Meglio un giorno da unicorno che cinque anni da startup
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Meglio un giorno da unicorno che cinque anni da startup

LE NUOVE IMPRESE ITALIANE NON MUOIONO QUASI MAI, MA SONO POCO INNOVATIVE. SAREBBE MEGLIO CORRERE PIU' RISCHI IN SETTORI PIU' AVANZATI E SAPER FARE TESORO DEI FALLIMENTI E DELLE ESPERIENZE

di Markus Venzin, ordinario presso il Dipartimento di management e tecnologia

Il 90% delle startup italiane è ancora attivo dopo cinque anni! A prima vista sembrerebbe un dato positivo, ma il dubbio è che mascheri la mancanza di sufficiente innovatività.
 
Il campo da gioco globale
Sappiamo tutti che, in ogni settore industriale, esiste un chiaro legame tra il livello di innovazione e la redditività delle imprese. Questo legame è diventato ancora più forte negli ultimi tempi, con le nuove tecnologie che cambiano il modo di operare delle imprese. Dati ubiqui e trasformazione digitale sono la lingua franca del XXI secolo e la tecnologia influenza tutti i processi di tutte le aziende. Tuttavia l’Europa, tradizionalmente all'avanguardia, è stata superata dalla Cina e dagli Stati Uniti e dalla loro spinta a sviluppare e commercializzare nuove tecnologie.
L'Europa è in ritardo. All'interno del continente, anche il campo da gioco delle startup è disomogeneo, con alcuni paesi che corrono, mentre altri faticano a reggere il passo. Di fatto, il ranking delle scale-up del 2019 colloca l'Italia all'11° posto in Europa, suggerendo che il divario tra l'Italia e i primi tre ecosistemi di Regno Unito, Germania e Francia è ora così ampio che il trio sembra giocare in un campionato a parte rispetto al resto del continente. Ad esempio, il Regno Unito conta 9 volte più scale-up, che hanno raccolto 20 volte più capitale di quelle italiane.
Quindi, prima di brindare al nostro tasso di sopravvivenza del 90%, dovremmo fare un passo indietro e riflettere su che cosa significhi. Un tasso di successo così alto indica in realtà che non siamo sufficientemente aggressivi nel perseguire idee nuove, dirompenti, e nel «fallire velocemente» per poi ripartire. Invece, le start-up italiane preferiscono «morire lentamente», perseguendo idee e innovazioni incrementali. Questo è il pericolo per l'Italia e per l'Europa, soprattutto se l'Europa vuole avere un ruolo significativo nell'innovazione e nell'imprenditorialità globale. Nonostante il ritardo, l'Italia non è ferma, ma sta facendo qualcosa per recuperare in termini di capitali raccolti, numero di hub, incubatori ed eventi - ma sono necessari un approccio più strutturato e più energia all'ecosistema per accelerarne lo slancio.
Quello che dobbiamo fare è creare le condizioni per il successo imprenditoriale, un ecosistema dove le idee vengano coltivate per prosperare e crescere, dove gli individui siano incoraggiati a sognare in grande e realizzare quei sogni. Abbiamo bisogno di creare un ambiente in cui sia possibile fallire, purché il fallimento sia veloce, crei apprendimento e permetta di passare rapidamente a idee più promettenti e a innovazioni che traggono beneficio da questa esperienza. Questo significa creare uno spazio per provare le cose, dove gli esperti possano sostenere le idee degli imprenditori e vengano fornite le risorse per prendere le idee migliori e accelerarne il percorso attraverso il lancio e lo scale-up. Significa partnership e coopetition, in cui diversi attori si incontrano e traggono benefici reciproci. La crescita nascerà solo da un grande sogno. La crescita deriverà solo dall'unione di persone e organizzazioni diverse.
 
Riunire tecnologia e business
Il ruolo delle business school è anche quello di contribuire in modo sostanziale a sostenere le imprese italiane nel loro tentativo di recuperare il ritardo e prendere posto sulla scena europea e globale. Lo devono fare collaborando con le istituzioni tecnologiche - la tecnologia ha bisogno di business e il business ha bisogno di tecnologia. Una relazione simbiotica in grado di fornire grande valore, non solo alle due parti.
Si consideri, ad esempio, un'applicazione dell'Internet of Things per rendere intelligente un tamburo avvolgicavo industriale. Aggiungendovi un dispositivo dotato di un modulo GSM e diversi sensori, i clienti che vogliono gestire le loro risorse possono ora sapere dove si trova l’avvolgicavo, quanto cavo c'è sul tamburo e se è stato maneggiato male. Con l’avvolgicavo intelligente, ora possono migliorare la loro logistica, lo stoccaggio e molti altri processi, oltre a beneficiare l'ambiente raccogliendo i tamburi abbandonati. Questo esempio - come la maggior parte delle applicazioni dell'Internet of Things- è composto da quattro elementi di base: hardware; memorizzazione dei dati basata su cloud; intelligenza artificiale per trasformare i dati (cioè, la velocità di rotazione dei tamburi, lo spessore del cavo....) in informazioni (cioè, la lunghezza residua del cavo sul tamburo, la posizione del tamburo); il modello di business (cioè, ottimizzazione della raccolta dei tamburi vuoti, gestione dei sinistri assicurativi per la gestione impropria dei tamburi....).
La forza delle business school è quella di supportare e sviluppare gli ultimi due elementi. Per ottenere trazione sui primi due elementi devono lavorare con altri partner per sfruttare le loro competenze e integrare le proprie. Si tratta di una dinamica molto positiva che può aiutare ad ampliare le loro prospettive. Collaborare con diversi partner, siano essi università, imprese, istituzioni finanziarie, startup o no profit, così come il governo, creerà legami tra attori attualmente separati nell'ecosistema generale. Ci sono tipicamente tre fasi in una start-up/scale-up.

Pre-accelerazione
La fase di pre-accelerazione supporta i fondatori nella fase iniziale di ideazione per creare un «minimum viable product», un prototipo validato dal mercato. Questo comporta tipicamente la costruzione di competenze e conoscenza di diversi argomenti come il design thinking, lean start-up, vendite, marketing digitale, web design & analytics, agile project management, modellazione finanziaria, pitching e strategie go-to-market. È importante assicurarsi che gli imprenditori siano sicuri delle loro capacità di vendere la loro idea ad altri e di arrivare al buy-in. Alla fine di questa fase, l'imprenditore dovrebbe avere un prototipo che supporti la sua narrazione.
 
Accelerazione
Con un prototipo in mano, questa fase si concentra sullo sviluppo del prodotto e sul coinvolgimento dei potenziali clienti. Durante l'accelerazione, l'obiettivo è quello di creare il business, facilitare il networking, costruire ispirazione e generare opportunità di mercato. L'imprenditore dovrebbe sviluppare ulteriormente il prototipo sulla base degli input ricevuti dai potenziali clienti e da altri nell'ecosistema. Deve anche pensare a reclutare altri talenti per aiutarli a costruire la azienda e il prodotto, poiché è improbabile che un imprenditore possieda tutte le competenze necessarie, tanto meno il tempo di fare tutto ciò che serve per accelerare con successo.
 
Scale-up
Lo scale-up si basa sulla collaborazione con venture capitalist e altri tipi di investitori, oltre che sul supporto di individui e organizzazioni esperti nello scale-up. Costruire segmenti di clienti, pensare di espandersi oltre i confini nazionali e sviluppare i prodotti e le proposte di valore sono i criteri chiave per il successo. Non è facile, ma se gli imprenditori riescono a completare questa fase, si troveranno in traiettoria verso la crescita e la performance. Se è vero che non tutte le aziende sono in grado di fare uno scale-up con successo, lo scale-up è vitale per realizzare il sogno di un forte ecosistema europeo di imprenditorialità e innovazione e se si vuole che l'Europa diventi la terza potenza di questo campo da gioco.
La Bocconi, come business school leader in Italia, è nella posizione migliore per orchestrare questo ecosistema capace di creare valore e crescita. Costruirlo sarà il nostro contributo per garantire che gli imprenditori di talento abbiano l'opportunità di realizzare le loro idee e farle crescere, prima sulla scena europea e poi su quella globale.

Per approfondire
Bocconi for Innovation si fa in tre e supporta ogni fase di sviluppo


 

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