunque non investono solo sul track-record del team di gestione. Inoltre la durata del fondo è di 6 anni, meno dei fondi tradizionali che prevedono 5 anni di investimenti più 5 di disinvestimenti. L’operazione però piace anche agli imprenditori perché avvertono che si sta facendo realmente un’operazione di rilancio delle aziende, mettendo a loro disposizione un team capace, in grado di dialogare con gli azionisti e con il management da pari a pari, parlando la stessa lingua, con un approccio non finanziario ma legato all’esperienza quotidiana di business. Questa vicinanza tra investitori e imprenditori oggi è un valore aggiunto che fa la differenza.

Perché avete cominciato dal settore Lusso&lifestyle?
Abbiamo scelto questo comparto perché è molto rilevante per l'economia italiana e custodisce un know-how di competenze e di creatività che ci è ancora riconosciuto in ambito internazionale e al quale attingono i grandi gruppi stranieri del lusso. La qualità dunque non manca, c'è però una frammentazione della filiera in tante, troppe, piccole realtà che oggi non sono più competitive. L’obiettivo dunque, nell’aiutare queste imprese a uscire dalla crisi contingente, è anche quello di creare nuove aggregazioni e sinergie per ridare forza e resilienza a tutto il nostro sistema industriale.

 

GUIDO VESIN

Laureato in Giurisprudenza, con un esordio professionale nelle banche d’affari londinesi e una carriera nell’ambito dell’investment banking e corporate finance per grandi organizzazioni quali Banca Euromobiliare, E&Y, Deloitte, Banca Akros, Guido Vesin è uno dei soci fondatori di Antares, società di gestione di fondi di private capital. In SDA Bocconi è stato studente (“ho frequentato nel 1992 l’MBA 16, il primo nel quale c’era anche la classe in inglese. Fu un’esperienza molto utile per imparare a valutare un’azienda sia da un punto di vista gestionale che finanziario e saperla analizzare a fondo, una visione fondamentale per la successiva attività da imprenditore) e a lungo docente a contratto.



di Emanuele Elli

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