La sete di mondo di Alessandra
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La sete di mondo di Alessandra

RICERCA PER LA COMMISSIONE EUROPEA A TOLOSA MA ANCHE LAVORO SUL CAMPO IN SITUAZIONI DI EMERGENZA UMANITARIA AI QUATTRO ANGOLI DEL PIANETA. QUESTA LA VITA CHE LA 27ENNE ALESSANDRA CONTIGIANI, DOUBLE DEGREE IN BOCCONI, RACCONTA ANCHE IN UN BLOG

Alessandra parla con trasporto di paesi diversissimi tra loro, saltando dall’uno all’altro nel seguire il filo delle sue esperienze. È una di quelle persone che se non ti dicesse che ha 27 anni, a sentirla raccontare tutto ciò che ha fatto gliene daresti molti di più (a guardarne le foto, invece, sembra poco più che bambina). Alessandra Contigiani è marchigiana e si è laureata con un Double Degree Bocconi- Sciences Po di Parigi nel 2013 (dopo una laurea triennale in Scienze politiche e relazioni internazionali alla Luiss). Oggi è nel progetto Coeure (Cooperation on European Research in Economics), un progetto di ricerca economica della Fondazione Jean Jaques Laffont della Toulouse School of economics, la Fondazione guidata dal Nobel 2014 Jean Tirole. “Coeure vede la partecipazione di diverse università, tra cui anche la Bocconi, e ha l’obbiettivo di dare indicazioni di policy alla Commissione europea”, spiega.

Ma ad analizzare ciò che diventerà azione politico-economica della Commissione Alessandra è arrivata grazie a una serie di esperienze sul campo e che l’hanno messa faccia a faccia con alcune delle emergenze umanitarie più gravi del pianeta. È stata in Giordania nel 2014, dove ha lavorato per l’Unrwa, l’Agenzia dell’Onu che si occupa dei rifugiati palestinesi, e in quell’occasione è entrata in contatto, attraverso una ong, anche con i profughi siriani. Durante il Blu book traineeship, il training ufficiale della Commisione europea, per il quale è stata selezionata dopo la Giordania, è volata in Laos per monitorare la situazione dei diritti umani e lì ha seguito anche alcuni casi di sparizioni politiche. In Myanmar si è appassionata alla questione della minoranza musulmana dei Rohingya, verso la quale, spiega Alessandra, “Il governo Birmano starebbe attuando un vero e proprio piano di distruzione di massa”. Ancora, nelle Isole Andamane, ha approfondito la conoscenza delle tribù indigene “che stanno lentamente scomparendo ignorate dalla comunità internazionale, come quella appena estinta dei Bo”, mentre in Kosovo, l’estate scorsa, “ho frequentato un corso sulla ricostruzione politica e diplomatica post-bellica”.

Tante, tantissime esperienze, che Alessandra Contigiani ha collezionato grazie al suo bisogno di viaggiare e conoscere. Durante gli anni dell’università è stata in scambio in Nuova Zelanda, ha passato periodi di studio in Cina e Sudafrica, ha fatto stage a Ginevra e in Perù. Qui, ad esempio, ha lavorato in una organizzazione regionale che si occupava di politiche sanitarie e questa esperienza è poi diventata la sua tesi di laurea del Double Degree. In totale, il suo zaino ha visto una sessantina di paesi diversi. “Quest’anno segna un traguardo della mia vita: ho passato più anni in viaggio all’estero di quanti ne abbia passati in Italia, da quando ho iniziato l’università”, racconta.  “Come diceva Flaubert, viaggiare ci fa capire che posto piccolo occupiamo nel mondo. Ho imparato che la mia prospettiva del mondo non è l'unica e non necessariamente quella giusta”.

Per raccontare tutte le sue esperienze, di recente Alessandra ha aperto un blog, che, a dispetto di un nome piuttosto criptico ‘Viaggio 922’, è molto chiaro fin dalla presentazione: “È un blog in cui posso esprimere e raccontare la mia sete di mondo, la curiosità per il diverso e la voglia di crescere attraverso il viaggio. Un luogo in cui la discussione è benvenuta e tolleranza è la parola d’ordine”, spiega la giovane. Soprattutto, il blog “ripercorre le mie esperienze e, senza alcuna pretesa giornalistica, vorrebbe portare all’attenzione del pubblico italiano alcune situazioni che, pur trovando posto nei media anglofoni, sono spesso dimenticate dai nostri media nazionali. E questo è il motivo per cui il i post sono rigorosamente in italiano”.
 

di Andrea Celauro

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