RICERCA |

Pochi e quasi a tutti: il welfare italiano privilegia i soldi (scarsi) ai servizi

IN FRANCIA LO STATO SPENDE IL 41,8% IN PIÙ PER OGNI CITTADINO. DA NOI I TRASFERIMENTI INDIFFERENZIATI VANNO A SCAPITO DEI SERVIZI A MISURA DEI BISOGNI. UNA RICERCA DI CERGAS BOCCONI E SPI CGIL COMPARA I NUMERI DEL WELFARE DI ITALIA, FRANCIA, GERMANIA E REGNO UNITO

Chi pensa che l’Italia sia il paese dell’assistenza pubblica sbaglia. I dati raccolti ed elaborati dal Centro di ricerche sulla gestione dell’assistenza sanitaria e sociale (Cergas) della Bocconi per la ricerca Sistemi di welfare in Europa (in collaborazione con Spi, il Sindacato pensionati italiani della Cgil) mostrano che l’Italia spende in welfare meno di Germania, Francia e Regno Unito in termini monetari pro capite, mentre sia in rapporto al Pil, sia in percentuale sulla spesa pubblica la spesa italiana in welfare è inferiore a quelle di Francia e Germania.

Un focus sulla non autosufficienza evidenzia, inoltre, un sistema poco efficace e molto dispersivo, basato in prevalenza su trasferimenti monetari indifferenziati piuttosto che su servizi a misura dei bisogni.

In percentuale al Pil, la Francia (32,7%) spende in welfare cinque punti e mezzo più dell’Italia (27,1%), mentre in rapporto alla spesa pubblica la Germania (63,3%) dedica al welfare quasi dieci punti in più dell’Italia (53,6%). In termini monetari, il settore pubblico italiano spende 7.055 euro a cittadino in welfare, contro i 10.011 della Francia (il 41,8% in più), i 9.008 della Germania (il 28,8% in più) e i 7.303 del Regno Unito (il 3,5% in più).

Anche la composizione della spesa di welfare è peculiare. La voce prevalente sono le pensioni che però, pur assorbendo il 53,22% della spesa di welfare (la percentuale più alta tra i quattro paesi), si traducono in 3.755 euro pro capite (in rapporto alla popolazione, dunque, e non ai beneficiari), ovvero una cifra assoluta più bassa di quella della Francia (4.255 euro) e comparabile a quella della Germania (3.629 euro). All’altra estremità dello spettro si collocano una spesa quasi inesistente per le politiche per la casa (0,09% del welfare, con gli altri che vanno dall’1,19% al 2,62%) e per bambini e famiglie (3,1% con gli altri che viaggiano tra il 6,66% e l’11,07%).

La ricerca si focalizza poi sull’assistenza per i non autosufficienti, evidenziando ancora una volta una spesa piuttosto ridotta: 2,1% del Pil (da 2,7% a 3,5% gli altri paesi), 4,2% della spesa pubblica (4,9%-6,7% gli altri) e 558 euro pro capite, (dagli 841 ai 963 euro negli altri tre paesi). Si tratta, inoltre, di una spesa sostanzialmente centralizzata, nella forma di trasferimenti monetari, con un intervento molto limitato da parte delle amministrazioni locali, ma anche con un contributo netto delle famiglie (una volta dedotti i contributi statali) più basso che nel resto d’Europa. L’Italia è l’unico dei quattro paesi in cui i contributi pubblici in denaro superino il valore dei servizi offerti dallo stato alla popolazione non autosufficiente, andando così ad alimentare il mercato parallelo delle badanti, il cui numero ha ormai superato quello dei dipendenti del Servizio sanitario nazionale.

Lo spaccato sulla non autosufficienza restituisce l’immagine di un sistema di welfare “automatico”. A una definizione piuttosto restrittiva dei non autosufficienti (quella italiana comprende il 18,5% della popolazione sopra i 65 anni, in Germania si arriva a superare il 30%) corrisponde un’assistenza quasi scontata, con il 95,14% dei non autosufficienti che ricevono qualche forma di trasferimento o servizio, ma per un valore piuttosto basso (in media, 12.397 euro annui ciascuno). In Germania, all’altra estremità dello spettro, solo il 40% dei non autosufficienti riceve assistenza, ma il valore è di 30.340 euro.

“Il nostro sistema di welfare discrimina meno degli altri”, afferma Giovanni Fosti del Cergas, che ha coordinato la ricerca, “produce meno scelte, ha dei tassi di presa in carico rassicuranti, ma poi elargisce poco, contribuendo solo limitatamente alla risoluzione dei problemi. Sembrano troppi anche gli attori che intervengono in capo all’utente, che deve saper navigare un sistema complesso. L’intensità dell’assistenza rischia di dipendere più dalla competenza ad accedere ai finanziamenti che dal reale bisogno”.     



di Fabio Todesco

Ultimi articoli Ricerca

Vai all'archivio
  • Anche per l'innovazione arriva l'eta' dello sharing

    All'incontro The Sharing Economy of Innovation, lunedi' alle 17 in Aula Magna Roentgen, la visione dell'accademia, dei policy maker e delle aziende. Tra i relatori Ilaria Capua e Diego Piacentini

  • Il motore della produttivita'? Le imprese, piu' che le startup

    Nicolai Foss, all'inaugurazione della sua Rodolfo Debenedetti Chair in Entrepreneurship alla Bocconi, ha anche analizzato le condizioni di contesto che frenano la crescita dell'Italia

  • Spostarsi da e per Malpensa in treno

    La situazione attuale e le prospettive future per rendere piu' accessibile l'aeroporto e renderlo nodo di una rete di collegamenti ferroviari piu' ampi. I risultati di una ricerca condotta dal Certet Bocconi presentata oggi in un incontro organizzato in collaborazione con SEA

Sfoglia la nostra rivista in formato digitale.

Sfoglia tutti i numeri di via Sarfatti 25

SFOGLIA LA RIVISTA

Eventi

Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
    1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30