Quando la forma e' sostanza
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Quando la forma e' sostanza

L'ALUMNA GIADA CONTI, CHE GESTISCE LA FUNZIONE ALL'INTERNO DEL GRUPPO GENERALI, DESCRIVE LA COMPLIANCE COME SMART, NON BUROCRATICA E UTILE ANZICHE' SEMPLICEMENTE OBBLIGATORIA

La dicotomia tra animo artistico e mente analitica ha portato anni fa Giada Conti a cercare all'interno del Cleacc una strada che unisse le sue due maggiori inclinazioni. Lei stessa, oggi head of group compliance governance & reporting Gruppo Generali, ammette che mai avrebbe immaginato di trovare un “ubi consistam” proprio all'interno di una funzione di controllo apparentemente algida quale la compliance. “Ho sempre pensato che la forma sia sostanza”, esordisce la manager del gruppo, “e questo aspetto nel lavoro della compliance emerge in modo molto evidente. Nella mia attività, in particolare, cerco di unire al rigore legato al rispetto delle norme interne ed esterne, la cura per la creatività e l'estetica, per la redazione della reportistica e degli strumenti che forniamo al nostro network globale. Avere una precisa identità di compliance nei contenuti e nella comunicazione permette di offrire una migliore fruibilità dei dati e delle informazioni sulla base delle quali vengono prese le decisioni aziendali.
Spesso si pensa alla compliance come a una funzione “passiva”, che ha il compito di tutelare l’azienda tenendo tutte le attività dentro i binari della normativa. Lei invece ne descrive un ruolo molto attivo, protagonista nello sviluppo del business.
Sì, io penso che sia così. La funzione in cui opero ha la possibilità di incidere fortemente sull'identità di un'azienda. Non è più un “nice to have”, ma è anzi sorprendente quando in un gruppo non è sviluppata in maniera adeguata. Naturalmente, per poter incidere sui processi e sulla cultura aziendale, la compliance deve presentarsi non come una funzione burocratica, ma al contrario deve dimostrare di essere utile e smart, rispondendo in modo veloce, con strumenti immediatamente applicabili. Le metodologie e gli strumenti, così come le best practice di mercato, in questi ultimi anni sono stati implementate e codificate; ora secondo me occorre puntare sulla formazione delle persone.
Quali pensa che possano essere gli strumenti più idonei per formare il network della compliance in un gruppo?
Noi in Generali abbiamo dato vita, poco più di un anno fa, alla Compliance Academy, un ambiente digitale dedicato alla formazione. L’iniziativa è rivolta ai colleghi che si occupano di compliance in tutto il gruppo con l’obiettivo di accompagnare le persone a partire dal loro ingresso nella community fino alla condivisione di valori, linguaggi e strumenti. Bisogna avere consapevolezza che l’investimento su questo genere di iniziative manifesta il suo rendimento sul lungo termine ma è fondamentale perché una community di compliance interna che sia coesa e preparata rappresenta un motore di accelerazione per la cultura aziendale, capace di declinare le metodologie e gli obiettivi di gruppo nelle specificità locali. Un ruolo quanto mai utile, per esempio, nel caso di Generali perché, ricordiamolo, il business assicurativo resta fortemente legato al territorio.
Come occorre operare per fare in modo che la compliance sia riconosciuta dalle altre anime dell'azienda?
Sulla comunicazione interna della funzione compliance in generale credo ci sia ancora molta strada da fare. In Generali abbiamo tracciato un percorso e lo stiamo seguendo. Stiamo investendo sulla nostra immagine affinché i contenuti di compliance diventino più accessibili e interessanti. Il rispetto delle regole è una tematica poco attraente, ma può essere trattata in maniera innovativa, dandole una prospettiva di immediata applicazione e utilità. Perché questo accada, certamente, occorre che per primo chi lavora in compliance sia consapevole del proprio ruolo, dotato di adeguati strumenti e, arriverei a dire, orgoglioso di contribuire al compliance journey dell’azienda.
 
GIADA CONTI
Classe 1981, umbra di origine, Giada Conti si è laureata in Bocconi nel 2004 con una tesi in Storia economica. “Ho analizzato le esportazioni di opere d'arte del Granducato di Toscana, lavorando a lungo sui libri contabili degli Uffizi”, ricorda l'attuale head of group compliance governance & reporting di Generali.
“Fu un'esperienza talmente coinvolgente che per un po' ho pensato di poter trovare la mia strada professionale proprio nei contesti legati alle Belle Arti”. Da qui il primo approdo nel controllo di gestione dell'Auditorium di Milano, ma poi l'anima analitica ha prevalso e la carriera di Giada Conti ha preso la via della consulenza. “Per ragioni familiari, nel 2007, mi sono trasferita a Trieste e qui sono entrata in Generali. Sono cresciuta all'interno della compliance, affrontando diversi aspetti ed oggi mi occupo principalmente della governance del network di compliance, circa 300 persone dislocate in tutto il gruppo, dall’America Latina all’Asia.”
 

di Emanuele Elli

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