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Alessandro Zhou e il business italo-cinese

NATO IN ITALIA DA GENITORI CINESI, ALESSANDRO, LAUREATO BIEM, HA LANCIATO UN SITO DI VENDITA DOVE I CINESI RESIDENTI IN ITALIA E GLI ITALIANI POSSONO FARE AFFARI

Popolo di commercianti e di imprenditori, i cinesi che vogliono avviare un’attività in Italia hanno una sola, grande barriera: la lingua. E questo rende spesso loro difficile rapportarsi con gli italiani che abbiano qualcosa da vendere o da comprare. Da poche settimane, però, c’è chi ha pensato anche a questo. Alessandro Zhou, 25 anni, nato in Italia da genitori cinesi e laureato nel Bachelor of International Economics, Management and Finance dell’Università Bocconi, ha infatti ideato e lanciato, con alcuni soci, Vendereaicinesi.it, primo sito dove i cinesi residenti in Italia e gli italiani possono pubblicare annunci economici supportati da un servizio di traduzione professionale. “Grazie ai miei genitori ho avuto la possibilità di partire da un punto molto più elevato rispetto a loro”, racconta Alessandro, romano, che si divide tra la capitale, Milano e Castagnito, provincia di Cuneo, dove si trova la sede dell’azienda, “ma ho la loro stessa vocazione imprenditoriale, che ho affinato grazie agli anni in Bocconi , durante i quali ho costruito una base solida per capire la realtà del mondo del lavoro”.

In Italia ci sono diversi quotidiani in lingua cinese, ma gli italiani non vi pubblicano annunci. Sul portale di Alessandro invece sì.  “Il nostro sito svolge anche una funzione sociale, perché favorisce lo scambio culturale. Il motivo del contatto è il business”, continua Alessandro, “che in fondo è un po’ un territorio comune. Sono convinto che l’apparente chiusura della comunità cinese sia soprattutto dovuta a motivi linguistici, perché i valori delle due società sono simili”. Il sito è suddiviso in sei sezioni, Immobili, Attività, Lusso, Professionisti e servizi, Lavoro e Altri beni, per oltre 1.000 annunci al momento, che rispecchiano il desiderio dei cinesi non solo di avviare attività ma anche di avvicinarsi ai tradizionali settori di punta del made in Italy, come il lusso, la moda, il design e l’agrolimentare. “I cinesi hanno desiderio di cose nuove”, continua Alessandro, “c’è per esempio un forte interesse per le attività alberghiere, e in più sono disponibili a spostarsi nelle città di provincia, visto che ormai le grandi città, come Roma, Milano e Firenze, sono sature”.
Il sito è partito a fine gennaio, i riscontri sono buoni, con oltre 2.000 contatti al giorno, anche perché è l’unico del genere i n Italia e, “a quanto ne sappiamo, anche l’unico in Europa, dove vorremmo espanderci. Anche se l’obiettivo finale è quello di raggiungere la domanda direttamente in Cina, magari favorendo gli scambi tra piccoli imprenditori italiani e i loro colleghi cinesi”.
A questo scopo Alessandro ha creato un sito gemello, Maimaiouzhou.com, solo in lingua cinese. E se l’idea funzionerà il già altissimo numero di imprese cinesi in Italia (41 mila nel 2012 secondo i dati della Camera di commercio di Milano) subirà un’ulteriore impennata.
 


di Davide Ripamonti

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