Fuori dal tunnel. Grazie alla finanza
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Fuori dal tunnel. Grazie alla finanza

L'UTILIZZO DI RISORSE PRIVATE PER TORNARE A CRESCERE E USCIRE DALLA CRISI E' UN PERCORSO CHE IN EUROPA VA INTRAPRESO CON DETERMINAZIONE. FACENDO ATTENZIONE A FISSARE LE REGOLE DEL GIOCO

di Stefano Caselli, ordinario presso il Dipartimento di finanza

I prossimi mesi sono decisivi per molti paesi europei. Le scelte di politica economica avranno un impatto che trascende la stessa dimensione economica della capacità di garantire una crescita robusta e sana ha impatti sociali che vanno dall'occupazione alla riduzione dei divari sociali, alla riduzione della povertà. Tuttavia, queste scelte devono affrontare tre variabili fondamentali: la crescita del PIL, la crescita del debito pubblico e la stabilità delle banche. Ciò significa che il rischio reale da evitare è quello di passare questo nuovo anno dando poca crescita ma aumentando il debito pubblico e indebolendo il sistema bancario.

Gli spazi e i tempi per agire ci sono tutti. Tuttavia, è necessario fissare alcune "regole del gioco" che devono essere accettate al momento della definizione degli schemi di intervento (sia sotto che fuori dal Recovery Fund), e della loro attuazione. Tali regole del gioco sono quelle che permettono di gestire il triangolo tra crescita, indebitamento e stabilità del sistema bancario e sono le seguenti: le risorse finanziarie non provengono esclusivamente dallo Stato e dal Recovery Fund (il risparmio disponibile deve essere utilizzato e quindi i mercati finanziari e gli investimenti finanziari giocano un ruolo decisivo); gli schemi PPP (public-private-partnership) hanno una potente funzione di moltiplicare l'effetto della scelta pubblica attraverso risorse finanziarie private; la leva fiscale gioca un ruolo decisivo se indirizza in modo permanente le imprese verso comportamenti virtuosi e orientati alla crescita; il sistema bancario deve essere utilizzato come strumento che moltiplica l'intervento a favore dell'economia, accanto a schemi di PPP e di incentivi fiscali.
Per questo motivo i mercati finanziari e gli investimenti giocano un ruolo decisivo e le decisioni di politica economica devono essere utilizzate in modo permanente.
In primo luogo, si deve promuovere l'uso del mercato finanziario e il coinvolgimento degli investitori (private equity, venture capital, PIR) a sostegno del corporate equity. Il rischio da evitare è quello di un controllo statale nell'intervento sul capitale di rischio e di un crowding-out del mercato. Il modo è invece quello di trovare le condizioni affinché l'intervento dello Stato sia utilizzato appieno e segua la logica dell'accompagnamento del capitale privato. Ci sono due considerazioni fondamentali: a) gli investitori in capitale di rischio, quotati e non (quindi venture capital, private equity, PIR, business angels e incubatori) devono essere valutati con un chiaro incentivo sul capital gain, che è il vero elemento che crea il mercato e quindi attira gli investitori generando liquidità; b) l'intervento dello Stato deve avvenire o con una chiara e indipendente logica di mercato o attraverso il necessario supporto agli investitori privati.

In secondo luogo, occorre riflettere sulla questione del credito bancario e sul ruolo della garanzia pubblica, definita nei primi giorni della crisi, in Italia e in molti Paesi europei. L'utilizzo del canale bancario, anche se può essere utile nell'immediato futuro, crea già nel breve periodo un impatto negativo: le imprese diventano più indebitate e lo spazio per ottenere credito in futuro può essere ridotto. Nel lungo periodo, il mantenimento della garanzia statale dovrebbe essere ancorato ad una logica di capitalizzazione: la garanzia statale sul credito viene concessa solo se la società procede ad un aumento di capitale definito su una percentuale fissa del credito.
Infine, sempre sul fronte dell'indebitamento, la scelta da operare è quella di utilizzare obbligazioni con scadenza superiore a dieci anni, con interessi legati al recupero del fatturato o allo sviluppo di progetti infrastrutturali. Il che porta a una varietà di soluzioni che si estendono a bond dedicati a singole filiere produttive o a singoli cluster territoriali o a legami sociali con una logica di intervento profondo in aree che necessitano di una reale ricostruzione. Il fatto importante è che i bond ad impatto permettono di intercettare quella domanda di investimento così diffusa (sia per i singoli investitori che per i risparmiatori che per gli investitori istituzionali come i fondi pensione) e di cercare una reale performance di fondo e di raggiungere obiettivi qualificabili come ESG. Infine, va notato che l'utilizzo delle obbligazioni da parte delle imprese contribuisce a rafforzare la loro struttura finanziaria e quindi la loro capacità di ottenere ulteriori finanziamenti dalle banche. A questo proposito, l'entità dell'incentivo fiscale dovrebbe essere indirizzato sia alle società utilizzatrici che agli investitori.
Il percorso del mercato finanziario e l'utilizzo di risorse private in Europa è un percorso che deve essere perseguito con determinazione. Evitiamo di aspettare guardando al tassametro del debito pubblico di molti Paesi che scorre inesorabilmente, perché altrimenti la tentazione di utilizzare le risorse disponibili per abbattere il debito pubblico si presenterà sul tavolo delle decisioni dei decisori politici.

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