La tecnologia garantisce la trasparenza delle charity
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La tecnologia garantisce la trasparenza delle charity

DA UN GIGANTE DEL WEB A UNA PICCOLA LA STARTUP: L'IDEA IMPRENDITORIALE DI ANDREA MENE'

Tutto è partito da un articolo di giornale, che preludeva a quello che sarebbe esploso come uno scandalo nel mondo delle charity irlandesi e che, in buona sostanza, sottolineava la poca trasparenza del settore. Da lì, Andrea Mené, manager del team marketing solutions di Google a Dublino e tesoriere del chapter locale della BAA, ha deciso insieme agli amici Giorgio Amoruso e Davide Barbieri di fondare una startup: grazie alla tecnologia, l’idea era di dare una mano alle charity a presentarsi e rendersi trasparenti di fronte agli utenti. Così è nata Altruism.

Ok lo scandalo, ma come mai vi è venuta l’idea?
Per un principio che ho imparato da Google: risolvere grandi problemi della società attraverso la tecnologia. Abbiamo visto che il settore aveva un grosso problema di trasparenza e fiducia e abbiamo deciso di impegnarci. Eravamo convinti di avere le risorse per poterlo fare e l’abbiamo fatto.

Come funziona Altruism?
È un progetto non profit che porta la tecnologia nel mondo delle charity. Forniamo una piattaforma per rendere più efficace la comunicazione di obiettivi, risultati e dati finanziari e per rendere più efficienti le operations. Per esempio nella costruzione del sito o nel fundraising online. Quest’ultimo consente di abbattere i costi di raccolta delle donazioni dal 30% all’1% (rispetto al 7% delle altre piattaforme online, noi non applichiamo commissioni).

Come si sostiene il progetto?
All’inizio, grazie all’autofinanziamento, oggi grazie anche al sostegno di Unicredit Bank Ireland e Growing Capital e, per il marketing, grazie all’aiuto di Google Ad Grant. Sanno che non c’è ritorno economico, ma lo fanno perché sanno che c’è impatto sociale. Oggi collaboriamo con 70 charity e nel primo semestre 2017 abbiamo consentito di raccogliere oltre 100 mila euro.

Altruism è la vostra creatura. Ma Andrea Mené ha un lavoro in Google.
Mi occupo di vendite e marketing da sette anni, dopo una prima esperienza nel settore a Budapest, presso Alenis, società nel settore del caffè. Lavoravo e in contemporanea studiavo alla Bocconi, dove mi sono laureato in International management nel 2009 e al Cems. Tornavo in Italia per fare gli ultimi esami, in sostanza.

Quando sei entrato in Google?
Nel 2010, dopo sei colloqui al telefono e di persona.

Un aneddoto a questo proposito?
Credo che, tra le altre cose, li abbia colpiti il fatto che a Budapest io abbia ospitato gratuitamente, per fare loro conoscere la città, circa un centinaio di persone da tutto il mondo.

Sei anche membro del chapter BAA. Su cosa puntano le attività del gruppo?
Su eventi di networking e di leadership, come l’ultimo con il managing director di Unicredit Bank Ireland, Massimiliano Sinagra e il prossimo, a settembre, sul tema delle fintech. Senza dimenticare l’appuntamento con la partita Irlanda-Italia del Sei nazioni di rugby.
 
 

di Andrea Celauro

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