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Intelligenza artificiale: ultima chiamata

IL SISTEMA ITALIA ALLA PROVA DEL FUTURO. LA SFIDA DELL'INTELLIGENZA ARTIFICIALE NON PUO' PIU' ASPETTARE, MA IL SISTEMA ITALIA E' PRONTO? A DOMANDARSELO E' STEFANO DA EMPOLI NEL SUO NUOVO LIBRO PER EGEA

Di intelligenza artificiale (AI) si parla molto, eppure finora il dibattito italiano si è concentrato poco sull’impatto reale che l’insieme delle tecnologie che vanno sotto questo nome può davvero esercitare sul nostro sistema economico.

Il libro di Stefano da Empoli, Intelligenza artificiale: ultima chiamata (Bocconi Editore 2019; 176 pagg.; 18 euro) è il primo tentativo di capire quale spinta l’AI possa imprimere alla competitività del nostro Paese.

La sfida più importante sarà quella di permettere al sistema produttivo nel suo complesso di adottare soluzioni avanzate, a costi accessibili e con le competenze necessarie. Nonostante l’Italia presenti un basso livello di digitalizzazione, le nostre imprese – a partire dalle PMI – possono sfruttare i potenziali vantaggi competitivi che l’AI offre loro su un piatto d’argento.

Grazie a fattori inscritti nel sistema produttivo italiano, e in particolare nel made in Italy vocato all’export, che nel libro vengono passati in rassegna: l’impressionante resilienza imprenditoriale, l’elevata flessibilità interna ed esterna, un forte posizionamento nel B2B nel quale ci si attendono i principali benefici derivanti dall’AI e, infine, un accesso alle tecnologie che mai nella storia ha livellato come oggi le imprese, riducendo significativamente, almeno in alcuni ambiti, l’effetto delle economie di scala.

L’occasione presentata dall’AI potrà tuttavia essere colta soltanto chiamando a una nuova responsabilità non solo le istituzioni ma anche la società civile e la rappresentanza d’impresa. A quest’ultima, in particolare, spetta il compito non solo di avanzare gli interessi dei propri associati a Roma o Bruxelles, ma anche di accompagnare sul territorio la necessaria trasformazione organizzativa, in un nuovo partenariato tra istituzioni, ricerca, finanza e imprese.

Se il cambio di paradigma tecnologico rappresentato dall’AI appare chiaro, più complesso è calcolarne gli impatti economici e sociali, in particolare sulla crescita del PIL, sul mercato del lavoro e dunque sui cambiamenti necessari sul fronte dell’educazione e della formazione. Non si tratta tanto, spiega l’autore, “di aumentare le competenze delle persone in una particolare disciplina. Un’eccessiva specializzazione tecnica rischia infatti di essere una risposta sbagliata dal momento che le macchine sono e saranno sempre di più pressoché imbattibili sul terreno delle conoscenze specifiche e nozionistiche, potendo elaborare in pochi secondi quantità immense di dati. Paradossalmente saranno le cosiddette soft skill a essere più difficilmente rimpiazzabili da algoritmi”.

Il volume offre anche una panoramica sullo stato della corsa all’AI a livello mondiale, nella quale Usa e Cina si trovano in una posizione di netto vantaggio. “L’Europa ha tutte le risorse per recuperare il terreno ma non potrà farlo fino a quando non le metterà tutte sul tavolo, agendo in maniera coordinata”. Serve fiducia nell’Europa e l’impegno di ogni Stato, Italia in primis, che ha tutte le carte in regola per presentarsi all’appuntamento con l’AI in una posizione decisamente migliore di quanto si potrebbe pensare. Nonostante l’Italia sia in ritardo sull’adozione delle nuove tecnologie e presenti un basso livello di digitalizzazione, infatti, le nostre imprese possono sfruttare potenziali vantaggi competitivi che offrono un’occasione storica al nostro sistema produttivo.

Il libro mette a fuoco un pacchetto complessivo di policy perché non venga sprecata questa occasione e non si ripetano gli errori del passato: politiche per la formazione e la ricerca, un rinnovato sistema di welfare, il ruolo della PA (tra le proposte dell’autore quella di prevedere la nascita di un Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale) e le politiche della domanda per stimolare la diffusione delle tecnologie di AI.

Stefano da Empoli è Presidente dell’Istituto per la Competitività (I-Com), think tank che ha fondato nel 2005, con sedi a Roma e Bruxelles, leader in Italia sui temi del digitale e dell’innovazione. È docente di Economia politica all’Università Roma Tre. Ha fatto parte del Gruppo di esperti sull’Intelligenza artificiale, costituito dal Ministero dello Sviluppo Economico con lo scopo di scrivere la Strategia italiana sulla IA. È membro della European AI Alliance, forum promosso dalla Commissione europea per discutere i profili di policy dell’Intelligenza artificiale.

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di Gabriella Grillo

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