Marco #Tamponailvirus insieme ai colleghi dell'Mba 12
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Marco #Tamponailvirus insieme ai colleghi dell'Mba 12

UN GRUPPO DI ALUMNI GUIDATI DAL CONSULENTE E IMPRENDITORE SALTALAMACCHIA HA MESSO A PUNTO UN PROTOCOLLO DI INTERVENTO PER LO SCREENING DI MASSA ATTRAVERSO I TEST SIEROLOGICI, TESTATO IN DUE STRUTTURE. L'IDEA E' DIFFONDERLO ANCHE ALLE AZIENDE PER AGEVOLARE LA RIPARTENZA

C’è stata una fase in cui, chiusi in casa per il lockdown, ascoltavamo quotidianamente i bollettini sulle morti per il Covid-19, sperando ogni giorno che la curva si appiattisse. Marco Saltalamacchia e un manipolo di colleghi dell’Mba 12 di SDA Bocconi hanno deciso di rimboccarsi le maniche e cercare di fare qualcosa, a loro modo, per combattere il virus. Ne sono nate l’iniziativa e l’associazione non profit #Tamponailvirus che, per il comitato promotore che Marco presiede (e che è formato anche dagli alumni Marina Del Bue, Antonio Buondonno, Paolo Marizza, Alessandro Cremona e da un’amica esperta legale, Elena Pagnoni), ha chiaro un obiettivo: la sicurezza si ottiene con uno screening di massa e questo è utile non solo per affrontare l’emergenza sanitaria, ma anche in funzione della ripartenza e delle fasi successive, per dare respiro alle imprese.

“A marzo, nel pieno del picco, ci siamo resi conto che la reazione dei paesi asiatici, di avviare immediatamente uno screening della popolazione su larga scala, era la soluzione migliore”, spiega Saltalamacchia, oggi consulente e imprenditore, con un passato da senior vice president Region Europe di Bmw. Soprattutto, ci siamo resi conto che il tampone orofaringeo, il test per eccellenza, ha tutta una serie di vincoli di natura economica e tecnica (non ultimo il tema dei reagenti) che ne impediscono l’utilizzo massivo. Abbiamo cercato un’alternativa e abbiamo deciso di puntare sui test sierologici”.

Così, Marco e colleghi si concentrano su come rendere capillare l’uso di questi test e mettono a punto un protocollo per mappare la popolazione e creare profili di rischio, insieme a un comitato scientifico che ne ha validato i risultati attraverso due esperienze (una terminata e una in corso) presso l’Ospedale San Camillo Forlanini di Roma e presso l’Opera Padre Pio Ircss di San Giovanni Rotondo. Parallelamente, si avvia una raccolta fondi (in primis tra gli altri ex colleghi dell’Mba 12) per la donazione di test sierologici, da fornire insieme al protocollo agli ospedali che hanno avviato la sperimentazione.

Proprio dalle sperimentazioni emerge che il test sierologico dà risultati certi al 98% (così mettendo a tacere quei dubbi iniziali sulla sua validità espressi nelle prime fasi della pandemia) e, soprattutto, che questo sistema può rappresentare un valido percorso in alternativa al tampone: “Se anche le aziende adottassero questo approccio, a fianco dello Stato, non avremmo migliaia di test, ma milioni. Oltretutto, il rapporto economico tra un test sierologico veloce (base) e un tampone è di 1 a 15, mentre il risparmio sui tempi è ancora più evidente”. Di conseguenza, “Il nostro obiettivo è triplice: contribuire all’individuazione di kit affidabili e a basso costo, da testare in strutture di riferimento come già abbiamo iniziato a fare; attuare una raccolta fondi significativa per acquistare volumi importanti di kit da donare alle Autorità preposte e, in ultima analisi, contribuire alla definizione di un approccio strutturato alla ripartenza che integri protezione personale e rilancio delle attività economiche e sociali”.

Per farlo, tuttavia, è fondamentale diffondere l’informazione presso l’opinione pubblica qualificata perché si faccia pressione affinché questo tipo di approccio, basato sullo screening di massa della popolazione attraverso test economici e veloci, sia autorizzato in maniera capillare e non a macchia di leopardo: “Oggi infatti sono le regioni a stabilire le normative, pur in un quadro di riferimento a livello nazionale. Ciò significa che in questi mesi ogni regione ha stabilito regole diverse e un diverso approccio per quanto riguarda i test”.

di Andrea Celauro

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