L'uomo invisibile Bolin scompare di fronte agli studenti Bocconi
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L'uomo invisibile Bolin scompare di fronte agli studenti Bocconi

IN CENTINAIA INCANTATI DALLA PERFORMANCE LIVE DELL'ARTISTA CINESE, CHE IERI HA REALIZZATO UNO DEI SUOI CELEBRI SCATTI ALL'INTERNO DEL CAMPUS

Era un Velodromo gremito quello che ha accolto ieri la fase finale della performance di Liu Bolin, l’artista cinese celebre per gli scatti in cui si mimetizza completamente con lo sfondo. In un silenzio quasi surreale, rotto solo dal conteggio del fotografo per il tempo di posa e poi dall’applauso finale delle 500 persone che hanno assistito, ‘l’uomo invisibile’ Bolin ha portato a termine un’opera che lo ha visto coinvolto insieme allo staff della Galleria Boxart di Verona (che lo segue in Italia) per circa due giorni. Un lavoro lungo, certosino, che ha richiesto un’estrema precisione per far coincidere ogni elemento del corpo dipinto dell’artista con lo sfondo di libri creato ad hoc con i volumi – contemporanei e antichi – forniti dalla Biblioteca della Bocconi.

“Sono molto felice di poter mettere in scena le mie opere”, ha spiegato l’artista sottolineando la valenza della performance live e raccontando, riguardo all’uso della pittura, quanto “la voce di un artista, nel mio caso di un pittore, siano proprio i colori. Sono l’unico mezzo attraverso il quale trasmettere emozioni e pensieri”.

La performance di Bolin “è stata una bellissima apertura dei seminari Arts and Culture nell’ambito del progetto Broaden Your Frame”, ha aggiunto Antonella Carù, dean della Graduate School. “La possibilità di assistere al back stage dell’opera per due giorni nel Velodromo ha reso questo evento davvero unico ed emozionante. È un onore che la nostra università sia uno dei luoghi della splendida serie Hiding in the city”.

Con lo scatto in Bocconi, Bolin continua così la serie di mimetizzazioni nelle città: dal 2008, ha già realizzato nel nostro paese 45 opere di fronte ad alcuni dei luoghi più iconici dell’arte italiana. Risalgono invece al 2005 le primissime performance e in particolare dal momento in cui, a seguito dello smantellamento da parte del governo cinese del villaggio di artisti nel quale viveva, ha scelto le macerie di quel luogo come primo esempio della sua protesta. Nella sua visione, infatti, l’elemento perturbativo dello spazio costituito dalla sua sagoma costringe lo spettatore a soffermare lo sguardo su quella esatta porzione di realtà. L’obiettivo del suo celarsi nello spazio, quindi, è proprio quello di attirare l’attenzione sul luogo.

Finita la performance live, rimane però la mostra di 15 scatti realizzati da Bolin in Cina, Italia e Stati Uniti. La mostra, portata in Bocconi da MIA Photo Fair nell’ambito di Bocconi Art Gallery, è visitabile fino alla metà di gennaio nell’edificio Bocconi di via Sarfatti.

di Andrea Celauro

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