Per avere impatto bisogna coinvolgere
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Per avere impatto bisogna coinvolgere

E' IL SEGRETO DEL SUCCESSO DI CAMILLO PANE, BOCCONIANO ALLA GUIDA DI COTY, MULTINAZIONALE DEL BEAUTY, CHE DAL 2016 DIRIGE PUNTANDO SU APPROCCIO FRIENDLY E MOTIVAZIONE VALORIALE

Ha sostituito le formalità con un approccio friendly, in cui ci si dà del tu; ha trasformato il suo ufficio in uno spazio aperto, per consentire al suo team di rivolgersi a lui in maniera diretta. È Camillo Pane, alumno Bocconi e dal 2016 amministratore delegato di Coty, uno dei più grandi gruppi internazionali della beauty industry che, con l’acquisizione dei 41 marchi della bellezza di Procter&Gamble, registra un giro d’affari di oltre 9 miliardi di dollari (circa 7,3 miliardi di euro). Pane è un ceo moderno e ha uno stile manageriale che, per certi versi, ricorda quello dei grandi nomi della tech industry.

Steve Jobs, Mark Zuckerberg, Jeff Bezos hanno trasformato il concetto di leader?

Sì, ma anche perché la società è cambiata: oggi non è più sufficiente avere una visione, una strategia e un ruolo esecutivo, è necessario avere un proposito, ossia riuscire ad avere un impatto positivo sulla società e sulla vita delle persone. Il proposito di Facebook, per esempio, è quello di mettere in contatto gli individui di tutto il mondo; quello di Amazon, di facilitare la vita degli utenti attraverso un eccezionale sistema di convenienza, di spedizioni e di customer care. Il nostro proposito, in Coty, è altrettanto forte e distintivo: celebrare e liberare la diversità della bellezza, che significa offrire una rappresentazione più naturale e autentica della bellezza anche attraverso i nostri brand, tra i quali ci sono grandi nomi come Gucci, Rimmel e Wella.

In che modo lo state facendo?

A più livelli. Da un lato, coinvolgiamo nelle nostre campagne pubblicitarie persone di origini diverse, così come diamo volto anche alle fasce d’età che vengono meno rappresentate dai brand di cosmetica; dall’altro ci siamo attivati socialmente con una partnership con Global Citizen, l’ong che connette oltre 35 milioni di persone nel mondo attraverso la propria piattaforma digitale: abbiamo invitato i nostri dipendenti a unirsi a un movimento globale per combattere pregiudizi e discriminazioni. Questi sono solamente due esempi di come proviamo a cambiare la vita delle persone nel mondo e a trasmettere ai nostri lavoratori un valore più alto del semplice profitto.

Qual è stata la risposta?

Assolutamente positiva, i team e i singoli dipendenti sono più ispirati, sentono di lavorare per  una realtà che vuole avere un impatto sulla società e questo aggiunge valore al loro lavoro e all’azienda stessa. Le nuove generazioni sono quelle più sensibili perché vogliono sentirsi parte di qualcosa di significativo: questo approccio consente anche di attrarre talenti.

Quali le skills necessarie per gestire un’azienda?

Per prima cosa, bisogna avere una visione chiara e ispirazionale che sia in grado di trasmettere stabilità, anche psicologica, rispetto alla volatilità dei mercati. Di conseguenza sono indispensabili una buona dose di resilienza e una certa agilità, proprio perché non esistono più situazioni o contesti che rimangono invariati nel tempo.

Come si acquisisce questa flessibilità?

Non esiste una formula, io l’ho imparata lavorando in paesi con culture molto diverse fra di loro: ogni volta ho dovuto apprendere una lingua, uno stile di vita, un’abitudine relazionale. Insomma, ho dovuto sviluppare una capacità di adattamento a diversi contesti.

Nella leadership, che cosa non cambia rispetto al passato?

Bisogna continuare ad avere un atteggiamento da decision maker, ma la velocità con cui si prendono le decisioni è aumentata esponenzialmente, così come la velocità di esecuzione.

L’empatia che ruolo ha?

È molto importante, un buon leader deve saper stare vicino e ascoltare il proprio team. Alla fine dello scorso anno ho fatto un tour nelle sedi Coty di sette paesi e ho incontrato gruppi misti di persone, con l’obiettivo di confrontarmi sulla nostra cultura aziendale e instaurare un dialogo aperto e costruttivo. Quest’esperienza mi ha permesso di creare vicinanza con i team, in maniera molto spontanea.

Oggi è ancora valido l’approccio top-down oppure sta prendendo il sopravvento un modello peer to peer?

È necessario un mix di entrambi. I dipendenti devono sentire la presenza di un leader forte, soprattutto quando i mercati non sono solidi; nello stesso tempo, è fondamentale avere una spiccata capacità di ascolto. Io non ho un ufficio, lavoro in una sala riunioni affacciata su un open space. Questa gestione dello spazio determina accessibilità e informalità, così come velocizza il processo decisionale: esistono molte situazioni in cui non è necessario istituire riunioni ufficiali.

Quali consigli vuole dare a chi ambisce a una carriera come la sua?

Spingersi oltre la propria comfort zone, che significa creare occasioni per migliorare se stessi e sfidare i propri limiti. Le esperienze all’estero rappresentano una buona strada: imparare a conoscere lingue e culture diverse consente, inoltre, di sviluppare un approccio flessibile anche alla leadership, perché non è possibile applicare ovunque uno stesso modello.
 
Camillo Pane
Laureato nel 1993 in Economia aziendale alla Bocconi, è dal 2016 amministratore delegato di Coty. «La Bocconi mi ha aperto la mente e tutto quello che sono riuscito a fare successivamente è stato influenzato dall’esperienza universitaria. Ho iniziato ad aver curiosità per i paesi esteri grazie agli stimoli che ho incontrato in quegli anni: a 28 anni mi sono trasferito per lavoro negli Stati Uniti, ma già durante l’università trascorrevo le mie estati all’estero con gli amici bocconiani, invece di tornare in Calabria dai miei genitori». La sua tesi di laurea aveva a che fare con il ruolo del consumatore, i processi d’acquisto e l’uso di data: «L’ambito di indagine era il real estate, ma quel metodo l’ho affinato e applicato in altri settori, fino ad arrivare alla beauty industry».
 
 

di Ilaria De Bartolomeis

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