Roberto Gavazzi (Boffi): La sfida non e' fare acquisizioni ma costruire un polo
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Roberto Gavazzi (Boffi): La sfida non e' fare acquisizioni ma costruire un polo

LAUREATO IN ECONOMIA AZIENDALE, E' A CAPO DI UN BRAND D'ALTA GAMMA CON OLTRE 80 ANNI DI STORIA E CHE HA GRANDI AMBIZIONI PER IL FUTURO

Determinato ma gentile, carismatico ma discreto, Roberto Gavazzi è da quasi 30 anni alla guida di Boffi, l’azienda fondata nel 1934 e specializzata nella produzione di cucine e arredobagno d’alta gamma che nel 2015 ha acquisito De Padova, il brand di design amato dalla borghesia illuminata. Laureato nel 1976 in Economia aziendale in Bocconi, Gavazzi ha vissuto l’esperienza universitaria come «uno stimolo culturale, umano e sociale». Poi, con lo stesso spirito appassionato ha dato vita a uno dei primi sistemi d’impresa nel settore dell’arredamento.
In un settore molto parcellizzato, lei è riuscito a costituire un polo del design…
L’acquisizione di De Padova rientra in un’operazione su cui abbiamo ragionato per molti anni con Maddalena De Padova, la fondatrice del brand. Non si tratta di una aggregazione di marchi, ma, piuttosto, di creare un sistema d’impresa in grado di porsi come interlocutore unico nell’arredo di tutti gli ambienti della casa, dalla cucina al living, fino alla camera da letto, conservando l’autenticità dei brand coinvolti, avvalendosi di un modello produttivo snello e di un sistema distributivo globale ma selettivo.
Vendere progetti per la cucina è molto diverso dal proporre oggetti d'arredo?
Certo, il mondo dei sistemi, come quello delle cucine, prevede condizioni produttive e logistiche complesse da organizzare, lunghi tempi di sviluppo e un certo impegno dal punto di vista economico. Progettare, produrre e vendere divani, tavoli, sedie, librerie, invece, è molto meno rischioso e garantisce una marginalità migliore. Per me questa è stata una piacevole sorpresa.
Ha creato delle sinergie fra i due brand?
Sì, guadagnando un vantaggio competitivo.
In che modo?
De Padova è un’azienda iconica ma con un management ridotto e una visibilità all’estero quasi inesistente. Oggi, pur preservandone l’identità, abbiamo messo a disposizione del brand il know how di Boffi: i due team manageriali sono stati integrati, creando funzioni corporate di coordinamento di entrambi i marchi. Così De Padova può sfruttare l’expertise di Boffi nell’espansione verso l’estero e Boffi può presentarsi sul mercato con un’offerta più strutturata.
La collezione De Padova è stata ripensata nella logica Boffi?
No, anche se è stata attualizzata con il contributo di Piero Lissoni, valorizzando i pezzi iconici, eliminando quelli obsoleti, aggiungendo novità soprattutto negli imbottiti, ambito in cui c’è ancora molto lavoro da fare. Su una cosa siamo stati intransigenti: il linguaggio del marchio doveva continuare a essere riconoscibile dai clienti. Per quanto riguarda la logica distributiva stiamo puntando sul modello Boffi, con una ristretta rete di distributori, coinvolti e appassionati, che garantiscano il posizionamento alto del brand.
C'è qualche marchio che vorrebbe comprare?
Molti marchi sono incredibilmente affascinati: chi non vorrebbe possederli? È però necessario fare valutazioni attente, puntando sui brand funzionali e coerenti al progetto d’impresa.
 

di Allegra Gallizia

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